Astroballe torna fortino per l’Asvel. Cade anche il Maccabi

L’Asvel torna a sorridere dopo tre sconfitte. Maccabi battuto 84-81. Gli israeliani perdono ancora una volta in volata.

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Tre è il numero che aleggia intorno alla vittoria dell’Asvel Villeurbanne nella sfida contro il Maccabi Tel-Aviv, valida per il turno 14 di Turkish Airlines Euroleague.

I ragazzi di Coach TJ Parker, infatti, interrompono una striscia di tre sconfitte consecutive grazie al 84-81 finale. Coincidenza numerica, tre punti di scarto. Il tutto nella prima di tre gare casalinghe consecutive previste dal calendario. Prossime avversarie saranno le due di Mosca.

A completare il quadro, il Maccabi vede interrompersi la serie di tre successi consecutivi negli incroci contro i francesi.

Cinque sono, invece, i punti focali della nostra analisi, che andiamo a offrirvi

Difesa 1vs1 e contenimento cercasi

La domanda che viene da porsi immediatamente, osservando il Maccabi del primo tempo, è la seguente: che fine ha fatto la proverbiale difesa made in Sfairopoulos?

Ovvero il principale segreto della scorsa stagione, che avrebbe visto gli israeliani come autentica mina vagante nei playoff, qualora la stessa non fosse stata interrotta per i noti e tristi motivi.

Tornando all’attualità, è quantomeno spiazzante vedere una difesa che non tiene un singolo palleggio e concede vantaggio con una facilità a tratti imbarazzante. Qualsiasi sia il giocatore a portare a palla tra i padroni di casa, può godere di un buon metro di spazio dopo il primo blocco.

Inizialmente è Allerik Freeman a sfruttarlo con le sue accelerazioni brucianti in direzione del ferro. Subito dopo saranno Moustapha Fall, a ogni pick and roll, e Norris Cole dal mid-range ad affondare la lama nel burro.

In virtù del colore blu della maglia, per un attimo si è avuto l’impressione di vedere all’opera il Khimki di Kurtinaitis e i dati sono piuttosto eloquenti. A fine primo quarto, saranno 30 i punti concessi all’Asvel con un 14/20 da due punti. All’intervallo saranno 50, ma è la distribuzione e relativa scelta di tiro dei francesi a colpire particolarmente: 21/31 da 2 a fronte di soli sei tentativi dall’arco.

Cambio sistematico Asvel

Il Maccabi chiude il primo tempo sotto di nove ed è pure un buon affare considerando le cattive percentuali al tiro. 5/14 da tre (36%), 8/18 da 2 (44%). Grande merito va ascritto alla difesa dei padroni di casa, che riesce a lavorare di staffetta sui vari Dorsey, Jones e Wilbekin, impedendogli di trovare ritmo con facilità.

In questo momento, la verità è che attaccare contro l’Asvel può risultare particolarmente fastidioso. Specialmente per una squadra che fonda buona parte delle proprie fortune sulla creatività della batteria dei propri esterni.

Questo perchè i lionesi sono una delle squadre attrezzate per poter cambiare su tutti, indifferentemente dal ruolo degli interpreti, grazie a un buon mix di fisicità, atletismo e capacità di muovere bene i piedi.

Ogni tanto permane qualche disattenzione pacchiana, come si è visto nella ripresa. Tuttavia, i buoni risultati recenti hanno portato fiducia sfociata, di conseguenza, in una migliore comunicazione. Quest’ultima si manifesta attraverso una buona collaborazione.

La maggiore qualità è la reattività di cinque giocatori che si sentono pienamente coinvolti e convinti di poter essere concretamente determinanti. Una volta sigillato il perimetro, l’attacco viene costretto ad andare a cercarsi i canestri vicino al ferro, laddove bisogna fare i conti con i 218 centimetri di Fall. Vita dura..

Fall-Cole-Noua: i tre moschettieri del signor Parker

Sono questi tre i protagonisti principali di un successo che, però, nasce dallo sforzo della squadra nel suo complesso. Ciò nonostante, in momenti diversi della partita hanno dato quel qualcosa in più per far pendere la bilancia dalla parte degli uomini in grigio.

I primi due quarti sono stati il regno di Moustapha Fall, autentico dominatore del pitturato ed elemento in grado di condizionare la geografia dei due attacchi. A tratto, ha dato realmente la sensazione del gigante in mezzo ai bambini, ben oltre il fatto meramente fisiologico. Per lui 15 punti (7/9 dal campo), 5 rimbalzi, 3 assist, 2 stoppate e 25 di valutazione.

In più, la soddisfazione di cancellare Ante Zizic dal campo e di limitare Othello Hunter. Non esattamente gli ultimi della fila. Ciò che ha colpito maggiormente il sottoscritto, però, è un altro aspetto. Rispetto a inizio stagione, mi sembra che il giocatore riesca a gestire molto meglio il proprio corpo dopo la ricezione vicino a canestro.

Nonostante le difese collassino su di lui, in maniera prevedibile, ha imparato a proteggere meglio il pallone e a muovere i piedi con maestria, facendo così calare le violazioni di passi. Inoltre, è cresciuta anche la sua visione periferica, sfruttando le sue braccia infinite per scaricare nuovamente il pallone sul perimetro, laddove si crea l’inevitabile sovrannumero. Segno tangibile di un professionista dalla buona etica lavorativa e sempre più vicino alla piena maturità agonistica.

A fargli da spalla, l’ex dal dente (forse) avvelenato. Stiamo parlando di Norris Cole. Di passaggio nella capitale israeliana nella stagione 2017-18 e autore di una prestazione quasi inappuntabile. Infallibile dalla media distanza (6/6 da due), colpisce così nel cuore della difesa ospite, capitalizzando al meglio lo spazio e il tempo costruito dal bloccante.

Ci aggiunge tre liberi per raggiungere quota 15 in 25 minuti, con anche 3 rimbalzi e 4 assist. Ci sono anche 4 perse, per un giocatore che vive a cento all’ora e, talvolta, finisce per perdere lucidità e deragliare. In serate così, però, è facile perdonargli tutto.

Il Maccabi ha comunque conservato la resilienza dello scorso anno, nonostante i risultati negativi della prima parte di questa stagione. E’ stato necessario trovare l’uomo della provvidenza per respingerne il tentativo di rimonta. Nel quarto periodo, egli ha avuto un nome e un cognome: Amine Noua.

I suoi 11 punti arrivano praticamente tutti all’interno degli ultimi dieci minuti di gioco. Prima una tripla, poi un difficile canestro in allontanamento, prima di farsi apprezzare per un bel tuffo in difesa nel tentativo di recuperare un pallone. Se aveste cercato un’immagine della fame di vittoria dell’Asvel ieri sera, lui sarebbe stato il volto giusto.

Zizic, abbiamo un problema

Parlare di caso rischierebbe di risultare affrettato e non completamente corretto nei confronti di un atleta proveniente da due anni non esattamente da protagonista in NBA. Oltretutto, bisognoso dei giusti tempi di riadattamento alla pallacanestro europea. Ricordate i primi 4-5 mesi della prima stagione di Shane Larkin all’Efes e le relative dichiarazioni di sostegno da parte di Ergin Ataman?

Ecco, il fenomeno USA è pure point-guard, per cui abituato a essere costantemente al centro di tutto e con il pallone tra le mani. Per un centro, peraltro classe 1997, il discorso si fa ulteriormente complesso.

Tuttavia, non ci si può nascondere che le aspettative fossero elevate intorno al suo ritorno in Europa. Se la sua partita dura solamente 13 minuti, con due punti, due sole conclusioni tentate e un solo fallo subito, allora c’è qualcosa che effettivamente non va.

Il pupillo croato del General Manager Nikola Vujcic, fautore del suo arrivo alla corte di Sfairopoulos, viene polverizzato nel duello con Fall. Sempre troppo alto sulle gambe, non ha la forza necessaria per resistere ai contatti con i quali il varano francese si fa largo in post-basso. Due rapidi falli e i giochi si chiudono presto in panchina.

Il simbolo delle sue difficoltà psicologiche attuali è un’azione offensiva nella quale, dopo aver battuto Fall con un bel movimento sul perno, finisce per divorarsi un canestro già fatto sbagliando il più semplice dei lay-up.

E meno male, per Sfairopoulos, che un redivivo Dragan Bender riesce, almeno nel primo tempo, a sfruttare il suo esteso range di pericolosità per punire la stazza di Fall e Bako. Ben sapendo che i due lunghi non avrebbero avuto la possibilità di inseguirlo fino a sette metri dal canestro. Altrimenti il gap con una squadra che prende 7 rimbalzi in più (34-27, di cui 10 offensivi) e tira con il 67,3% da due (33 canestri realizzati, record societario), sarebbe stato ancora più evidente.

Non può continuare il buon “vecchio” Othello Hunter a reggere da solo la baracca sotto canestro. Anche perchè, senza la miglior versione del croato, lo staff tecnico si vede privato della possibilità di schierarli in coppia, per un assetto con il doppio lungo potenzialmente con pochi eguali nella Lega.

La maledizione delle rimonte

Cska (4), Bayern (3), Olympiacos (3), Efes (2), Valencia (2), Olimpia (1), Asvel (3). Queste le avversarie che hanno imposto la sconfitta al Maccabi, con al massimo due possessi di differenza (tra parentesi i punti di scarto nelle singole sfide)

Noi l’abbiamo definita una maledizione, ma è chiaro che ognuno può dare una personale interpretazione degli eventi e sulle cause. Laddove, senza dubbio, vanno a incastrarsi i limiti di una squadra eternamente alla rincorsa di una stabilità. Tecnica così come di uomini.

Siamo partiti dalla telenovela sul rinnovo di Quincy Acy, poi l’affare Zizic prima fatto poi forse sfumato e, infine, chiuso definitivamente. Poi il provvisorio (fino a che punto?) arrivo dell’enigmatico Dragan Bender, talento eternamente incompiuto.

Quindi l’infinita attesa per il ritorno di Godot-Casspi (tempo di giocare nelle ultime due settimane di Eurolega che si è rifermato), elemento cruciale che potrebbe portare un salto di qualità a questa squadra, da sano. La prolungata rinuncia forzata anche a Yovel Zoosman, ala eclettica di due metri che Sfairopoulos ha spesso utilizzato sul miglior attaccante della squadra avversaria per portare pressione e offuscargli la visione del canestro, grazie a un’apertura “alare” non indifferente e alla sua buona rapidità di piedi. Senza dimenticare l’addio estivo di Deni Avdija, stellina locale che avrebbe rappresentato il futuro del club.

Insomma, una difficoltà atavica a mettere insieme tutte le tessere del mosaico. Una condizione scomoda in cui lavorare. In cui cementificare una identità. Senza un’identità forte, diventa difficile imporre e imporsi in questo torneo. Forse è proprio questo, aldilà della pressione intrinseca dei mancati risultati e di una classifica che piange, a far si che manchi sempre qualcosa. Una condizione di scarsa tranquillità, la sensazione costante che il terreno possa smuoversi sotto ai propri piedi. La necessità di ristabilire i propri punti cardinali.

Solo che il tempo passa inesorabilmente e nessuno aspetta nessuno nella Turkish Airlines Euroleague.

Immagine in evidenza: euroleague.net

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Francesco Sacco

Iniziato al gioco da Kobe Bryant e della Benetton Treviso di Ettore Messina da piccolino. Travolto dalla passione per l'Olimpia Milano da "grande". C'è qualcosa di più bello della Final Four di Eurolega? Forse, ma non ditemelo.
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