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Efes e Real Madrid : è qui la festa! Fenerbahçe e Barça con grandissimo onore.

La stagione 2018/19 si chiude per i due tornei continentali di maggior spessore tecnico, insieme a quello russo, incoronando l’Efes di Ergin Ataman ed il Real di Pablo Laso. Trionfi meritatissimi per i due coach e per le loro due squadre, di fronte ad avversari come Fener e Barça che hanno opposto strenua resistenza ma hanno dovuto soccombere per ragioni differenti.

Se nella geografia spagnola sostanzialmente cambia poco o nulla, coi “blancos” che nell’era Laso hanno lasciato le briciole ai rivali, in Turchia potremmo essere di fronte a qualcosa di più rivoluzionario.

EFES 89 – FENERBAHCE 74

  • GAME, SET(TE) AND MATCH !!! Efes campione con pieno merito, che va prima di tutto ad Ergin Ataman, coach, discusso, forse discutibile, ma uomo che a differenza di tanti piagnucoloni perditempo non ha peli sulla lingua, anche riguardo ai suoi errori passati, e sa esporsi come pochi. Onore al coach che ha vinto tutto in carriera, tranne quell’Eurolega che è dichiaratamente obiettivo della prossima stagione. Ha iniziato a lavorare sulla mentalità lo scorso anno, con la Coppa turca, ha proseguito sul roster con cambi importanti ma senza svuotare le casse del club. Ora sta cercando il passo definitivo verso la gloria attraverso operazioni di mercato molto oculate. La finale di Vitoria e questo titolo sono già consacrazione. Chapeau! Perché l’Efes era favorito in queste condizioni degli avversari, ma quella pressione e tutto il contorno, spesso esagerato, della finale non erano situazioni di facile gestione.

larkin mvp

  • Shane Larkin è il più eccitante giocatore presente sul continente. Magari non il più forte sui 28 metri, ma certamente quello che può fare la differenza maggiormente davanti, dove non esiste un atleta in grado di fermarlo nell’1vs1. Grande Ataman nel separare questa situazione all’interno del suo attacco e ancor più bravo nel passaggio di consegne di primo violino tra Micic e lo stesso Larkin col progredire della stagione. Stile di gioco NBA ed anche dura realtà. Se Larkin è questo ed è così dominante di qui ed altrettanto normale di là, vuol dire che l’oceano è ancora molto, molto largo.

melih secondo.jpg

  • Tutti in piedi per il Fenerbahçe e per Zele. Non si può fare altro. La tranquillità e la consapevolezza mostrata dal fenomenale coach di Caçak nell’ultima parte della gara e dopo la sirena è la dimostrazione della realtà: non si poteva fare di più. Mai una lamentela, sempre e solo ricerca della soluzione ai problemi a testa alta, quella testa alta con cui tutti i suoi giocatori escono da questa stagione. L’assenza base è stata sicuramente quella di Veselj, perché il “roll” profondo ha tolto scarichi per i movimenti sui lati degli altri. Non sono bastati “short roll” spesso perfetti di Nick, od i suoi “pop”, con un Duverioglu presente solo a tratti e non ancora di questo livello. Questa squadra era una macchina perfetta sino a marzo, quando, dopo l’infortunio dall’entità ancora incomprensibile (fine febbraio) di Lauvergne è stato poi accompagnato da guai fisici importanti per Sloukas, Kalinic, Melli e Guduric. Le assenze nei momenti cruciali, da Vitoria in poi, di Green, Datome e Veselj sono state la ciliegina su una torta ben poco dolce. Molti di questi ragazzi hanno giocato in condizioni disastrose, quelle in cui parecchi dei loro colleghi avrebbero rinunciato: ecco perché la stima è totale nei loro confronti. Arrivare a gara 7 contro un Efes in piena salute è già stato tantissimo. Ma stiamo certi che il buon Zeljko ha ben chiaro gli errori ed i perché di quegli errori, come ci ha detto con grande chiarezza nell’ultimo periodo. Personalmente ci sentiamo di sottolineare tre situazioni, che potrebbero essere traccia di lavoro per il futuro: l’impatto del lavoro dello staff medico sugli infortuni, la troppa solitudine di Kostas Sloukas come play titolare e la difficoltà palesata contro attaccanti dal palleggio in 1vs1. Le notizie che ci arrivano da Istanbul sono chiare: ci si sta lavorando e non è escluso che la maggior parte di questi ragazzi sia di nuovo insieme ad agosto per riprendersi ciò che la cattiva sorte e gli errori in stagione non gli ha permesso di conquistare, o meglio di lottare ad armi pari per conquistare.

 

BARCELONA 68 – REAL MADRID 74

real campione

  • Se è vero che due gare si sono concluse con un solo punto di distacco e che la tripla di Carroll in gara 2 ha indirizzato la serie in modo quasi definito verso la “casa blanca”, è altrettanto chiaro come il dominio tecnico del Real si sia visto durante tutti i Playoff. 8-1 è record sufficiente per testimoniare come sia molta la distanza che separa lo squadrone della capitale dal resto dei concorrenti, tra i quali il solo Barça pare aver ridotto sensibilmente il divario, a seguito del grande lavoro di Svetislav Pesic sin dalla scorsa stagione. Ma gli stessi catalani, a parte lunghi sprazzi di quella decisiva gara 2, si sono sempre ritrovati a rincorrere soprattutto tecnicamente. Resilienza che non è bastata: troppe le soluzioni di Laso, peraltro gestite, al solito, magistralmente.
  • MVP? Il mio nome è Laso, Pablo Laso! 17 titoli in carriera, la presenza fissa  all’atto finale, sia in patria che in Europa, con pochissime eccezioni : 5 Liga, 5 Copa del Rey, 4 Supercopa, 2 Turkish Airlines Euroleague e una Coppa Intercontinentale. In una piazza dove ambiente e stampa sono semplicemente terribili e si discute apertamente dell’impatto di un coach che ha già fatto e sta riscrivendo ogni giorno la storia della pallacanestro iberica ed europea, si tratta di un’impresa di livello superiore. Perché gestire il Real è complicato, ma vincere quasi sempre e farlo giocando veramente bene a pallacanestro è un capolavoro. Senza dimenticare quell’Eurolega, comunque positiva, dove solo uno straordinario CSKA gli ha probabilmente tolto un altro titolo. Ma vince uno solo e chi perde non è necessariamente sconfitto.

laso mvp

  • Onore ad un Barça splendido, arrivato un po’ scarico dopo la lunga corsa in Eurolega e la bellissima vittoria in Copa Del Rey, ben orchestrato da Pesic secondo principi classici: difesa, difesa e difesa. Il tutto ben amalgamato con dei concetti di pallacanestro moderna. La firma di Cory Higgins è una dichiarazione d’intenti, così come la corsa a Sloukas (che riteniamo resti solo corsa…) e l’arrivo di Brandon Davies: i catalani ci sono, mentre non ci sarà più Thomas Heurtel, anche ieri visto assai lontano dal coach. «Abbiamo dato tutto» afferma il coach serbo. Vero. le sconfitte nei numeri spesso nascondono vittorie nell’anima.

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