Markus Howard, un nuovo folletto per il Baskonia

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DATI E CARRIERA

Markus Howard, classe ’99, è un vero folletto del parquet, che sfiora soltanto i 180cm, a fronte di un peso che a stento arriva agli 80 kg.

L’ex Marquette, nativo di Morristown, New Jersey, ma cresciuto in Arizona, ha vissuto in una famiglia dove lo sport non era una possibilità come tutte le altre.

Il padre Chuck era stato running back nella squadra di football ad Indiana University e, soprattutto, i suoi due fratelli maggiori erano già, prima di lui, promessi sposi della pallacanestro. Desmond, il primogenito, ha infatti giocato a basket al college e ora gestisce una basketball training company, “League Me”, mentre Jordan, il figlio di mezzo, è anche lui professionista e, tra l’altro, ha da poco firmato in Italia per la Gevi Napoli.

“My older brother was always hard on me and Markus. I mean, we love each other more than anything in the world, but when it came to competition we’d wind up going inside crying sometimes. There was always a lot of competition in the backyard, but it definitely ended up paying off.”

Jordan Howard, sul rapporto tra fratelli in gioventù

L’amore di Markus per la pallacanestro, in un ambiente del genere, è sbocciato in fretta. E poi è cresciuto in autonomia, lui stesso racconta che a scuola le maestre lo sgridavano spesso, perchè non la smetteva di palleggiare nemmeno in classe.

La sua carriera comincia quindi con ottime premesse alla Perry High School, in Arizona. Sarà un’esperienza molto importante per Markus, che avrà la possibilità, nel suo anno da freshman, di partire in quintetto con il fratello Jordan.

Questo duo verrà ribattezzato qualche anno dopo da Bleacher Report come quello de “i veri Splash Brothers del college basketball”, quando i fratelli Howard, dando seguito all’intrigante battesimo comune della Perry High, furoreggeranno in giro per la NCAA, uno con i Bears dell’Arkansas, l’altro con le Golden Eagles del Wisconsin.

I semi del loro successo erano già evidenti ai tempi della High School, dove erano riconosciuti come ragazzi coscienziosi, grandi lavoratori dotati di grande ambizione. In più, si vedeva già che non avevano timore a prendersi responsabilità.

When I was coaching them, there was a number of people who thought they shot too much. They’re doing the same thing. They can score. […] I tell a lot of people we were the Warriors before there were the Warriors that we know now, getting them up and down to score.

Joe Babinski, coach alla Perry High School

Nel 2013-14 porterà la sua rappresentativa scolastica ad un record di 26-6, grazie ai suoi 23 punti di media, conditi da 3,1 assist. L’anno seguente i suoi numeri lieviteranno ancora di più, guiderà Perry High a un ruolino di marcia da 22-7 con ben 34,4 punti, 4,2 rimbalzi e 2,8 assist ad allacciata di scarpe.

Howard deciderà quindi di trasferirsi in Nevada, alla Findlay Prep School, considerata da molti una national powerhouse ai livelli di High School, il suo passo conclusivo prima del college. Markus aiuterà la sua nuova squadra a raggiungere ben 28 vittorie a fronte di sole 2 sconfitte, misurandosi con compagni – tra cui i futuri Nba Pj Washington e Oshae Brisset – e avversari più forti, e concludendo l’annata con 18,4 punti, 2,8 rimbalzi e 3,3 assist di media.

L’estate 2016 sarà quindi fondamentale, archiviata l’esperienza in Nevada. E’ tempo di due momenti fondamentali: il primo, la scelta dell’università, il secondo, i mondiali U-17 con la canotta di Team USA.

A Saragozza, per Howard e compagni sarà medaglia d’oro, in un gruppo che lo vede fondamentale protagonista, anche se un po’ oscurato dalle vere stelle di quella rosa, ovvero Collin Sexton e Gary Trent jr.

Per quanto riguarda il college, invece, si trova sul tavolo proposte importanti: Arizona State, Marquette, Baylor e University of Central Arkansas cercano di reclutarlo.

Sceglierà con decisione le golden eagles, per la loro grande tradizione in fatto di guardie e per il ruolo fondamentale giocato dalla stima per coach Wojciechowski.

What I noticed during the entire season was Coach Wojciechowski and the way he relates to his players during intense play and his keen sense of the game. The way he allows his players to play freely and the fast pace in which he has his players run the court.

Howard e la sua stima per coach Woj

Da quel momento in poi comincerà la sua epopea a Marquette, quattro anni che lo faranno entrare di diritto tra le leggende della storia del college del Wisconsin. Il nuovo playmaker del Baskonia è infatti, con 2761 punti, il primo realizzatore all-time della storia della prestigiosa università, che ha annoverato tra gli altri mostri sacri come Dwyane Wade, Jimmy Butler e Jae Crowder.

Il primo anno si inizia subito a distinguere, si prende il quintetto da freshman e realizza ben 13,2 punti a gara. Fa clamore soprattutto la sua dote da tiratore, poichè produce la miglior percentuale del paese dall’arco, punendo le difese avversarie con il 54,7% di riuscita nel fondamentale.

E’ solo questione di tempo, dunque, perchè arrivi la sua esplosione, che si concretizza con la nomina nel second-team All-Big East nell’anno da sophomore e deflagra definitivamente nella stagione da junior.

Infatti, durante l’estate del 2018, Howard torna a casa, in Arizona, e conferma la sua reputazione di duro lavoratore, potenziando il suo fisico, la sua resistenza, la forza della parte superiore del corpo.

L’anno successivo sarà così straordinario, Markus guadagna i riflettori nazionali e strappa tantissimi riconoscimenti individuali. First team All-Big East, Big East Player of the Year 2019 e First team All-American, sono tutte conseguenze di una grande stagione da 25 ppg, che è costellata da una serie di prestazioni fantascientifiche.

Il folletto del New Jersey mette a referto innumerevoli performance strepitose, toccando più di una volta quota 40 e 50 punti segnati, compreso il suo career-high nella vittoria in overtime contro Creighton di 53 punti, massimo mai registrato nella Big East.

L’anno conclusivo in Wisconsin, di conseguenza, non sarà certo da meno, un continuo aggiornamento del libro dei record, tra cui proprio quello di leading scorer della storia di Marquette. Per Howard sono 27,8 punti di media, che gli valgono il titolo di miglior realizzatore nazionale in NCAA, oltre al first team All-American.

Un’esperienza al college fenomenale, che in pochi possono vantare.

Nel quadriennio collegiale, Markus ha rivela inoltre anche tutte le sue doti di grande uomo, lui che ha sempre visto la sua taglia come una “chip on his shoulder” e che ha sempre dovuto lottare contro chi credeva che questo potesse essere un limite, si è fatto ancora una volta riconoscere per la sua grandissima etica del lavoro, con una crescita continua durante tutto il suo trascorso a Milwaukee.

He has excellent work ethic as noted by his teammates and coach Woj

Da nbadraft.net

Non solo, però, è molto attivo anche fuori dal campo. Studia digital media, ad esempio. E’ molto coraggioso nell’esporsi sui temi della salute mentale, in particolare per gli atleti, visto che le pressioni della vita del giovane cestista lo portano in quegli anni a iniziare un percorso con un terapista, lavorando così su un rapporto diverso con vittoria e sconfitta.

O ancora, dopo essere andato in viaggio durante la off-season con altri studenti-atleti in Costa Rica, per aiutare a costruire, grazie un’associazione no-profit, un campo da basket per i ragazzi del luogo, gli verrà l’idea di fondare una Fellowship of Christian Athlets, all’interno dell’università.

Markus parla infatti spesso pubblicamente di quanto la sua profonda fede religiosa lo abbia segnato e guidato per tutta la sua vita, ha sentito infatti in questo caso l’esigenza di uno spazio di confronto per i suoi coetanei sul loro rapporto con Dio, ma, anche e soprattuto, sulle loro stesse vite di giovani atleti, con la possibilità di parlare l’un l’altro dei propri problemi e delle proprie emozioni in frequenti appuntamenti di ritrovo.

Tutte queste sfavillanti premesse non basteranno però per garantirgli un posto al Draft 2020, al quale, nonostante le speranze per una chiamata al secondo giro, finirà undrafted. Il sogno a stelle e strisce non rimane del tutto precluso, perchè a dargli un’occasione sono i Denver Nuggets, che gli offrono un two-way contract.

All’inizio Howard fatica tantissimo a trovare spazio, gioca poco e incide con difficoltà, tra l’altro senza la possibilità di mettersi alla prova in G-League, dove i Nuggets ai tempi non avevano un’affiliata. Qualcosa cambia nel finale di stagione, quando Denver patisce gravi infortuni nel backcourt e Howard trova spazio insperato.

Ai playoff del 2021 sarà stabile elemento della rotazione, con un impiego medio di 15 minuti nella serie tra Denver e Portland vinta nonostante l’emergenza da Jokic e compagni.

D’estate quindi la franchigia del Colorado lo confermerà con un nuovo accordo two-way, l’ex Marquette, sebbene sia fermato da una distorsione al ginocchio in dicembre, riuscirà ad essere maggiormente in campo, scollinando quota venti punti in un paio di occasioni e facendo anche qualche presenza con i Grand Rapids Gold. Al termine di quest’anno però, la franchigia del Colorado non lo richiamerà di nuovo.

Nei due anni alla corte di Mike Malone, quindi, colleziona 68 partite a 3,4 punti ad allacciata di scarpe, rilevando un impatto con il massimo del basket globale che non ha convinto nessuna squadra ad offrigli un’altra opportunità ed a puntare sulla sua crescita.

Howard è un tipo di giocatore, anche per struttura fisica, per il quale solo una capacità di far canestro estremamente incisiva ad altissimo livello può garantire una carriera Nba, cosa che nel caso del numero 00 dei Nuggets non è accaduta.

Ora, in arrivo un nuovo capitolo: l’Eurolega lo aspetta. E chissà che il biennio in Nba, non sia stato che un assaggio…

(2/4, scorri in fondo per cambiare pagina e proseguire la lettura)

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