John Brown trascina l’Unics, nulla da fare per l’Efes

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L’Unics guidato da un incredibile John Brown impone la legge del Tatarstan anche ai campioni in carica. I russi sono sempre più vicini alle primissime posizioni.

Trasferta nel lontano Tatarstan per i campioni in carica dell’Efes, con la possibilità, in caso di successo, di raggiungere in classifica proprio l’Unics, una delle squadre migliori del momento nell’intera lega.

Assenze “last minute” per i turchi: Micic con un problema ad una caviglia, Simon ancora una volta per via della schiena. Jekiri out tra i russi, ma questo era previsto.

La gara parte col botto Unics: 17-0 che porterà Ataman a dichiarare «I was shocked». John Brown è ovunque, Mario Hezonja pare uomo in missione (7 punti e 4 rimbalzi in un un amen), c’è una sola squadra in campo.

Toccato il fondo, l’Efes si rialza, lentamente ma con decisione, passo dopo passo. E’ già 24-17 a fine primo quarto, poi 42-38 alla sirena di metà gara.

Larkin e Dunston, su tutti, tengono a contatto i campioni, che però non mettono mai il naso avanti.

Un scarica improvvisa di Canaan, silente sino ad allora, ed un ultimo quarto eccellente di Marco Spissu, quando Lorenzo Brown si arrende ai problemi che lo davano in dubbio, sono determinanti, insieme ad un John Brown semplicemente fenomenale per tutti i 36’26” in campo.

Vince l’Unics 75-67, confermando tutto quanto ormai stiamo vedendo da molte settimane. 10/3 nelle ultime 13 e le sole 3 L sono arrivate rispettivamente per 3, 3 e 2 punti. Non c’è nulla di causale in tutto ciò.

EFFETTO JOHN BROWN

«Eh ma a livello più alto farà fatica…». La frase accompagna l’ex brindisino da anni ormai. E lui, regolarmente, la smentisce.

Prendiamo a prestito le parole di Claudio Coldebella, GM dei russi, ad AREA 52: «Se non lo vedete ogni giorno non potete capire». Ecco, ora cominciamo a capire chi e cosa possa essere anche ai piani alti di Eurolega.

Ieri 20 punti, 3 rimbalzi, 2 assist, 5 recuperi e 7 falli subiti, ma i numeri non sono nulla nel valutarne la prova.

E’ veramente ovunque, è devastante per intensità, occupa più ruoli, spesso contemporaneamente, e si manifesta all’improvviso in zone difensive dove nessuno crede possa starci.

Un occhio a qualche numero però si può dare…

Domina l’Eurolega per recuperi, a 2,72, col secondo, Pierria Henry, che lo intravede da lontanissimo (1,94): i primi dieci di questa graduatoria sono tutti esterni, tranne uno…

E’ secondo dietro a Lucic per minuti giocati mediamente (30’49”), ma è primissimo per minuiti totali sul parquet.

John Brown

EFES, MANCA SEMPRE QUALCOSA

La sensazione resta la stessa ormai da settimane.

Rimesso in sesto un record inizialmente pessimo con una serie di W, l’Efes deve interrogarsi sulla qualità, ben lontana da quella che ha messo a ferro e fuoco l’Eurolega per tre anni.

Ieri mancavano Micic e Simon, tanta roba dal punto di vista creativo, e la squadra è caduta nel finale quando Larkin boccheggiava, tuttavia è l’insieme che continua a non convincerci.

C’è qualcosa nella fluidità e nella rapidità di esecuzione che manca. La palla, che circolava in stile Playstation, oggi spesso ristagna, e quei tanti palleggi del duo delle meraviglie, una volta fonte di vantaggio pressoché immediato, oggi lo sono molto di meno. Ieri sera come in tante gare precedenti in cui erano in campo entrambi, anche in occasione di vittorie come quella con la Zvezda di settimana scorsa ad esempio.

E se questa squadra ha sempre nutrito la voglia di difendere grazie ad un attacco scintillante, situazione opposta rispetto a quanto avviene solitamente, oggi dietro si soffre perchè davanti si balbetta.

I NUMERI NON MENTONO: L’UNICS C’E’

Della serie 10W/3L vi abbiamo già detto. Gioca ricordare che in quelle 13 gare sono state prese a schiaffoni Milano e Cska, si è tenuto il Real a 58 e si è stati avanti di 20 a Barcellona, prima della “remuntada” catalana agevolata da un po’ di ingenuità russa.

71,7 possessi vuol dire ritmo altissimo, secondo solo al Monaco, 104,0 di DEFENSIVE RATING è il terzo dato migliore della lega, dietro soltanto all’eccellenza di Real ed Olympiacos.

La ricerca del ritmo è chiarissima ed è agevolata da quanto propone John Brown ma anche dall’applicazione difensiva inattesa di gente come Hezonja. Quella voglia di correre e di cercare punti facili a volte porta ad un po’ di precipitazione, come nel caso di quelle tre transizioni in sovrannumero di ieri che hanno rischiato, non convertite, di tenere aperta una gara che poteva essere chiusa prima.

Il 30,91% concesso ai rivali dall’arco, anche qui dietro al solo Oly, conferma che a livello di rotazioni e di “closeout” siamo di fronte al meglio della lega.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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