Cosa ci lascia il derby d’Italia? Un’Olimpia che va rivista e una Virtus mai stata così pronta

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Alla vigilia sembrava a tutti che la sfida tra Virtus Bologna e Olimpia Milano dovesse essere non per forza una sfida a senso unico, ma quantomeno un incontro con una direzione ben precisa alla luce delle numerose assenze presenti nel roster milanese tra covid e infortuni (pesanti soprattutto quelle di Shields, Rodriguez e Datome).

Così è stato – vedendo il risultato finale di 83 a 65 – ed è forse anche vero che, tolto il primo quarto e mezzo di parziale equilibrio, si può parlare di gara a senso unico, in fin dei conti. E’ altrettanto vero che ai fini di obiettivi stagionali e discorsi affini non era una sfida che significava tantissimo: sì, probabilmente valeva il primo posto in classifica, ma in 7 eventuali gare il fattore campo può contare il giusto.

La sfida, poi, poteva assumere minore importanza anche in virtù del fatto che l’Olimpia arrivava alla Segafredo Arena molto menomata e quindi avremmo assistito ad una gara che non avrebbe proposto in campo i reali rapporti di forza presenti tra le due squadre. Tutto vero. Ma almeno la partita è servita per valutare lo stato di forma delle due squadre (o almeno dei giocatori presenti) in vista dell’imminente fase calda della stagione, in particolar modo in ottica europea.

Il match, in effetti, è stato a senso unico e, per tutte le premesse che abbiamo detto, ce lo potevamo aspettare. In ogni caso, però, qualche spunto interessante è arrivato, soprattutto in vista di quello che potrebbe essere ancora lo scontro scudetto e quindi in vista dei possibili match-up o chiavi-tattiche, che dir si voglia.

Le due parti a confronto: Virtus e Olimpia

Partiamo dall’Olimpia. Tarczezwski impresentabile: quello che riesce a fare, purtroppo, è solo collezionare falli. In difficoltà anche due come Devon Hall e Kyle Hines: il primo per intensità ed energia sbaglia (una delle poche volte stagionali) la partita, il secondo soffre tremendamente la sfida sotto canestro con Jaiteh. Assente ingiustificato Malcolm Delaney: l’Olimpia lo aspettava oggi avendo bisogno di una prova offensiva di spessore; l’ex Barcelona, però, fa più confusione che altro confezionando un solo misero punto e lasciando impressa nella mente a spettatori e tifosi la sua immagine in panchina con la testa bassa coperta dall’asciugamano.

Senza Shields, poi, si è evidenziato il gap tecnico che i biancorossi soffrono, soprattutto contro i virtussini, nel ruolo di 3: Ricci e Alviti sono troppa poca cosa (soprattutto in difesa) per contenere due come Weems e Cordinier. Le note positive Olimpia, invece, rispondono al nome di Nicolò Melli e Tommaso Baldasso. Melli è il giocatore candidato a vincere il premio di DPOY in Eurolega e si vede: nella metacampo difensiva tutto passa da lui e la sfida individuale contro Toko Shengelia lo vede uscire clamorosamente vincente.

Tommy Baldasso, dal canto suo, ha dimostrato, dopo l’ottima prestazione di Villeurbanne, di avere attributi da vendere e di saper mettere canestri importanti: 12 punti con 4/8 triple e una mano che , se calda, può davvero far frusciare la retina con grande continuità. Messina dovrà essere bravo a dargli spazio e minuti per cavalcare questa sua crescita e renderlo sempre più integrato nel sistema Olimpia, soprattutto per portare importanti punti dalla panchina.

Virtus Olimpia Melli Shengelia

Passando in casa virtussina le note negative sono davvero poche. Questa è la miglior Virtus dall’inizio dell’anno? Sì, lo è. Per la continuità di rendimento e per l’aver trovato (ormai si può dire definitivamente) una difesa che sa essere solida e difficile da battere per chiunque potendo schierare quintetti dotati di un atletismo fuori dalla norma (Hackett-Cordinier-Weems-Shengelia-Jaiteh, per dirne uno).

Mannion pare essere ormai fuori dalle rotazioni, nelle gare che contano; ne abbiamo già parlato più volte: il play italiano andrà atteso per la prossima stagione. Giocano “solo” 14 minuti Hackett e Teodosic: il primo per problemi di falli, il secondo perché gli bastano quelli per incidere e dominare la partita con le sue giocate. E poi ci sono i soliti tre totem di Scariolo: Cordinier, Weems e Jaiteh. 18 punti a testa, 15 rimbalzi e 29 di valutazione per il solo centro francese. Sono l’albero maestro della squadra: non è un caso che siano sia la spina dorsale della difesa e, allo stesso tempo, tre grandi soluzioni offensive. Ad oggi, gli insostituibili di questa squadra sembrano essere proprio loro.

In casa Virtus, poi, non mancano margini di miglioramento. In primis alcuni di questi dovranno arrivare da Shengelia che ancora deve completare il suo percorso di inserimento, soprattutto in fase offensiva (anche se con i suoi rimbalzi e le sue giocate difensive sta già avendo tanti minuti in campo). L’altro margine si chiama Marco Belinelli: aggiungere in corsa una tale bocca da fuoco (riposata) sarà un’altra arma notevole nella faretra di Scariolo.

Virtus Olimpia Weems

Andando a fondere un po’ tutte queste cose tra di loro emergono alcuni concetti. Che oggi la Virtus ha dominato a rimbalzo quando i lunghi titolari dell’Olimpia erano tutti presenti: i biancorossi dovranno trovare una soluzione allo strapotere di Jaiteh quando sembra ormai evidente che Hines faccia fatica a contenere la sua fisicità.

D’altro canto Scariolo dovrà capire come utilizzare al meglio Shengelia contro i milanesi: nella posizione di 4 l’ex CSKA storicamente soffre molto Melli ed anche oggi ne abbiamo avuto la controprova. Sarebbe interessante vederlo più spesso da 5 tattico in una squadra come quella virtussina che corre tanto.

Queste, più o meno, le sensazioni a caldo che emergono dalla partita. Non sono sentenze inequivocabili, ma appunto delle sensazioni che possono dare qualche suggerimento nelle lettura delle condizioni di squadra e giocatori. Il tutto in attesa di poter ammirare di nuovo questo scontro e di poter vedere, fra poco, come si muoveranno le due corazzate italiane nelle rispettive delicatissime sfide europee.

(Credits: Virtus Bologna, Olimpia, LBA)

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