Virtus, chi sei, cosa vuoi fare da grande?

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Parlando della Virtus versione 2020/21 dobbiamo scomodare lo scrittore Robert Louis Stevenson per paragonare la stagione della Segafredo al suo celebre racconto che narra la storia del dottor Jekyll e del signor Hyde: una squadra dai due volti; bella e seducente in Europa, fragile e nervosa in campionato.

La stagione

Mentre in campionato sembra che il cuore di questa squadra entri costantemente in punta di piedi, in EuroCup si assiste ad un gruppo che sminuisce l’immensitá facendo man bassa di vittorie. La rettitudine quest’anno non appartiene agli uomini di coach Djordjevic.

In campionato le Vnere sono terze con quattordici vittorie e sette sconfitte, una stagione molto al di sotto delle aspettative estive che vedevano i bianconeri favoriti – soprattutto dopo l’avvincente cavalcata della scorsa stagione – insieme all’Olimpia Milano per la conquista di quel tricolore che non si stende sulla canotta virtussina da ben vent’anni. L’ultima sconfitta avvenuta in terra pugliese ha fatto riemergere diversi malumori. I venti pestilenziali che si erano alzati dopo le sconfitte interne contro Sassari e Brescia stanno tornando a soffiare – forse esageratamente – sopra le due torri.

In Europa assistiamo all’altra faccia della Virtus; la voce opaca e tremula dei bianconeri diventa baritonale e sicura di se, in grado di far tremare le porte d’Europa. I visi pallidi come il sole di mezzogiorno riacquistano colore e vigore. La Virtus, in EuroCup, lungo la sua strada non lascia nemmeno le briciole per i volatili: 16 partite, 16 vittorie. Record societario acquisito, record della competizione molto vicino. Ma i record lasciano il tempo che trovano, conterà soltanto il risultato finale; la qualificazione alla prossima Eurolega (che potrebbe arrivare conquistando la finale) è la priorità assoluta per la società di Massimo Zanetti. Ma la conquista della coppa non può passar in secondo piano, per un clamoroso en plein Champions League/EuroCup nel giro di due anni che confermerebbe semplicemente le stimmate continentali della Vnera.

La squadra

In EuroCup, la Virtus segna 89 punti abbondanti di media a sera (primo attacco della competizione) tirando con il 40,21% dalla lunga distanza ( terza squadra, curiosamente le ultime tre della coppa sono le altre italiane partecipanti, tutte eliminate). I bianconeri, inoltre, sono una delle squadre con il più alto tasso intimidatorio con 3,38 stoppate a gara.

Il miglior marcatore è Marco Belinelli con 15,3 punti di media ed il 50% dalla lunga distanza (nonostante l’assenza di giochi offensivi in grado di garantirgli tiri piedi per terra) seguito dal mago Milos Teodosic che segna 14,4 punti con 6,6 assist a sera. Un duo che poche squadre di eurolega possono permettersi.

Il numero 44 serbo resta l’ago della bilancia della compagine bianconera, nei suoi occhi incastonati sopra una barba ispida e incolta emerge un’emotivitá ardente che in certi frangenti anche lui stesso fatica ad addomesticare, nel bene e nel male.

In questa prima fase vanno ricordate quattro partite: le due pesantissime vittorie contro Lokomotiv Kuban (probabilmente le due migliori prestazioni della cavalcata europea), lo scacco matto in terra monegasca (dopo l’esonero/reintegro di Djordjevic) avvenuto dopo una rimonta eroica, e l’ultima vittoria esterna in terra slovena sancita dai 25 punti di un indemoniato Kyle Weems.

Gli uomini chiave

Se il ruolo di stelle appartiene indiscutibilmente al duo Teodosic/Belinelli, gli uomini chiave di questa Virtus sono tre: Kyle Weems, Stefan Markovic e Vince Hunter. Lo zoccolo duro, insieme a Julian Gamble, della scorsa stagione. I fedelissimi di coach Djordjevic.

Kyle Weems, mister eleganza, mister concretezza, è probabilmente il cardine di questa Virtus. Il leader silenzioso fattura 11,8 punti con il 45,3% dalla lunga distanza e 3,3 rimbalzi a sera. In posizione di ala piccola si divide i minuti con Awudu Abass (certe volte anche in coppia alzando il quintetto con l’ex Brescia nello spot di guardia).

Stefan Markovic, il figlioccio di coach Djordjevic, la spalla di Teodosic, è l’emblema degli sbalzi caratteriali dei bianconeri. In campo un trascinatore, nello spogliatoio un uomo chiave, le cifre non raccontano in pieno la sua importanza: 4 punti di media conditi da 6,7 assist e 1,5 stoppate. In regia condivide le responsabilità con Alessandro Pajola e, nei casi di emergenza, Josh Adams (quello che dovrebbe essere il terzo violino offensivo designato).

Vince Hunter, Vincredible, il molleggiato è il gioco d’artificio, l’energia dei bianconeri. I suoi muscoli ricordano le funi di una nave, le sue espressioni fanno pensare ai personaggi dei classici della Dysney che hanno allietato gli anni delle nostre infanzie. Per lui un inizio di 2021 straordinario, 9,3 punti con 4,5 rimbalzi ed uno stupefacente 40% dai 6,75 in 16 minuti di utilizzo a sera. Un ruolo condiviso con il titolare Julian Gamble (8,3 punti 2,9 rimbalzi). L’assenza di alternative al pick and roll per i due resta un problema per la pericolosità offensiva dei bianconeri. Anche perché l’effetto sorpresa sembra essere svanito con il caldo estivo.

Teodosic, Eurocup/eurodevotion

https://www.eurocupbasketball.com/eurocup/competition/teams/showteam?clubcode=VIR&seasoncode=U2020#!stats

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