EUROLEAGUE STORY 2016/17: FENER, THIS IS FOR YOU

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LE FINAL FOUR

Le Final Four del 2017 hanno come sede la non nuova Istanbul. A distanza di 5 anni la capitale turca torna a essere la Home of Glory, ma ciò cambia (oltre alle squadre finaliste) è il clima di tensione che si respira in città: i numerosi attentanti dell’ISIS spaventano l’Europa intera, Istanbul compresa, e il fallimentare colpo di stato ai danni di Erdogan sembra sancire l’inizio di una imminente guerra civile. L’evento è a rischio, molti media non si fidano di inviare i propri reporter sul posto e quello che accade a Istanbul è a discrezione di pochi.

Dopo i playoff, dunque, è CSKA-Oly e Fener-Real per raggiungere la finale. Nella prima semifinale vediamo uno dei più classici suicidi del CSKA, nella stessa arena e contro la stessa squadra che l’aveva condannata alla più clamorosa finale vissuta in 21 anni di competizione (vedi stagione 2011-12). Spanoulis e Green mettono la testa avanti a 40” dal termine della semifinale e il CSKA sbaglia e lo fa come se il peso del passato fosse insormontabile e segnasse inesorabilmente un destino già scritto: la prima finalista è l’Olympiakos.

La seconda semifinale credo sia stata difficile da vedere, quanto più interessante da sentire. Il pubblico madrileno era proporzionalmente assente, ma la tribuna stampa era esattamente a due gradinate dalla curva dei greci, particolarmente impegnati a intimorire un Obradovic di pietra, mentre l’intera arena formava in muro giallo, con le tribune laterali e la curva dietro il canestro a formare delle braccia che spingevano letteralmente la squadra a conquistare questo maledetto trofeo. Il Real era visibilmente stanco e l’esperienza dei blancos ha tenuto in gioco gli spagnoli per 2 quarti. Il Fener, proseguendo quanto iniziato nei playoff contro il Pana, spazza via la squadra che ha vinto la Regular Season e vola in finale con tutti i favori del pronostico, almeno per inerzia.

La finalissima tra Olympiakos e Fenerbahçe non ha una vera e propria storia da raccontare, è una partita che termina alla palla a due con un’alleyhoop chiusa con bimane rovesciata da Vesely.

Tuttavia, quello che rimane nella storia è il primo titolo di un popolo che ama il suo club, il primo titolo di Datome che riporta il trofeo nelle mani di un italiano (l’ultimo era stato Basile nel 2010 con il Barça), l’ennesimo titolo di un irripetibile Obradovic, il dominio indiscusso nel pitturato di Vesely e Udoh e un Bogdanovic maturo, pronto a fare il grande salto dall’altra parte dell’oceano.

Al termine della finale, quando si sono spente le luci, è rimasta nell’arena l’eco delle urla di gioia dei tifosi turchi, mentre la festa si spostava dal Sinan Erden Dome alla città che rifletteva nel Bosforo luci gialle e blu.

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Antonio Mariani

Laureando in Lettere presso La Sapienza di Roma e appassionato di Sport Business, viaggio ossessivamente per studiare le culture sportive nel mondo. Amante della narrazione, la studio, la ammiro e la pratico in ogni sua forma.
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