Lo show di Hackett punisce un’Olimpia che l’aveva preparata alla perfezione

Nell’inusuale cornice dello Yantarny Sports Palace, classico esempio di una certa architettura sportiva russa molto teatrale, va in scena una gara assai tirata, combattuta, che alla fine premia quella che oggi è la squadra migliore tra le due, senza però togliere merito agli sconfitti, competitivi sino agli ultimi possessi.

La vittoria Cska è tutta nelle parole di Itoudis: «Non è certo la nostra miglior prestazione ma queste sono le partite da vincere».

La sconfitta milanese ha un sapore agrodolce, tra la consapevolezza di aver recentemente giocato due discrete partite in casa di Real e Cska e la sensazione di aver forse perso un grande occasione di fronte alla versione non certamente migliore dei russi.

La grande attesa meneghina per il confronto con Mike James, l’ex più discusso, alla fine  non ha fatto altro che confermare quanto la stagione sta dicendo sinora: il nativo di Portland è perfettamente in sintonia con il sistema moscovita e se la gioca come MVP della lega, mentre Ettore Messina sta costruendo la squadra sulle proprie basi e convinzioni. Lo abbiamo scritto mille volte, sono scelte di due grandi allenatori che hanno motivazioni opposte ma del tutto rispettabili. Andare oltre guardando avanti è la cosa migliore che si possa fare in entrambe le situazioni, lasciando il giudizio al campo.

La nostra analisi di una sfida non certo tecnicamente entusiasmante, che ha però detto alcune cose molto interessanti che separiamo negli abituali 5 punti.

  • Tarczewski, finalmente, al cospetto di Hines 

Ottima prova del centro milanese, il cui valore è ancor più alto poiché di fronte ad una leggenda del ruolo, seppur nella sua atipicità di “centro nano”. Finalmente, dopo tante, troppe esitazioni sparse qua e là nel torneo, il lungo di Messina mostra solidità e, cosa mai vista prima, persino qualche movimento di tecnica discreta. Se quest’ultima situazione non è roba che si può richiedere con continuità a chi non ha certe caratteristiche tecniche, ciò che piace di più è l’intensità e l’impatto atletico e fisico sulla gara: questo aspetto  del gioco non può e non deve mancare mai se disponi di quel corpo. Ed allora si possono perdonare alcune ingenuità, dovute alla mancanza di durezza mentale, che avrebbero potuto cambiare una L in una W. Ma non è certo lì che Milano l’ha persa.

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Kyle Hines subisce a lungo, finché, nei possessi decisivi, non mette il suo marchio, in una serata che i numeri descriverebbero come negativa. I campioni fanno così.

  • Daniel Hackett: non ci volevano questi 28 per capire che è un campione

28, 4/9 da due, 6/9 da 3, 2/2 ai liberi, 4 assist, 4 recuperi e 5 falli subiti. 33’27” di dominio totale sulla gara. Se è evidente che il 6/9 da tre venga sottolineato, sarebbe follia dimenticare la prova difensiva di rilievo assoluto, peraltro cosa che si ripete da un anno e mezzo, limitandosi all’esperienza russa. E lo stupore per quel 66% dall’arco si può perfino limitare se si guarda alla progressione di Daniel in quella parte del gioco offensivo: 36,9% su 65 tiri nel 17/18, 39,25 su 51 tiri nel 18/19, 39,5% su già 43 tiri in questa stagione. E’ evidente che per chi in carriera, in questo torneo, ha il 34,1%  si tratta di numeri dietro ai quali c’è un grandissimo lavoro.

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«Daniel ci dà una serie di cose che non vedete nei tabellini ma che sono di un’importanza  fondamentale» Itoudis ce lo ha ripetuto una decina di volte negli ultimi due anni.

«E’ un giocatore che amo veramente» Messina la chiude così e pare che non serva altro.

  • Il valore del Cska e quello di Milano

Non credo si faccia torto a nessuno sostenendo che si tratta di due cantieri aperti, in cui si cerca di conciliare la necessità del risultato di oggi con la progettualità della costruzione di un domani vincente.

Il Cska non è una delle favorite di questa Eurolega. Non lo sarebbe stato nemmeno con la presenza di Clyburn, il giocatore più determinante d’Europa, quindi ancor meno può essere considerato tale oggi. La rivoluzione d’estate è stata troppo profonda ed il lavoro in corso si basa sulla costruzione di una terza generazione di campioni, dopo quelli di Berlino e quelli di Vitoria. Mosca è lì, appena dietro quelle che sono al momento le tre migliori del lotto, che ha saputo anche battere, ma verso le quali paga profondità di roster ed una continuità che non puoi ancora avere se hai cambiato tanto. Ma soprattutto se i nomi di chi hai cambiato sono Higgins, Rodriguez, De Colo ed Hunter…

Milano sta costruendo le proprie certezze e lo sta facendo con scelte precise, alcune delle quali oggi non stanno pagando i dividendi attesi. Mack e White, White e Mack: è troppo quello che si concedere con l’ormai pratica, più che virtuale, assenza di questi due. Quello che potrà dare Keifer Sykes è chiarissimo in LBA, tutto da verificare in Turkish Airlines Euroleague. Di certo è molto evidente come, senza soluzioni alternative valide, si stia richiedendo una costanza di utilizzo e di rendimento a Rodriguez, Scola e Micov che l’età non può garantire. Lo stesso Messina lo ha detto senza peli sulla lingua: «Diventerà un problema se non troviamo soluzioni alternative di buon livello» indicando nella crescita degli “altri” il punto focale della crescita milanese.

  • I numeri, la democrazia che diventa tirannide nel gioco

Mike James, in una serata balisticamente non delle migliori dopo una settimana fenomenale, non ha fatto altro che confermare il proprio “trend” stagionale. Sempre in controllo, coinvolto tecnicamente e psicologicamente al meglio, ha regalato ai suoi una prova da 11 assist, che hanno determinato 27 punti così suddivisi: 6 triple (5 di Hackett ed 1 di Voigtmann), due viaggi in lunetta da tre liberi (1/3 Voigtmann e 2/3 Hilliard) e 3 canestri da 2 punti (2 di Bolomboy ed 1 di Voigtmann). Con 6 rimbalzi ed 8 falli subiti dicono di un certo impatto devastante sulla gara, che  comprende l’intervento difensivo sul Chacho nei secondi decisivi.

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63 sono i secondi di Ron Baker in campo a fine terzo quarto, in marcatura su Rodriguez. Tripla del Chacho, persa in attacco ed altro canestro dello spagnolo da 2. Da 59-56 a 59-61. Un altro senso della parola impatto.

41-34 il saldo dei rimbalzi a favore dei russi. In un contesto così tirato è evidente che 7 palloni in più contino parecchio. Il 54,3 di TRR (true rebounding ratio, ovvero i rimbalzi presi su tutti quelli disponibili) rispetto al 45,7 è tanta, tanta differenza.

94,0 vs 92,6 il rating offensivo moscovita rispetto a quello milanese. Differenza lieve che attesta l’equilibrio.

  • Le scelte di Messina, pressoché perfette

E’ l’eterno dilemma di quando affronti una superstar offensiva: provi a togliere dalla gara lui oppure ti concentri sugli altri? Ataman ha pagato pesantemente dazio la scorsa settimana andando in costante “single coverage” su James: 28 con tanto di canestro decisivo. Messina ha costruito una gabbia che ha avuto il suo ottimo effetto sulla percentuale realizzativa dell’avversario, che tuttavia è stato perfetto nel non eccedere e nel darla via con costanza e logica. Ovvio che il Coach milanese non pensasse ad un 6/9 di Hackett (però occhio, perché anche Voigtmann, ottimo in carriera dall’arco, ha chiuso con 3/8 ma ha mancato due triple aperte sul 74-67 che avrebbero mandato i titoli di coda a 3′ dalla fine) ma è altrettanto palese che di fronte a certi avversari devi scegliere. E quella gabbia è stata una scelta precisa, chiara e dal risultato positivo: Milano non ha perso per quello, anzi, è rimasta in partita per quello.

Il grande valore della preparazione della gara da parte dello staff biancorosso si è visto anche dalle singole situazioni, che ormai, dopo 16 gare sono chiare a tutti. Diversi interpreti Olimpia non sono certamente buoni difensori, tuttavia se si guarda all’insieme ne esce spesso una discreta difesa di squadra. Quando il prodotto globale è superiore alla somma dei valori dei singoli vuol dire che un allenatore sta facendo un lavoro eccellente.

(Photo: cskabasket.com)

One thought on “Lo show di Hackett punisce un’Olimpia che l’aveva preparata alla perfezione

  1. Bel riassunto di una partita di quelle che riconciliato con il basket di una volta, ho perso solo gli ultimi minuti ma la partita è stata bella, per chi tifasse Milano. Però non capisco più le critiche a White, che anche ieri ha fatto il suo, e un filo meglio di Brooks mi pare.

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