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Focus ONTurkish Airlines Euroleague

La qualità della pallacanestro in Turkish Airlines Euroleague

Discutere di qualità del gioco è sempre tema assai delicato poiché facilmente influenzabile dalle idee tecniche che ognuno di noi può avere, del tutto a ragion veduta.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo il passaggio dell’Eurolega al format attuale della cosiddetta “new era”, si è fatta largo la tendenza a valutare il livello di gioco del massimo torneo europeo rispetto a quello della NBA, con le più disparate teorie a riguardo. Spessissimo si è pensato di porre in netta controtendenza la qualità della lega professionistica americana a quella europea, liquidando il tema con un tanto classico quanto assai limitativo “qui si gioca sempre con di squadra e con grande intensità, là fino ai Playoff è circo, poi comunque è sempre troppo individuale”.

Lungi da noi pensare che la questione si possa risolvere in questo modo, anche perché è l’amore verso il gioco, qualunque esso sia e dovunque si giochi, ad impedirci giudizi sommari. Rimaniamo dell’idea che a pallacanestro si possa giocare bene oppure male, molto bene o molto male, e che lo si possa fare ovunque tenendo ovviamente in debita considerazione la qualità degli interpreti, sia a livello di giocatori che di coach.

Venendo al tema della nostra riflessione, ci sentiamo di sostenere che il livello di gioco di Eurolega sia decisamente molto alto.

Nell’ambiente NBA stesso è sempre più comune il pensiero che la massima competizione europea sia una scuola di altissimo profilo per diverse ragioni. La prima è che questo livello prepara i giocatori ad una serie di letture miste a fisicità che li porta un passo vanti. La seconda è che vi sia grande focus sulla preparazione tattica della gara. La terza è che tutte queste cose permettono ad alcuni giocatori di sopperire ad un minor atletismo. Chiude il cerchio la ferma opinione che la grande attenzione al singolo possesso, nonostante si giochi ancora a ritmi bassi rispetto alla NBA, aiuti moltissimo la crescita dell’atleta. In talune circostanze si crede che tutto ciò porti ad vere una preparazione migliore rispetto a quella che può dare il college, oggi peraltro ridotto ai classici “one and done” in moltissimi casi, certamente quelli dei migliori. Luka Doncic ha fatto il resto: nettamente più avanti rispetto ai pari età, e si parla di pari età fenomeni, non di livello medio.

Quindi è tutto oro tecnico quello che luccica nella lega di Bertomeu? Sì, con alcuni distinguo.

Si gioca bene, in alcuni casi benissimo, tuttavia va tenuta in considerazione una faccenda non da poco. L’incidenza dei coach è fondamentale, probabilmente a livello tecnico più di qua che di là. La distanza abissale che si può notare tra alcuni sistemi ed altri è sotto gli occhi di tutti. I migliori allenatori in Europa, da Obradovic a Laso, da Itoudis a Jasikevicius, senza dimenticare un Blatt (non è certamente una stagione disgraziata per tante ragioni ad abbassarne il valore eccelso), piuttosto che Ataman o Pesic, ed ancora una generazione di ottimi gestori del pino come Pascual, Bartzokas, Sfairopoulos, Perasovic o Radonjic fanno la differenza in modo clamoroso rispetto ai rivali. La loro mano si vede eccome ed è abbastanza netto il divario, laddove sono spesso in grado di ottenere grandi risultati anche con roster inferiori a quelli di avversari che hanno a disposizione materiale umano molto migliore.

E se volgiamo separare la questione talento, abbiamo esempi recentissimi che ci confermano comunque la teoria che “l’Eurolega è un campionato di allenatori”. Sarunas Jasikevicius ha portato un gruppo normalissimo a competere con una corazzata come il Fenerbahce solo ed esclusivamente attraverso la pallacanestro di qualità ed una capacità di non lasciare mai nulla di intentato. Poi è normale e giusto che alla fine prevalgano i turchi, anche perché il gioco di Obradovic è sempre incredibile, tuttavia vi sono squadre ben più attrezzate dello Zalgiris che sono finite dietro ed è accaduto meritatamente poiché hanno semplicemente giocato peggio dei lituani ed hanno dimostrato minor capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Chi scrive ritiene che offensivamente sia il “lato debole” a dare l’esatta misura del valore tecnico di una squadra, mentre difensivamente, oggi,  lo sia la prima rotazione sul pick and roll, vista la debordante importanza di questa giocata. Ecco, se guardiamo proprio in casa lituana, così come dalle parti di Zele, piuttosto che a Mosca od a Madrid, possiamo renderci conto di come la differenza rispetto ad altre squadre sia abissale. E laddove vi sia difetto di talento, si può notare come sia la voglia di non essere battuti già dall’1vs1 a limare il gap  coi più forti. La Stella Rossa di Radonjic, come il suo Bayern ne sono dimostrazioni lampanti.

Siamo in Italia, spesso diventa difficile giudicare poiché purtroppo testimoni di un campionato il cui tasso tecnico va a rotoli, non certo solo per colpe di chi allena o di chi gioca. In LBA ormai da anni si parte con l’idea che dipenda tutto da Milano. Vero, in parte però. Solo tre anni fa, non secoli, l’avversaria di Milano in finale era una Reggio che poteva schierare Aradori, Kaukenas, Lavrinovic e Della Valle, senza contare De Nicolao e Polonara. Negli ultimi due anni si è per caso visto un concentrato di talento, seppur alcuni in là con l’età, di questo tipo? Ovviamente no. Grande il merito di coach come De Raffaele o Buscaglia, ci mancherebbe, anche perché con materiale disponibile ben inferiore a quella Reggiana. Milano è oggi nettamente più forte, però. Ed allora si potrebbe anche discutere sul concetto di campionato allenante o meno, se realmente chi dovrebbe dominare lo affrontasse in questo modo. Ma non è così ed allora la discussione finisce lì: tasso tecnico e di crescita a rotoli. Ogni anno sempre peggio.

Perché citare l’Italia? Perchè è ovvio che ne risenta tutto il movimento tricolore anche nelle performances europee, a cominciare da quell’Eurolega di cui trattiamo. Nostra idea, opinabilissima, ci mancherebbe, è che se manca una crescita del campionato, tutto il sistema ne risenta negativamente, e così le prove europee. Beh, lo Zalgiris non fa un “campionatone” si potrebbe dire a ragione… Verissimo, ma lì interviene il grande allenatore che fa la differenza e tratta la lega nazionale come sviluppo per la pallacanestro da giocare in settimana. Seguire lo Zalgiris in Lituania è illuminante in questo senso.

Un’ultima annotazione importante riguarda il calendario e gli effetti sul gioco. 30 gare di stagione regolare, 5 potenziali di Playoffs ed una Final 4 sono certamente tante, tuttavia chi ha saputo gestirle in combinato con gli impegni domestici ha potuto concentrare lo sforzo su quanto più importante, distribuendo l’impiego dei giocatori non solo in ottica riposo, ma appunto anche della crescita delle seconde linee. I Deck, i Grigonis ed i Duverioglu, solo per citarne taluni, non nascono pronti per l’Eurolega, ma lo diventano grazie ai propri allenatori ed alla gestione di cui beneficiano.

Ed allora quasi 40 gare (37 per chi arriva in fondo) possono far sì che ci si avvicini troppo al concetto Nba in cui solo alcune di esse sono da “circoletto rosso”, mentre in altre si gioca basket di routine? Oggi no, in Europa, quella che conta, non è così. E’ vero che la gestione di un calendario da circa 80 partite globali raccomandi prudenza anche nella gestione dello sforzo, ma se la metà di queste, quelle nazionali, vengono gestite come realmente “allenanti”, allora si cresce e basta. Non è un caso che almeno il 60% delle squadre di Turkish Airlines Euroleague (l’80% se tralasciamo le ultime tre mai attrezzate quest’anno) siano arrivate a fine stagione regolare al massimo della forma tecnica: si è lavorato, si è migliorata la qualità. Aumentare le gare, come avverrà il prossimo anno, rischia di diminuire l’intensità di parecchie di esse? Potrebbe succedere, ma riteniamo, sempre in maniera del tutto opinabile, che la qualità degli impegni agonistici resti saldamente legata al livello dei coach. Che è altissimo nel torneo, come dimostra questa stagione. Almeno 8-10 tra loro hanno dimostrato capacità straordinarie, sia nella crescita tecnica che nella gestione degli infortuni, attraverso sistemi di gioco di qualità ed intensità notevolissima.

Il dibattito è aperto e, come nella nostra tradizione, siamo prontissimi a confrontarci con idee differenti e considerazioni che rappresentino diversità rispetto a quanto espresso.

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