Ettore Messina, il vero MVP dell’Olimpia Milano

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Ettore Messina sta portando l’Olimpia Milano nei quartieri alti di Eurolega. E’ una novità e non vi è nulla di casuale.

Escludendo la stagione 2013/14, a guida Luca Banchi, la storica società meneghina non frequentava la nobiltà della massima competizione europea dalla metà degli anni ’90, dopo aver dominato la stessa verso la fine della decade precedente.

Ora Milano c’è, decisamente e meritatamente. Nulla di casuale, appunto, perchè si tratta di lavoro e di programmazione che paiono oltretutto in discreto anticipo sui tempi normali che andrebbero concessi ad un’operazione del genere.

La maglia dell’Olimpia di oggi è indossata da alcuni campioni veri: Gigi Datome, Sergio Rodriguez e Kyle Hines, nell’ordine che preferite, rappresentano l’eccellenza del basket continentale da anni e c’erano pochi dubbi sul fatto che la sola loro presenza potesse fra crescere a dismisura il valore della squadra. Poi ci sono altri atleti interessanti, alcuni un po’ più affermati (Delaney), altri in cerca di crescita per dimostrare di valere l’alto livello della competizione (Shields, LeDay), altri ancora che parevano semplici “scommesse” (Punter), termine di cui si abusa un po’ troppo, magari anche in virtù di un contratto annuale che faceva pensare a qualche dubbio perfino in chi l’ha scelto. L’insieme di tutto ciò si chiama squadra, ma non si potrebbe mai usare questo termine se sulla panchina non sedesse un allenatore vero, uno di quelli che fa la differenza.

L’Eurolega è la lega degli allenatori, non cambieremo mai idea, ed il valore che sta esprimendo Ettore Messina ne è conferma assoluta. Si discute tanto di MVP tra gli atleti ma ci permettiamo di andare oltre i 28 metri: il vero MVP di Milano si chiama Ettore Messina e proviamo a circostanziare questa opinione nei nostri canonici 5 punti.

LE MACERIE SULLE QUALI RICOSTRUIRE

L’Olimpia della gestione Armani ha purtroppo utilizzato ripetuti budget di notevole valore in maniera errata, quasi sempre. La mancanza di gente di basket, escluse alcune eccezioni (Simone Casali e Flavio Portaluppi su tutti) è stata la ragione principale. Nella città del “ofelè fa el to mesté” si è pensato per anni che un club cestistico fosse un’azienda come le altre. Non tutte le aziende sono uguali, ancor meno una società sportiva. Sarebbe bastato avere un GM ed un DS con reali poteri ed oggi si parlerebbe di un’altra storia. Niente di tutto ciò, Milano si è incaponita in un mix letale di immagine di facciata e di presunzione che ha portato allo spreco totale di risorse pressoché infinite. Si è perfino arrivati a sfidare la piazza stessa con ingaggi invisi all’ambiente, mettendo lo stesso professionista in una posizione praticamente insostenibile.

Ettore Messina ha trovato tutto ciò ed ha dovuto partire da zero, forse anche più in basso. Christos Stavropoulos è stato un colpo di mercato che vale la firma di un campione. Gente di basket appunto, non è strano che il lavoro risulti di qualità. Non si finisce mai di cercare di migliorare ed in alcuni aspetti bisogna crescere ancora, anche molto, ma la via è quella maestra.

MENTALITA’ FIGLIA DEL CAMPO E DEGLI UFFICI SOCIETARI

Ripartire da zero voleva dire costruire dalle basi una mentalità che non fosse quella dei ricchi spreconi, ma che derivasse da progetti seri, centrati, solidi per tutto ciò che c’è dietro. E ciò che c’è dietro è tanto, perché si può usare tranquillamente un termine tanto in voga in America, ovvero “blessed”, per definire cosa vuol dire avere alle spalle Giorgio Armani ed il suo gruppo.

Quella mentalità serviva sul campo, ed arriva dal lavoro in palestra, così come nei corridoi e negli uffici della sede sociale, altrettanto figlia di un’applicazione 24/7.

Ettore Messina ha portato tutto ciò, sul parquet come in quel che lo circonda. La sua esperienza a tutto tondo gli ha permesso di poter coinvolgere in maniera totalmente professionale ogni aspetto della vita di un club: tanto “demanding” quanto contagioso. L’aver voluto ricoprire la carica di POBO è stata scelta diretta, chiara ed assai espressiva del lavoro di cui riteneva, a ragione, ci fosse bisogno. Rifondare dalle macerie sportive.

L’ASSENZA DALL’EUROPA E L’ADATTAMENTO

Ettore Messina mancava dal 2014 a queste latitudini ed ha dovuto pagare anche lui un prezzo abbastanza interessante ad un’assenza che non può non pesare. E’ semplicemente uno straordinario allenatore di pallacanestro, con discrete doti manageriali acquisite col tempo, ma era impensabile che la prima ciambella avesse un buco “giottiano”.

Il gioco oggi si evolve ad una velocità mai vista prima e quanto succede da queste parti è abbastanza diverso da quanto accade in NBA. Cinque anni sono tanti e possono portare ad errori, anche marchiani, come ad esempio Shelvin Mack, uno che con certe regole ha un valore, con altre ne perde più della metà.

Detto che non sappiamo come sarebbe finita la stagione scorsa, comunque non certo esaltante, immediatamente dopo lo stop, per certi versi provvidenziale in questo senso, il Coach/presidente si è messo al lavoro per gettare le vere prime basi del suo lavoro a Milano.

Ci vuole tempo per un progetto serio, ma quanto fatto sinora e quanto stia pagando in termini di risultati ancorché parziali, è sotto gli occhi di tutti. Gli errori diventano esperienza, i valori nascono da lì.

IL CAMPO, LA DIFESA ED UN CAPOLAVORO TECNICO

Non vogliamo cadere nel noto adagio che parla di “attacco che vende biglietti mentre la difesa vince i titoli”, anche perchè ci crediamo parzialmente. Sono due situazioni che si nutrono reciprocamente, alle quali tendiamo a dare lo stesso peso. Noi stiamo con Pablo Laso, che ci disse a Vitoria «non ti dirò mai che la difesa è più importante dell’attacco, a basket si gioca su 28 metri, tutti egualmente fondamentali».

Ma non è questione di Laso o altri Coach, è quello che vediamo in campo che ci impressiona nel caso di questa Olimpia.

Ad inizio stagione abbiamo espresso dubbi su un paio di situazioni tecniche in cui i biancorossi ci sembravano poter soffrire. La prima, quella che ci pareva più evidente, riguardava la mancanza di veri e propri “cagnacci” (sì, proprio alla Mario Elie…) tra gli esterni, in grado di contenere i “mammasantissima” di questa lega. I vari Wilbekin, Larkin e James ci parevano avere un netto vantaggio sulle guardie milanesi in termini di esplosività etc: chi li contiene? Ebbene, la risposta è semplice, o meglio l’ha resa semplice Ettore Messina: individualmente forse nessuno, di squadra invece si può fare. E si sta facendo proprio così.

Quanti giocatori ci sono, tra quelli a disposizione del Coach catanese, che “non sono esattamente saracinesche” a livello individuale? Diversi, con l’eccezione di uno Shavon Shields che fin da subito poteva considerarsi “un Jeffery Taylor con più talento” (la scuola Buscaglia non mente).

Ecco che Messina ha costruito un sistema di “democrazia difensiva” che sta mettendo in difficoltà anche gli attacchi più celebrati di Eurolega. Puoi farti battere in 1vs1, ma di certo sai cosa fare in quel frangente, come muoverti, come reagire all’assalto avversario. E lo sanno soprattutto i compagni, perfetti nel gestire il momento dell’aiuto e della rotazione. Uno spettacolo tecnico, un vero e proprio capolavoro. Poco da dire, se non “chapeau”. Questa Olimpia va sotto in pochissime occasioni.

In attacco si sta crescendo, mancano ancora diverse cose all’eccellenza, ma ci sono le basi. Ed un altro lato fondamentale del lavoro di Coach Messina è rappresentato dall‘essersi adeguato al gioco di oggi senza troppi fronzoli. Gioco che è per diversi aspetti meno organico di quello in cui lui dominava tra gli anni ’90 e la prima decade del millennio: qui sta la forza, ovvero aver accettato un maggior peso delle giocate individuali, senza perdersi in voli pindarici con poco senso e proseguendo, in ogni caso, il lavoro sul concetto di squadra. Che a tratti, per ora, si vede anche davanti.

PERSONALITA’, CREDIBILITA’ E COMUNICAZIONE

Che il suo arrivo a Milano fosse un clamoroso “upgrade” rispetto al passato recente era scontato. Che il suo palmarès avesse il cosiddetto “appeal” di qualche tempo fa non lo era. I giocatori di oggi, 25-30enni, il Messina dominatore lo hanno visto quando di anni ne avevano 5 o 10, alcuni non erano nemmeno nati o frequentavano l’asilo.

Non era facile imporre il proprio status a chi lo conosceva solo attraverso la storia del gioco. C’era il rischio di apparire una sorta di “oldtimer”, un po’ lontano dal mondo di oggi.

Ettore Messina ha saputo usare le sue armi al meglio, lavorando sulla sua pallacanestro nel modo in cui la potessero comprendere i giocatori di oggi. Il corretto mix di princìpi ed adattamento sono trasformati in rinnovata, se mai ce ne fosse stato bisogno, credibilità. Il risultato? L’Olimpia di oggi, la migliore da anni.

Si dirà che è facile con tanti campioni quali i già menzionati Gigione, Chacho, Kyle. E’ vero, ma lo è solo parzialmente, perchè questa gente va gestita e per avere la loro totale dedizione bisogna offrire un prodotto estremamente valido. Niente altro che quello che Messina offre in palestra quotidianamente.

Ettore Messina è l’MVP di Olimpia Milano, senza dubbio. Titolo che avrà pure un valore relativo, ma che si può assegnare senza se e senza ma. Un ma, se vogliamo, lo possiamo anche sottolineare, non ce ne vorrà il Coach. Si chiama comunicazione, direttamente sua come della società.. Il futuro è oggi ed il futuro vuol dire apertura, non gestione semplicemente disintermediata. Belle le “App”, belli i social, ma il confronto resta la base e ci pare debba crescere nella direzione di tutti, anche quelli che che non si vendono come “allineati”. Soprattutto in quella di chi questo sport lo celebra da sempre, anche nei giorni più bui, non solo in quella di chi se la cavava coi trafiletti ed oggi cavalca il momento.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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