Euroleague Man of the week: John Brown III

Jean Claude Mariani
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I riflettori di Eurodevotion per il primo Man of the Week del 2022 sono puntati sul lungo dell’Unics John Brown e sulla sua instancabile voglia di stupire

Per il protagonista principe dell’ultima settimana di Eurolega tocca tornare in Russia. Dopo Hezonja e lo statement game contro il CSKA infatti, la sconfitta al cardiopalma contro il Barça ha solo rimandato un’altra importante affermazione della squadra del momento, che stavolta ha avuto luogo contro i campioni in carica dell’Efes.

L’Unics vola, anche sulle ali di John Brown.

John Brown - Eurodevotion

Ne abbiamo parlato già nell’analisi del dopo gara di giovedì di quanto questo giocatore stia stupendo la lega con le sue caratteristiche così peculiari ed esaltanti. Infatti è arrivata la migliore prestazione, per lo meno in termini di valutazione, della sua carriera in EL. Sono 20 punti, 3 rimbalzi, 5 stoppate e 7 falli subiti per 28 di PIR.

Partita che tra l’altro segue l’altrettanto incredibile performance del Palau, rovinata soltanto dalla rocambolesca sconfitta dei suoi.

Le statistiche più impressionanti del DPOY in carica della VTB già le abbiamo citate, ma, come si dice, repetita juvant. Brown è innanzitutto il giocatore con più minuti giocati in stagione, un dato ancor più sorprendente se consideriamo l’intensità e le hustle plays che lo contraddistinguono. Inoltre è il lider maximo della categoria delle palle rubate, nella quale è un vero e proprio specialista.

Infatti ha recuperato almeno un pallone in ognuna delle gare giocate finora, il che ha costruito la sua impeccabile media di 2,7 furti a gara. Inoltre è interessante notare come Brown compaia sia nel secondo che nel terzo quintetto tra i più performanti – in termini di differenza di punteggio conseguita – schierati quest’anno nella massima competizione europea.

Le doti di quest’uomo e giocatore, che stiamo vedendo in scintillante mostra nella vetrina più importante del continente, vengono però da ben lontano.

E noi in Italia lo sappiamo bene. Roma, Treviso, poi Brindisi. Il talento di “Giovanni Marrone”, così come affettuosamente è stato ribattezzato John Brown nel Bel Paese, si è assestato negli anni, con il medesimo spirito e atteggiamento, a livelli di gioco progressivamente sempre più impegnativi.

La grande capacità del lungo della Florida è stata proprio quella di dimostrarsi in grado di riproporre il suo elettrizzante modo di essere nella stessa instancabile e magica attitudine, prima al college, poi in A2, in Serie A, in Eurocup e ora in Eurolega.

I germogli di tutto questo, però, erano lì già dal “giorno uno”…

Balado, assistant coach al college di High Point, stava assistendo alla partita di una squadra piuttosto disastrata di giovani di Jacksonville, così provvisori da vestire tutti calzoncini diversi, quando non potè non notare un ragazzino “che correva da una parte all’altra come un forsennato”, in modo tale che pensava “che da un momento all’altro potesse venirgli un attacco di cuore” per lo sforzo profuso.

Quello che vediamo oggi, pantaloncini dei compagni a parte, non sembra essere un Brown molto diverso…

La presenza mentale e fisica nella partita terrificante, l’immanenza cestistica, l’intelligenza tattica sono lì da vedere, incarnate nelle movenze di un uomo che lotta in campo come ha lottato nella vita.

In ogni anticipo, in ogni istinto, in ogni lettura, in ogni appostamento, nell’aggressività di ogni cambio difensivo, si intravede l’urgenza con cui Brown gioca. Dove per urgenza s’intende quel sentimento di grinta misto a fame, una fame vorace. La fame di chi ha voglia di emergere.

La chiamata di High Point è stata salvifica per un piccolo uomo che non ha avuto proprio un’infanzia semplice. Senza un padre, in un ambiente difficile, di casa popolare in casa popolare, ha vissuto la povertà profonda e ha dovuto imparare a prestarsi al ruolo di genitore per un fratello 17 anni più piccolo.

E quando il successo, all’università, è finalmente arrivato, tanto che un articolo di Sports Illustrated del tempo esaltava le sue schiacciate incredibili e il suo modo indescrivibile di divertire chi lo guardava, definendolo “il Vince Carter della Big South Conference, giunse l’orrenda notizia della morte della madre.

Principale riferimento della sua travagliata gioventù, si era saputa distinguere, nelle tante difficoltà personali, per il suo attaccamento al figlio. Quando il piccolo John era quarterback, nel suo tentativo con il football, la madre Zarenia era conosciuta da tutti come The Jug Lady, per la sua abitudine di riempire dei bidoncini (jugs) di candeggina vuoti con delle monetine e scuoterli alle partite, come fossero pompon, per fare baccano e tifare il figliolo.

Niente è stato semplice, niente è stato scontato. Tutto da guadagnare, tutto da rincorrere scalando una scivolosa salita. Dalla possibilità di giocare a basket quando al college i voti non bastavano per far parte della squadra, fino ai dubbi sulla sua possibile tenuta a livello Eurolega. Underrated nella vita, così come nel basket.

Per richiamare le recenti parole di Jasikevicius, per chi vive e ha vissuto difficoltà di questo tipo, che cosa possono rappresentare in fondo le pressioni di un campo da basket? Non c’è limite per le ambizioni di John Brown, un uomo che arriva da lontano.

Photo credit: Unics Facebook

Fonti biografiche: Intervista a NewsSpam e Sports Illustrated

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