Euroleague Man of the week: settimana di sorprese

Viaggio nei roster di tre squadre che stanno facendo molto bene in stagione

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Euroleague Man of the week torna come “ogni maledetta domenica”.

Un estratto del famoso discorso di Al Pacino, diventato ormai un must motivazionale, recita: “perchè in entrambi questi giochi, la vita e il football il margine di errore è ridottissimo“.

Non soltanto nel football, forse ancora di più nella pallacanestro ed a maggior ragione in una competizione come l’Eurolega che ne è massima espressione continentale.

Inevitabile iniziare il nostro viaggio con il canestro che ha permesso all’Asvel di vincere sulla sirena il derby francese, una magia che porta la firma di William Howard.

Una puntata della nostra rubrica che prenderà in esame, oltre al giocatore francese, anche menzioni in casa Olympiacos e Unics Kazan.

Dodici giornate rappresentano circa un terzo di stagione e se la regular season si chiudesse ora queste tre squadre sarebbero ai play-off.

Alzi la mano chi ad inizio Eurolega avrebbe immaginato di vedere, così in alto, sia Olympiacos, Kazan che Asvel.

I francesi giocano una bellissima pallacanestro con Okobo punta di diamante di un sistema perfettamente orchestrato da Parker che giorno dopo giorno sta dimostrando di non essere soltanto il fratello di Tony ma un ottimo coach.

William Howard è semplicemente esploso nella gara di venerdì conquistandosi anche il titolo di miglior giocatore della settimana per Turkish Airlines Euroleague.

Euroleague Man

Numeri impressionanti che hanno permesso all’atleta di riscrivere quasi tutti i propri record personali in questa manifestazione.

Massimo in carriera, alla voce punti, toccato anche da Giannoulis Larentzakis con i 18 segnati al Mediolanum Forum grazie ad un notevole 5/9 dall’arco.

L’ellenico, alla prima esperienza in Eurolega, dopo alcuni anni all’Aris, Aek e Murcia è stato scientifico nel punire la difesa meneghina dalla lunga distanza.

Larentzakis e Howard sono il classico esempio di giocatori non di prima fascia capaci di essere importanti anche ai massimi livelli.

Diversa è invece la storia di Mario Hezonja, croato di Ragusa, che soltanto qualche anno fa pareva avere le stimmate del predestinato.

Memorabile, in tal senso, la prestazione nel 2015, a soli 20 anni, nel classico tra Real Madrid e Barcellona.

Il ragazzo, allora in forza ai catalani, gioco una partita di altissimo livello nonostante la sconfitta della sua squadra dimostrandosi già pronto per il grande salto in NBA che avvenne negli anni successivi.

L’esperienza, dall’altra parte dell’Oceano tra Orlando, Knicks e Blazers, per il giocatore scelto al numero cinque del draft fu altalenante ed il ritorno in Europa logica conseguenza.

L’amore intenso ma breve con il Panathinaikos ha portato l’ala a vestire la maglia del Kazan e dietro alla grande rimonta dei russi c’è anche il talento di Mario.

Storie e carriere differenti, dimostrazione di come dietro a grandi risultati non ci siano soltanto campioni ma anche gregari.

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