L’Efes sbanda, l’Olimpia conquista. La rondine biancorossa che vuol fare primavera

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L’Olimpia vince ancora al Forum e prova a risollevare sè stessa

Le scarpette rosse archiviano il ko di Bologna e riescono a mettere nel sacco l’Efes, sgambettato per 92-76. Si tratta della seconda vittoria in casa di fila, che consente qualche spiraglio sul futuro dell’Olimpia.

Proviamo a razionalizzare la virtuosa serata meneghina nei consueti tre punti in stile Eurodevotion.

Metodicamente

L’Olimpia comincia appoggiando la palla sotto canestro, metodicamente. Un riferimento chiaro e limpido per una Milano che solitamente latita in temi di riferimenti offensivi solidi.

Dall’altra parte invece l’Efes esplora quasi altrettanto metodicamente, ma meno convintamente, il mismatch ambulante che ha Will Clyburn, accoppiato a Mirotic. L’americano alle volte finisce addirittura contro Voigtmann sul cambio. Ma l’Olimpia si dimostra preparata, gioca parecchio flottata e tiene quasi sempre.

L’inizio quindi si consuma così, con le due squadre che si studiano vicendevolmente e un punteggio che pare rimanere basso.

Nel mentre, si vede un Melli dentro mente e corpo allo sforzo milanese fin dall’inizio e il capitano capta in più di un’occasione il pallone con personalità in area. L’Efes invece appare sin da questi momenti molto dissociato, non c’è mordente nel suo approccio alla partita.

All’Olimpia non serve essere scoppiettante, basta essere seria e impegnata in questa fase, così prevale con placidità e a volte un po’ di estemporaneità. Tonut è l’uomo che spicca già in questi momenti, mostrando lo spirito ardimentoso di squadra.

Le scarpette rosse continuano a essere metodiche, a recapitare la palla dentro con continuità. Lì ha lunghi capaci poi di darla via, di muoversi e di generare gioco. Emblematica un’azione di transizione bianocorossa, in cui sono sia Mirotic che Voigtmann ad avere un netto vantaggio fisico, il pallone arriva al tedesco che riapre disciplinatamente per una tripla con chilometri di spazio di Shields.

Gli ospiti effettivamente schierano in quel momento i tre piccoli (Larkin, Thompson e Beaubois), subendo particolarmente in difesa, ma non essendo per nulla capaci di ripagare con la stessa moneta in attacco.

L’EA7 è in vantaggio e solo alcune disattenzioni finali temperano questa realtà all’intervallo.

Superiorità emozionale

La gara comincia nel secondo tempo un po’ trascinandosi, nessuna delle due squadre brilla particolarmente e la distanza resta invariata. Milano presta il fianco e va leggermente in difficoltà, l’Efes non riesce a imporre dominio.

In realtà, i turchi ottengono pure un vantaggio e hanno successo in una placida rimonta, sfruttando le proprie armi. Ma questo serve a poco, tant’è che è subito dopo che piomba sulla scena l’alley-oop a firma Shields, un volo danese per il glorioso pareggio Olimpia.

I biancorossi hanno una cosa che i turchi non hanno. Un feeling emozionale con la partita, con il pubblico, con la posta in palio. Devono solo concretizzare il concetto.

Dopo un paio di buone difese, l’Olimpia si esalta. E quindi mostra la superiorità emozionale di cui è padrona. Hall e Poythress sono locomotiva, anzi dinamite. Soprattutto il primo.

L’Efes si affida al talento di Clyburn, che è inesauribile, ma ha troppe poche risorse in campo per impensierire un’Olimpia molto sicura di sè. Acquisito il vantaggio decisivo, infatti, Milano ha tenuto il timone saldo nelle sue mani senza cederlo a nessuno.

Così, le scarpette rosse hanno dilagato nelle ultime battute. E Nicolò Melli, uno degli uomini di copertina, l’ha celebrato con la considerevole tripla che ha messo i titoli di coda sulla serata.

Prospettive

Una rondine che vorrebbe con tutta sè stessa fare primavera. È questo l’Olimpia oggi.

I progressi che Milano ha registrato vanno sperimentati alla prova del tempo e degli avversari. Ad oggi è possibile che questo assetto possa, così com’è, produrre della pallacanestro vincente sul lungo periodo, anche se rimangono o possono rimanere dubbi legittimissimi.

Il filone di buoni attacchi è partito da Valencia e ha attraversato traballando Bologna. Ieri al Forum l’Olimpia ha raccolto un assist/turnovar ratio, per cui la squadra di casa ha chiuso con un pulitissimo 21/10, che ha dato lustro alla manovra meneghina.

Un’altra squadra decisamente in subbuglio è l’Efes, che resta in cerca della propria identità. È un insieme di vecchi e nuovi, che però ancora non è stato in grado di produrre una identità comune e collettiva cui riferirsi.

È una questione di tempo, ma anche di meccanismo, non sembra esserci sempre molta chiarezza di quello che Istanbul sta facendo sul campo. In ogni caso, i big three (Larkin, Thompson e Clyburn) un po’ isolati, tra loro e con gli altri, non sono riusciti a produrre uno sforzo trasformativo, come in Italia. Da rivedere.

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