Olimpia-Efes (G2) | Ruggito Milano!

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E’ una vittoria di cuore, di orgoglio e di lotta. E’ una vittoria da… Olimpia!

Le scarpette rosse si prendono Gara 2 e impattano la serie, trionfando per 73-66, un risultato prodotto di una prestazione di identità e di gruppo, dopo la caduta nel baratro di 48 ore fa e nonostante le avversità che si sono rovesciate ancora una volta beffarde sull’Armani Exchange, abbattendo Delaney e poi Rodriguez, a brevissima distanza l’uno dall’altro.

Olimpia vince - Eurodevotion

I turchi espongono ancora una volta tutti i loro difetti e rimangono passivamente aggrappati alla gara grazie principalmente a giocate estemporanee, finchè non vedono le loro speranze frantumarsi definitivamente quando la luce viene oscurata dalla manona di Kyle Hines e il lay-up di Micic viene spazzato via.

Cerchiamo di organizzare una notte di così incredibili emozioni nella razionalità di un’analisi puntuale in classico stile Eurodevotion.

Un volto diverso

L’Olimpia che abbiamo visto in campo è una versione completamente diversa da quella di gara 1, per atteggiamento in primis, ma che si traduce anche in alcune migliorie tecniche.

Un team che ha rifiutato di piangersi addosso, ha rigettato l’ipotesi di buttarsi via e si è affidato a tutte le qualità del collettivo che ne hanno fatto le fortune in questi due anni. E’ un’Olimpia che è rimasta fedele a sè stessa.

Una gara in cui si è tornati a una normalizzazione offensiva e il livello difensivo è stato come sempre di gran livello, torniamo quindi a riconoscere quei tratti distintivi che hanno accompagnato tutte le vittorie stagionali.

Per svegliare l’attacco, dopo gli orrori del match precedente, l’Olimpia si è affidata in primis alla purezza del Talento con la T maiuscola.

Quello dell’eterno Chacho Rodriguez, che è stato il primo a credere nell’impresa, ad alimentarla, e ha suonato la carica sin dal primo quarto. Poi quello di un infinito Shavon Shields, che pareva proprio avere la famosa chip on the shoulder, famelico e determinato, e che ha dominato il secondo tempo (19 punti nei secondi 20′) con un impeto inarrestabile e momenti di onnipotenza pura.

Il detto never understimate the heart of a champion non è mai stato così attuale…

In secondo luogo, il divario di quasi 30 punti con il magrissimo bottino di Gara 1 è anche dovuto a un miglioramento del ritmo offensivo, parso decisamente più ficcante. Si è riusciti ad entrare più rapidamente nei giochi e a muovere maggiormente palla e uomini nella metà campo avversaria.

Messina aveva detto che fosse necessario “mettere in condizioni migliori i suoi di generare vantaggi”, e questo miglioramento del pace ha aiutato ed è nato soprattutto dalla energica leadership della point-guard delle Canarie, che è stata schierato titolare anche per impartire da subito alla manovra il giusto brio.

Un altro interessante aggiustamento è stato difensivo, che ha prodotto anche buoni risvolti nella metà campo avversaria. Messina ha infatti, soprattutto per sopperire all’assenza di Melli, impostato la difesa sui cambi con l’aggiunta di blitz sistematici in aiuto al lungo, quando questo finiva accoppiato con l’esterno avversario.

Questa mossa ha avuto grandi benefici difensivi, inibendo i piccoli turchi dalle conclusioni, – togliendo talvolta palla dalle mani di Larkin e Micic – ma anche forzando diverse palle perse. Ha anche permesso, però, di sgravare di un peso esagerato i lunghi milanesi, che sono anche stati così più efficaci offensivamente, senza risultare sfiancati nel reiterato sforzo di correre dietro alle guardie di Ataman.

Un sacrificio difensivo che è stato ancora una volta collettivo, sulle rotazioni effettuate con efficacia e sulla ottima prova di Shields su Micic, piuttosto che di Bentil e Tarczewski molto solidi nel reggere i cambi.

L’orgoglio e la coerenza tecnica, valori forieri di una notte da eroi.

L’Efes traballa ancora

Quella dei turchi è la seconda peggiore prestazione offensiva stagionale, soltanto perchè subito dopo la ancor più risicata di soli 64 di due giorni fa…

Contro un’Olimpia decimata e spalle al muro, i ragazzi di Ataman hanno giocato una partita decisamente di scarsa qualità. Tutti i meriti difensivi meneghini sono andati a nozze nei confronti di un attacco ospite che non ha saputo trovare alternative di gioco che non fossero isolamenti su isolamenti.

La produzione di gioco ha latitato in modo evidente e questo si vede soprattutto nella rivedibile percentuale dall’arco (8/31), che è sempre indicativo ago della bilancia delle sorti delle prestazioni turche.

Micic e Larkin hanno preso 31 tiri sui 57 di squadra, in modo identico a come nella prima sfida avevano ne avevano tentati in due 31 sui 58 complessivi, e, ancora una volta, sono stati gli unici ad andare in doppia cifra. La coralità è un concetto parecchio distante da tutto ciò, soprattutto se pensiamo che la maggior parte dei loro punti sono arrivati su giocate di talento individuale: una proposta del gioco del genere difficilmente può pagare a questo livello.

Nel corpo a corpo finale degli ultimi 4-5 minuti, inoltre, la gestione è giudicabile certamente poco intelligente, ma tutto sommato in linea con la maggior parte dei possessi in mano ai turchi durante tutto il corso della gara. L’occasione di mettere una pietra tombale sulla serie, offerta dalle rinnovate perdite milanesi, è stata quindi sprecata inopinatamente.

La lotta a rimbalzo è stata infine persa per 40-32, con la miseria di 3 carambole offensive strappate, un dato ricordato anche da Messina che evidenzia benissimo la differenza di mindset tra le due compagini, visto che l’Olimpia ha saputo con attenzione, ardore e, in assenza di Melli, cooperazione, imporre la propria presenza, mentre l’Efes ha dimostrato scarsa propensione alla battaglia.

La sensazione è che se il duello è ancora aperto, oltre che per i meriti di Milano, è anche per l’incredibile insipienza della truppa di Ataman.

La serie si sposta ad Istanbul

Tanti momenti di questa partita hanno riportato alla mente un’altra emozionante serata biancorossa, quella Gara 5 di un anno fa contro il Bayern. La carica del Chacho, l’eroismo imperioso di Shields, autore di un’altra prestazione monstre, e, persino, la stoppata salvifica di Sir Hines.

La grandezza degli uomini è rimasta la stessa, ciò che è diverso purtroppo è la differenza di significato di un game 2 che non può essere per definizione risolutivo. Ci sono ancora altre battaglie da combattere, ma alla luce di ciò che avvenuto oggi, cosa ci si può attendere?

The series is almost over è quanto dice Messina a pochi minuti dalla sirena, facendo riferimento alla sequela di disgrazie fisiche che ha colpito ancora una volta l’Olimpia.

La sensazione dalle parti di Assago è infatti che questa notte magica difficilmente potrà ripetersi in terra anatolica, dove invece Ataman promette battaglia, facendo affidamento sul calore della Sinan Erdem.

Sicuramente le difficoltà si moltiplicano sul percorso dei meneghini, ma l’Efes visto in questa prima parte della serie è tutt’altro che esaltante e Milano ha dimostrato a sè stessa di essere portatrice di valori fondamentali, che vanno al di là di infortuni e di qualsiasi motivazione tecnica.

Il coach catanese ha evidenziato in conferenza l’importanza di una serie di segnali, che potranno essere determinanti nel futuro, anche al di fuori della serie. Dalla personalità dei giocatori, all’unità di intenti, alla resilienza difensiva.

Un serio bilanciamento tra realismo, tecnico ed emotivo, consapevolezza e leggerezza dalle pressioni può persino portare l’Olimpia ben più lontano di ciò che è lecito sperare, ma nel mentre è giusto celebrare e godere la magia dell’impresa.

Photo credit: olimpiamilano.com Anadolu Efes Instanbul Facebook

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