Barça-Joventut (G1) – Il primo atto del derby catalano è slavina blaugrana

Jean Claude Mariani
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Gara 1 al Palau è comandata dall’inizio alla fine dal Barça, che comincia la serie con un segnale importante e deciso ai cugini catalani

Solo un primo quarto un po’ bloccato ha fatto credere alla possibilità di un duello equilibrato ed entusiasmante, tuttavia queste illusioni, maturate in una frazione di gioco che ha comunque visto sempre i blaugrana davanti nel punteggio, sono svanite presto, già dai successivi 10′, che sono stati prologo del profluvio dei culés.

Barça vince - Eurodevotion

Il dominio nei quarti centrali ha gettato l’ultimo quarto nella calma serafica di una battaglia già conclusa, con i contendenti già in allerta per i prossimi conflitti. La pratica è stata quindi archiviata agevolmente dal Barça con il netto risultato di 89-72.

Riflettiamo dunque sull’inizio di questa semifinale – che segue l’altra di cui già abbiamo parlato approfonditamente – nel nostro consueto format d’analisi.

Sanli e il tiro da fuori del Barça

Il primo quarto, come detto, è stato molto macchinoso per entrambe le squadre, con una Penya che si affannava a rincorrere, trovandosi di fronte una competente difesa blaugrana, e i ragazzi di Jasi che faticavano a scappare nel punteggio per scarsa riuscita offensiva (12-11 il parziale dei primi 10′).

Questa opacità di manovra è stata totalmente ribaltata nel restante della gara, il Barça segnerà infatti ben 77 punti nei successivi 30′. Alzerà Il ritmo, convertirà con più velocità l’azione da difensiva in offensiva e, soprattutto, farà lievitare le percentuali da fuori.

Il vero e proprio mattatore nello specifico ambito cui facciamo riferimento è stato Sertac Sanli (16+8), il turco ex Efes gioca una gara perfetta dal campo, ma soprattutto devasta la difesa del Joventut sul pick and pop. Una sentenza, il nativo di Edirne: il suo 4/4 dalla lunga è davvero senza pietà e di difficile opposizione per i ragazzi di Carles Durán.

Alla festa si uniranno poi in tanti, da Mirotic, ad Abrines, con tante realizzazioni sparse per tutta la squadra. Il risultato è un 46% da fuori che è già di per sè determinante, se corroborato dalla tenuta difensiva che hanno sfoggiato i ragazzi di Saras.

La fisicità blaugrana

Il Barça ha cercato di imporre il proprio predominio fisico sugli avversari, fattore in cui vi è un indubbia superiorità e che ha giocato un ruolo di valore nel successo di padroni di casa.

Saras sceglie nei dodici Hayes-Davies al posto di Exum, l’ala dell’Ohio verrà schierata da 3 assieme a Mirotic e Sanli a comporre il front-court del quintetto iniziale. E’ già un indizio, il tecnico lituano opta per un giocatore la cui presenza fisica nelle partite è cosa nota e che può fare un ottimo lavoro su Parra, uno dei punti di riferimento della Penya.

Altri esempi? La fisicità non è solo un concetto puramente concreto, di nuda possenza fisica, ma ha anche una realtà pratica, che agisce solo in atto. La fisicità è anche uso e imposizione del corpo.

Emblematico è come più volte Smits abbia guadagnato con caparbietà vantaggio in area sul cambio difensivo, sfruttandolo al meglio e producendo alcuni punti in sequenza in un momento importante del secondo quarto.

E’ altrettanto simbolico il risultante della lotta a rimbalzo, nettamente a favore dei blaugrana. 43-26, con 13 rimbalzi offensivi del Barça che, in particolare nella prima parte, sono stati sanguinosi e oltremodo determinanti per l’allungo blaugrana.

Primo punto della lista di Durán deve essere limitare che questa forbice sia così ampia, nei rimbalzi e nella lotta fisico-agonistica, limando sull’atteggiamento e sulla lotta laddove il Barça pare certamente più fornito di atleti atti a far pendere verso di loro l’ago della bilancia.

La scarna prova di Tomic, la magra incisività in area della Penya

Badalona capitola prevedibilmente al Palau, ma noi, da una delle migliori squadre dell’Eurocup – se tralasciamo quell’inopinata eliminazione – ci aspettiamo più lotta, anche lontano dalla bolgia che potrebbe preannunciarsi dalle parti del Palau Olímpic più avanti nella serie.

Alcune giocate di personalità di Ribas e Willis hanno evidenziato la loro troppo isolata volontà di non arrendersi, per il resto le speranze di vittoria di Badalona si sono sgretolate sotto gli occhi dei neroverdi con troppo anticipo.

Una delle chiavi, a mio parere, della sconfitta è stata proprio la capacità del Barça di limitare con successo le ricezioni interne, che sono un’importante rifornimento nella produzione offensiva di Badalona.

La difesa sul pick and roll è stata gestita molto bene, con brani eccellenti di Higgins sul portatore di palla ad inizio gara, ma in generale scarsa propensione a concedere quel vantaggio, di conseguenza nessuna ricezione limpida o facile per i lunghi, Tomic in particolare.

El faro di Dubrovnik ha giocato infatti una partita che non rispecchia il suo livello e, soprattutto, che Badalona difficilmente si può permettere se vuole mettere in difficoltà i più blasonati rivali. Per lui sono comunque 10 punti, ma con 4/9 dal campo – vicino al ferro, precisamente – e -20 di plus/minus, il secondo peggiore della squadra.

Non è conosciuto per essere un cuor di leone, ma in partite così importanti il suo contributo deve migliorare, come risorsa di gioco ieri non è stato affidabile e l’attacco della Penya ha pagato.

D’altronde la difesa del Barcellona è stata molto attenta, testimone sia l’obiettivo di a condizionare le situazioni in cui riceveva palla, ma anche l’applicazione per evitare che sfruttasse le sue doti di passatore. Si vedeva benissimo Davies, tutte le volte, staccarsi quando il croato cercava di smistare dal tiro libero e ingombrare spazio con le bracciona spalancate per impedire e sporcare la sua visione.

Anche Brigander non è stato perfetto dal campo, e questa vittoria difensiva nei pressi del ferro non può che essere un’ottima notizia per Jasikevicius.

Photo credit: Barça Basket Twitter, CJB Twitter

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