Olimpia Milano, una crisi europea che non sembra avere fine

Ultimo quarto ancora fatale per gli uomini di Ettore Messina

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Olimpia Milano ancora sconfitta nella tredicesima giornata di Turkish Airlines Euroleague.

Una caduta che ha confermato i grossi problemi a livello europeo di una squadra lontana parente di quella ammirata nelle ultime due stagioni continentali.

La gara che vedeva affrontarsi l’unica a non avere vinto mai in casa, Milano appunto, ed il Maccabi, ancora a bocca asciutta lontana da Tel Aviv ha visto prevalere i secondi per 71-77.

Una sfida caratterizzata dalle tante assenze (Shields, Pangos, Datome, Baldwin e Poithress) e da parziali.

L’ultimo, di 22-5, a cavallo tra la fine del terzo e la prima parte del quarto periodo è stato quello decisivo per permettere agli uomini di Kattash di ottenere un successo importante per rimanere in scia play-off.

Nessuna vittoria nelle prime sei partite casalinghe.

Nove battute d’arresto consecutive.

Peggior attacco di tutto il torneo.

Dati sportivamente parlando spaventosi che spiegano rapidamente perchè l’EA7 sia malinconicamente all’ultimo posto in classifica in compagnia dell’Alba Berlino, unica ad avere una striscia aperta di sconfitte pari a quella degli italiani.

Necessario cimentarsi nel dare una spiegazione di questa stagione nerissima e proviamo a farlo analizzando alcuni passaggi della conferenza stampa, nell’immediato dopo gara, di Ettore Messina.

Olimpia Milano

Ancora una volta abbiamo fatto una buona parte di gara buttando via poi tutto. Ci hanno condannato le palle perse, gli errori ai liberi ed alcuni difensivi“.

Ancora, avverbio di tempo che descrive una ripetizione di fatti.

Tre delle ultime quattro partite di Eurolega hanno avuto nella mancanza di continuità, dopo almeno 20-25 minuti di buona pallacanestro, una costante preoccupante.

Fenerbahce, Panathinaikos e Maccabi sono state sfide molto simili, un film illusorio nella prima parte con un amaro finale.

Vincere aiuta a vincere, recita un vecchio adagio legato allo sport, perdere mina certezze facendo crescere preoccupazione e sfiducia.

Le tante palle perse sono probabilmente figlie di un problema in regia ed inevitabile è soffermarsi sulle scelte estive anche se criticare l’arrivo di Pangos sarebbe scorretto visto l’entusiasmo generale che ha accompagnato il suo acquisto.

I suoi infortuni e l’inevitabile inesperienza di Mitrou Long hanno costretto spesso in regia Devon Hall, ruolo in cui l’americano si applica ma non nelle sue corde.

L’Olimpia ed in generale le squadre di Messina hanno fondato la loro fortuna sulla difesa ed anche in questo difficilissimo girone di andata i momenti migliori sono coincisi con un attacco alimentato dal lavoro fatto sotto il proprio canestro.

La serata con gli israeliani non è stata da meno e la luce si è vista quando i milanesi sono riusciti ad andare in transizione e contropiede.

Le prime difficoltà, sotto forma di una zone press ad inizio ripresa, hanno bloccato tutta l’impalcatura offensiva togliendo sicurezze anche alla difesa ed alcuni errori banali sono a testimoniarlo.

Nessun tiro, come quello dalla lunetta, è termometro dello stato d’animo di una squadra.

L’EA7 è impaurita, le scarse percentuali dalla linea della carità l’hanno ulteriormente affossata.

Paura? Non so, stiamo parlando di un roster con gente matura e grandi carriere alle spalle che forse non si è mai trovata in una situazione così grave. Ognuno di noi deve avere la volontà feroce di tirarsi fuori da questa situazione ed io devo fare in modo di aiutare a riuscirci. Ci stiamo riuscendo in campionato, per ovvi motivi, non in Eurolega. Dobbiamo riflettere su tante cose, siamo tutti sulla stessa barca.

L’assenza di leadership, difetti di personalità sono a questo punto sempre più evidenti.

Brandon Davies e Voigtmann sembrano essere sempre più in difficoltà, inconcepibile per un giocatore della classe del primo e dell’esperienza e solidità del secondo.

La rinuncia a tiri, difficoltà in letture banali sono a testimoniarlo.

Melli ed Hines sono stati importanti negli allunghi, Cabarrot e Baron terminali importanti nei due tempi ma l’impressione è che manchi quel leader emotivo e tecnico in grado di prendersi sulle spalle i compagni nei momenti più complicati.

13 e 12 punti negli ultimi quarti periodi giocati, cifre che dimostrano come in prossimità di finali equilibrati subentri quell’ansia e paura nemica di qualsiasi sportivo.

Olimpia Milano

Non c’e spazio, ne la possibilità e volontà di intervenire. Voglio vedere la squadra con Shields, Pangos e Datome e poi tireremo le somme. Il nostro dovere è quello di migliorare questo gruppo. Poi quello che vedete voi lo vedo anche io.”

Ettore Messina ha escluso un intervento sul mercato nonostante in Eurolega ci potrebbero essere ancora margini di manovra sicuramente maggiori rispetto alla LBA.

Una scelta che inevitabilmente certifica come la stagione europea sia difficilmente risollevabile e fondamentali siano il raggiungimento di titoli a livello nazionale ma non solo.

Leggo, almeno personalmente, anche una presa di responsabilità, da parte del President of Basketball Operation, verso una proprietà che è sempre presente ed anche ieri, attraverso le parole di Dell’Orco ad Ansa, ha rinnovato stima e fiducia.

L’Eurolega è competizione affascinante ma crudele quando a dicembre si è già probabilmente fuori dalla corsa per i play-off.

Provare a risollevarsi, a partire dalla terribile trasferta di Belgrado, è assolutamente necessario per non rendere ogni tappa ancora più infernale.

Olimpia Milano
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