La lettera di Messina, proviamo a capire

alberto marzagalia

La lettera di Messina ai vertici europei del gioco è sicuramente la notizia della giornata.

Ve ne abbiamo riferito e dobbiamo registrare che, dopo che da ieri rimbalzava la notizia dell’incontro tra ECA e leghe domestiche per una visione sul futuro dei calendari, le parole del Coach milanese hanno decisamente fatto rumore. Non necessariamente nel modo migliore.

Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco possibile: è difficile, in linea di principio, non essere d’accordo, ed è la nostra posizione, come giustamente sottolineato da Riccardo Corsolini nel darne notizia. Figuriamoci poi, proprio su questo sito abbiamo scritto qualcosa di simile molto tempo fa.

Come in tutte le cose ci sono dei “ma”, che in questo caso sono rappresentati dalle difficoltà oggettive che riguardano la proposta di Messina, ovvero la sospensione delle coppe per riprenderle a marzo, così come la prosecuzione dei campionati nazionali si scontra con le difficoltà finanziarie a proseguire l’attività per diverse società che non sono, ovviamente, l’Olimpia Milano.

Certo è che se però leggiamo il messaggio solo come questa proposta, allora guardiamo solo ad una parte di un tema che va ben oltre. Non credo che la proposta sia l’unico pensiero, anzi, e la leggo come un’apertura ad un dialogo che deve essere molto più profondo.

Questo è il punto, fondamentale. Messina pone all’attenzione generale un tema che oggi non è più procrastinabile. Così avanti non si va, lo vedono tutti, perchè tra qualche settimana il calendario stesso dirà basta, nell’impossibilità di riproporre date per una marea di gare posticipate. Ecco che allora non ci si può limitare al fare questo o quello, che lo proponga Tizio o Caio, ma ci si deve sedere con grandissima urgenza attorno ad un tavolo e capire se esiste una volontà comune che dia un futuro a questo sport, con regole che, partendo da un’emergenza, vengano riscritte sulla base di una parola totalmente e colpevolmente dimenticata, ovvero autosostenibilità.

Se ne parlava tanto, vi erano regolamenti approvati a riguardo, si pensava di risolvere parzialmente il problema progressivamente nei prossimi anni, tuttavia questo maledetto COVID ha accelerato un processo che oggi chiede fermezza, quella che è mancata, a tutti i livelli, tra marzo e maggio.

Vogliamo semplicemente salvare una stagione o vogliamo fare qualcosa che faccia uscire la pallacanestro europea da quel tremendo debito che si imbellisce ogni stagione grazie al “make up” del mecenatismo?

Vogliamo pensare ancora solo e soltanto al nostro orticello oppure vogliamo costruire qualcosa che garantisca un futuro reale per questo gioco a queste latitudini? La NBA non va copiata, va studiata. Il modello non deve essere forzatamente applicabile da queste parti, ma la base di discussione deve essere su qualcosa di solido, che là c’è, mentre qui latita nella stragrande maggioranza dei casi.

E’ qui che deve portare il messaggio di Messina. Se si compie l’errore di pensare solo al 2020/21 si rischia il tracollo, o magari, nella migliore delle ipotesi, si mette nero su bianco un futuro in cui pochissimi ricchi, o presunti tali, si separeranno ancor di più da una base che non era sistema, non lo è oggi e lo sarà ancor di meno domani. E per quei “presunti ricchi” è l’ora di pensare bene a cosa fare, perchè nella negatività di un periodo storico tragico, c’è l’occasione di fare quello che oggi può sembrare un passo indietro, ma in realtà sarebbe un salto in avanti senza precedenti.

Ciò che mi pare sia necessario capire è così ci sia dietro ad ogni cosa. Ci provo e credo di tener in buon conto ogni possibile scenario.

Chi meglio di Eurolega può fare da traino ad un cambiamento vero? Chi meglio di Eurolega può essere di esempio per quella sostenibilità che oggi diventa necessità di domani mattina, non più gestibile in qualche anno?

Chi meglio di questi giocatori, questi allenatori e questi dirigenti, può essere il protagonista di quel passo indietro che rappresenta in realtà straordinarie fondamenta per il futuro?

A memoria, ma credo di non sbagliare di molto, ricordo un’analisi di Palco23 (sito interessantissimo sui temi della finanza sportiva) di qualche tempo fa in cui indicava in circa 400K netti lo stipendio massimo sostenibile per un club di Eurolega di prima fascia. E qualche tempo fa l’effetto COVID non era nemmeno immaginabile: di che cifra parleremmo oggi?

Ecco, dietro a questa situazione credo ci sia parecchio, anche troppo. A partire da una sostenibilità che non esisteva e che oggi è morta definitivamente. A meno che il mecenatismo, o quanto c’è di assimilabile a quel concetto, non sia ritenuto sostenibilità, ma allora anche la chirurgia estetica è dono della natura.

Sia chiaro, nessuna demonizzazione dell’oggi, ma solo spunto per ripartire domani. Serve grande sacrificio, non solo nello spirito, ma anche nel pratico: c’è la disponibilità a farlo?

Se è così allora le parole di Messina hanno un senso ancor più grande e vanno ben oltre l’oggi, altrimenti stiamo semplicemente parlando di rendere all’apparenza maggiormente solida una situazione che, nella realtà, va bene a tutti così. Importante però che chi certifica tutto ciò, non si lamenti domani.

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