La Virtus si rilancia! Maccabi battuto 78-73 nei perfetti cinque minuti finali

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La Virtus Bologna fa 2/2 nel doppio turno casalingo battendo il Maccabi 78-73 al termine di una gara dall’altissimo tasso di intensità e fisicità.

La vittoria arriva tutta negli ultimi 5 minuti in cui le vu nere piazzano un parziale di 12-0 rimontando nel punteggio e tramortendo il Maccabi, incapace di reagire all’energia finale messa in campo dagli uomini di Scariolo.

La gara

Nel primo tempo la Virtus è migliore: più lucida e compatta rispetto a un Maccabi che fatica in attacca senza le folate di Brown. Al rientro dagli spogliatoi, però, gli ospiti sono decisamente migliori. La Virtus, dal canto suo, sembra più bloccata e fatica a trovare le soluzioni offensive cavalcate nel primo tempo.

Il Maccabi, dopo essere stato sotto per tutta la gara, trova la conduzione della partita con il dominio a rimbalzo grazie a un quintetto estremamente fisico. A fine primo tempo la contesa a rimbalzo diceva 17-15 Virtus; a fine terzo quarto è 23-28 Maccabi. Il +3 gialloblu si ingrossa anche ad inizio quarto fino al +7 con i padroni di casa che per più di quattro minuti non riescono a trovare la via del canestro. Serve il rientro di Teodosic che puntualmente arriva e cambia nuovamente la partita.

Scariolo poi sfodera la sua proverbiale zona in difesa, l’attacco Maccabi va in panne e la Virtus cavalca i vantaggi creati da Shengelia e Teodosic andando spesso in lunetta e sfruttando il bonus. Il 12-0 di parziale bianconero è stearipante: la Segafredo Arena diventa una bolgia incandescente che trascina la propria squadra, sapientemente manovrata da Scariolo.

Nel finale la difesa bianconera resiste e l’attacco agisce puntualmente con furbizia attaccando le debolezze avversarie e andando continuamente in lunetta. Il gameplay degli ultimi minuti virtussini è quanto c’è di più vicino alla perfezione.

Guardando i numeri la Virtus è andata sotto a rimbalzo (31-38) e ha tirato peggio sia da due, che da tre che dalla linea dei tiri liberi. Ha avuto anche un rapporto assist/palle perse insolitamente negativo (10/12). Come ha vinto allora? Con furbizia e lucidità: andando costantemente a prendersi i viaggi in lunetta. 30 tiri liberi guadagnati (27 segnati) contro gli 11 tentati dagli ospiti.

Maccabi, troppa dipendenza da Brown

Lo si sapeva e questa sera è stato ancora più chiaro: con l’altro creatore di gioco (Wade Baldwin) fermo ai box, il Maccabi è totalmente nelle mani di Lorenzo Brown. Fin troppo. Infatti con l’ex Unics in campo tutto funziona bene quando la palla passa dalle sue mani, ma se il giocatore spagnolo fatica ad essere coinvolto o è seduto in panchina allora tutto diventa drammaticamente complesso per Tel Aviv.

L’altro grande pregio del roster israeliano è quello di avere un tasso incredibile di fisicità e atletismo. Il parziale Maccabi infatti arriva quando Kattash decide di schierare il quintetto che tanto male fece martedì anche all’Olimpia Milano: quello con contemporaneamente in campo Hilliard, Martin, Colson e Sorkin.

Oltre a questo, però, quando i rimbalzi iniziano a diminuire e l’energia di Brown a scemare tutto il resto viene meno e la squadra inizia ad andare in confusione. La box-and-one di Scariolo arriva nel momento giusto: con il Maccabi già stanco e Brown sfiancato dai minuti precedenti. La zona, così, ha l’effetto sortito: ovvero imbrigliare completamente gli ospiti per poi attaccare intelligentemente.

Per il Maccabi null’altro da aggiungere: i pregi e i difetti di questa squadra sono molto chiari, anzi chiarissimi. Con l’assenza di Baldwin, la dipendenza da Brown è troppo evidente. E anche l’appannamento di Hilliard, uno che potrebbe risolvere diversi problemi, sicuramente ha ampliato le difficoltà israeliane.

Virtus, la perfezione degli ultimi cinque minuti

I cinque minuti finali sono stati una meraviglia assoluta: per intensità, per la perfezione d’esecuzione alle richieste dell’allenatore e per durezza mentale. Una difesa perfettamente orchestrata (box-and-one su Brown per togliere ogni certezza agli avversari) e una foga agonistica che ha dato grande intensità ma anche lucidità nelle scelte offensive fatte. Ovvero nessuna forzatura, ma sfruttare i mismatch favorevoli e cercare di guadgnare viaggi in lunetta. Tutto perfetto. Con la mano indelebile dell’allenatore che ha confezionato questa vittoria.

I problemi visti precedentemente sono ancora legati alla presenza o meno in campo di Teodosic. In difesa la squadra, superato il momento di sfasamento avuto qualche settimana fa, sa essere compatta e fisica, ma l’attacco spesso tende a spegnersi. L’impressione, come già detto in passato, è che senza il play serbo in campo la fase offensiva fatichi a creare vantaggi e a muovere la palla nel modo giusto. Cosa che è stata lampante sia ad inizio partita che soprattutto nel terzo quarto.

Cosa che è dovuta anche al periodo no di Lundberg, uno dei più opachi nelle ultime settimane. Dal danese ci si attende un salto di qualità per quanto riguarda la fiducia e soprattutto la capacità di accendersi e di prendere in mano la situazione in modo autonomo. Insomma qualche fiammata in più che possa dare qualcosa in situazione di giochi rotti: lo ha fatto contro il Bayern e l’Efes. Per la Virtus, per guardare in alto, è importante che arrivi a farlo con continuità.

I migliori? Dell’importanza di Teodosic abbiamo detto (15 punti e 6 assist), ma decisivo anche la parte finale di partita di Shengelia (12 punti e 6 falli subiti) dopo un primo tempo opaco, una prestazione di Cordinier da tuttocampista (il suo è il plus/minus migliore: +18!) e un Daniel Hackett sempre più decisivo anche in attacco (15 punti pesantissimi).

Come la sconfitta col Pana era stata pesante e amara dal punto di vista mentale dopo una gara estremamente fisica e dispendiosa, questa allo stesso modo e al contrario potrebbe dare un grande slancio a questo nuovo pezzo di stagione europea. Un rilancio che permette alla Virtus di riaffacciarsi all’ottavo posto e quindi alla zona playoffs.

Le prossime tre sfide – tutte molto complicate: in trasferta a Vitoria e Barcellona e in casa contro il Fener – potrebbe dire tanto di quanto le vu nere possono ambire o meno a quel fatidico ottavo posto.

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