Markus Howard, un nuovo folletto per il Baskonia

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CARATTERISTICHE TECNICHE

Quello di Markus Howard è un profilo davvero intrigante, il cui ruolo e prospettiva si inserisce in pieno nel discorso delle “combo“, che sono così ricercate per avere successo in Euroleague e nel basket moderno in generale.

Per delineare meglio i confini di una definizione che, in sè, vuol dire tutto e niente, cercheremo di rifarci ad un’analisi più stringente dell’identikit tecnico del cestista americano, tenendo in grande considerazione la versione del giocatore nella sua esperienza a Marquette, che dovrebbe rispecchiare maggiormente il ruolo che avrà in Europa rispetto all’NBA.

Il commento di Alfredo Salazar (direttore scouting Baskonia)

Cerchiamo di riferirci a un primo livello di analisi, quello più grossolano, ad una comparison. Nelle varie valutazioni pre-draft si legge ad esempio di somiglianze con Patty Mills (ex Spurs) e, più di una volta, con Quinn Cook (ex Lokomotiv Kuban). Entrambi giocatori con dimensione Nba, ma con destini in ambito FIBA nettamente opposti.

Versante Baskonia, l’immaginario dei tifosi e dell’ambiente è andato soprattutto verso Shane Larkin, anch’egli crack sbarcato a Vitoria direttamente dalla lega di Adam Silver, e, in seconda battuta, verso Mike James, altra combo esplosa dalle parti della Fernando Buesa. In qualche modo possiamo utilizzare questi profili per collocare un approssimativo ceiling del giocatore, che è quello di una point-guard offensiva potenzialmente da élite del ruolo in Europa.

Sebbene il suo range di tiro illimitato e il suo step back da tre punti in qualcosa mi ricordino il folletto di Portland, dei due sopracitati ha più che altro dimensioni simili e la vena dello scorer, ma non sicuramente l’incredibile esplosività e atletismo, in più deve loro qualcosa in termini di qualità di passatore. Messa in questi ultimi termini è molto più simile ad uno Scottie Wilbekin, ad esempio.

ATTACCO

Howard è uno scorer naturale, un three level scorer come si dice. Ha ottime capacità di crearsi il tiro dal palleggio, con un range molto ampio e grande imprevedibilità nei suoi pulls-up jumper. Tutto questo gli è permesso da una grande velocità di piedi, un buon equilibrio, e, ancor di più, una rapidissima esecuzione di tiro.

La capacità di scoring è quindi la sua caratteristica principale, che era già considerata élite ai tempi del Draft, è un cestista che deve essere marcato molto lontano da canestro e ha il grilletto facile se la difesa non esce correttamente sul blocco. E’ bravissimo a leggere i movimenti del difensore, a disorientarlo e a freddarlo nel giusto momento d’inerzia, di modo da crearsi separazione in modo ottimale.

La straordinaria abilità di creazione di tiro lo rende un giocatore che si esprime al suo meglio quando ha grande libertà di gestione del pallone, come ha avuto a Marquette e non poteva avere in Nba.

Può segnare tantissimi punti in pochi minuti, un vero proprio microwave, tanto che una volta contro Buffalo è stato capace di mettere a referto ben 40 punti nel solo secondo tempo.

E’ inoltre un grande tiratore da tre, un tiratore ovviamente da volume, – all’ultimo anno al college ha prodotto il 41% su circa 10 tentativi a partita, la stagione passata in Nba il 40% su due tentativi e mezzo – è abituato a tirare tanto e particolarmente su sua propria iniziativa, ma non per questo sa essere meno letale.

Difatti, sebbene non sia uno specialista, sa anche muoversi molto bene in uscita dai blocchi e colpire in catch and shoot. Grazie ad una buona interpretazione del gioco off-ball, oltre che una grandissima velocità di esecuzione e una meccanica rapida e compatta, Markus ha giocato spesso in compagnia di un’altra point-guard e agito senza palla. L’ultimo anno a Marquette ha convertito con un efficientissimo 23/40 le triple prese in situazioni di spot-up.

He’s a natural shooter/scorer, who is great at creating in space. Great at probing the pick and roll for scoring opportunities. He leads all players in on of the power 5 conferences in points as the ball handler in pick and rolls.”

Da nbadraft.net

Se è quindi chiaro che sia uno scorer straordinario, va evidenziato come in particolare sul pick and roll abbia pochi rivali. E’ stato il migliore nel suo ultimo anno in NCAA con quasi una doppia cifra a partita (ben 9,9ppg) realizzata solo in questa specialità.

Il giocatore del New Jersey è in grado sia di punire con una bomba sul blocco, sia di frantumare le difese, sul cambio o sul drop, con la sua capacità di battere il difensore, tagliandolo fuori con ottima scelta di angolo di penetrazione, oppure concludendo con un jumper dalla media, in cui pure ha buoni riscontri di risultato.

E’ infine molto abile a conquistarsi falli, il che aggiunge ulteriore pericolosità, perchè Markus è anche estremamente affidabile dalla lunetta: nella sua stagione finale a Marquette ha tirato l’85% su 8,5 tentativi conquistati ad allacciata di scarpe.

Avvicinandosi al ferro, rimane ottima la sua qualità nel subire i falli degli avversari, cui invece non corrisponde un’altrettanto notevole efficacia nel finishing, nella quale è invece indicato come nettamente sotto media. I fattori determinanti in questo senso sono da un lato la stazza, dall’altro la verticalità, che rappresentano suoi limiti e che lo rendono meno proficuo nel concludere al ferro. Proprio per queste difficoltà, Howard sceglie in frequenti occasioni la soluzione del floater nel cuore dell’area, preferendola ad una penetrazione più diretta.

Sarà un banco di prova importante la fisicità di Eurolega, nettamente superiore sia al college basketball sia alla regular season Nba.

Il resto del suo gioco non è all’altezza delle sue abilità da scorer, in particolare in fatto di regia di squadra.

Il maggior numero delle sue letture sono infatti reactionary reads, avvengono quindi in situazioni in cui è spinto a reagire, visto che è molto bravo ad attirare su di sè le difese, ad una trappola della retroguardia e trovare l’uomo libero. Attivamente, in termini di gestione della squadra, dei ritmi e del coinvolgimento dei compagni, conserva dei limiti, a partire dalla sua modesta visione di gioco, che deve assolutamente crescere.

Non è perciò il giocatore più indicato per essere innesco della manovra di squadra, visto anche che l’assist/turnover ratio di Markus è stata pari 392/380 nei quattro anni al college e 25/25 in NBA, un rapporto sostanzialmente di uno a uno che ristagna nella mediocrità.

Anche per questo, insieme certo anche alle sue doti off-the-ball prima evidenziate, è capitato spesso che fosse affiancato nelle sue squadre da un’altra point-guard, come Campazzo nella second-unit dei Nuggets, o Koby McEwen a Marquette.

Nonostante tutto però, Howard rimane un giocatore fortemente ball dominant, con tutti i pregi e i difetti che questo provoca. Una delle criticità conseguenti, nel suo caso, è il fatto che a volte possa risultare poco brillante nella shot selection (elemento in cui ha però margini di crescita) ed essere messo in crisi dalle attenzioni della difesa.

He overdribbles at times and gets stuck in traffic, which results in turnovers. When his shot is off, he will attempt to shoot himself out of a slump rather than facilitate for his teammates.

Da nbadraft.net

Non essendo un passatore naturale, può infatti essere ingabbiato. Un esempio, che deriva dai tempi del college, è quando spesso le squadre avversarie tendevano a mandargli contro raddoppi molto alti, a metà campo, sulla sinistra, provocandogli palle perse e perdita di ritmo.

Per chiudere sulle lacune offensive di quello che rimane un grande talento, può capitare che fatichi a crearsi spazio contro difensori stazzati che abbiano l’agilità di pareggiare la sua rapidità. In questi casi, com’è normale per un corpo come il suo, soffre un po’ la fisicità.

DIFESA

Questa sezione purtroppo non può che essere una nota dolente per Markus. L’americano ha piedi molto veloci, ma la sua dimensione fisica non può che essere una liability. Anche quando si prodiga in buone difese, infatti, gli avversari possono nel maggiore dei casi tirargli sopra.

E’ vero che ai tempi di Marquette, dove era il fulcro dell’attacco e della squadra, non gli veniva chiesto un enorme impegno in retroguardia, ma è altrettanto evidente che non sia un atleta che manifesta grandissimi istinti difensivi.

Ovviamente attaccabilissimo se portato in situazione di post, non dimostra particolare resistenza ai penetratori, non ama il contatto e rimane spesso troppo fermo con i piedi. Per questioni fisiche e attitudinali, non è molto combattivo sui blocchi e finisce nei cambi con facilità.

Anche in tema di difesa di squadra non si distingue per valore, facilmente capita che si fermi a guardare la palla, che si addormenti e perda il taglio del suo uomo, o viceversa che si concentri sul suo matchup e ignori quello che succede intorno a lui. Non sempre è infatti sul pezzo nelle rotazioni e, quando lo è, difficilmente può essere d’ostacolo vista la sua ridotta presenza fisica.

Sa però mettere in gioco cuore e grinta e rendersi protagonista di hustle plays, se motivato da momenti di alta competizione, sebbene questo non intacchi i suoi limiti strutturali.

Fattore particolarmente positivo è invece il suo ardore nell’andare a rimbalzo, in cui dimostra discreta capacità e riuscita nonostante il ruolo e la stazza. Ha concluso stagioni anche da 3,5 e 4 rimbalzi medi al college e questo può essere un indizio molto interessante, anche per le potenzialità che darebbe al Baskonia nel veicolare una rapida transizione offensiva.

Fonti: https://www.youtube.com/watch?v=zLpzOzwuhqE; https://www.youtube.com/watch?v=Vd0958VaM0Q; https://www.nbadraft.net/players/markus-howard/#analysis

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