2010, la forza del collettivo chiamata Barcellona

Il Barça fa sua la seconda Eurolega in un anno molto particolare

2010: è l’ingresso ufficiale nella nuova decade, l’ultima di cui tutti ricordano esattamente qualsiasi cosa.

Dal punto di vista sociale, ma nel nostro ambito specialmente quello sportivo, è il primo lasso temporale che ci porta nell’epoca fatta di imprese sportive che di lì a poco ci accompagneranno fino ai nostri giorni.

Nel calcio è l’anno del primo storico mondiale africano in Sudafrica voluto da Nelson Mandela e vinto dalla Spagna di Del Bosque. È la stagione della campagna vincente in Champions League dell’Inter di Josè Mourinho.

Nel basket? È la stagione che consacra Kobe Bryant ai Lakers con il leggendario quinto anello Nba conquistato dopo 7 gare con i Boston Celtics di Garnett, Pierce, Allen e Rondo. In Europa, invece, è l’anno dell’avvento della Turkish Airlines come sponsor ufficiale della nostra cara amata Eurolega, della telecronaca italiana targata Sportitalia e formata dal dynamic duo Nicolò Trigari-coach Dan Peterson. Dell’Eurolega che vede nuovi e vecchi volti del basket continentale che si scontrano nello storico tempio di Parigi-Bercy.

Già, è il 9 maggio 2010. Poco prima di quanto di storico lo sport ci abbia potuto regalare in quell’anno solare, ed un anno dopo  una delle finali più belle della storia della massima competizione cestistica continentale tra Panathinaikos e CSKA, sono Barcellona e Olympiacos a giocarsi il trono di campione d’Europa in terra francese.

L’atto finale della stagione 2009/2010 è sintomatico di una sfida da must-win per entrambe le protagoniste.

Il Barça, un po’ sorprendentemente è la dominatrice della stagione. Dopo il campionato spagnolo e la supercoppa spagnola conquistate nel 2009 lascia solo due partite per strada nel cammino che la conduce in finale. 10-0 nel Gruppo A di regular season, 5-1 nel Gruppo E di Top16 e il 3-1 nella serie Playoff contro gli acerrimi rivali del Real Madrid, consacrano gli uomini di Xavi Pascual tra i favoriti d’obbligo alla rassegna francese. Per certificare i progressi antecedenti alla finalissima, i catalani limitano a 54 punti realizzati il CSKA nella prima semifinale, staccando così il pass per la finalissima del 9 maggio.

Ad attenderli c’è nuovamente una squadra greca. Non il Pana, ma l’Olympiacos di coach Giannakis. La differenza tra il cammino quasi perfetto dei catalani e i biancorossi ellenici sta nella costanza. L’Oly a tratti balbetta durante la stagione (8-2 in regular season nel gruppo B, 5-1 di record nelle Top16), ma la dimostrazione che la vera palma di numeri uno d’Europa per talento e individualità sia la loro, lo dimostrano in lungo e in largo per gran parte del torneo fino al 3-1 rifilato ai Playoff all’Asseco Prokom e nei premi individuali della stagione presi dagli uomini biancorossi.

Sono Milos Teodosic (MVP della stagione) e Linas Kleiza (vincitore dell’Alphonso Ford Trophy) i leader tecnici di una squadra ricca di talento che prima della sfida con il Barça, deve sudare le famigerate sette camicie per avere la meglio del Partizan Belgrado di Jan Vesely, Bo Lester McCalebb e Vladimir Lucic (83-80 dopo un Overtime) in una delle semifinali più belle della storia dell’Eurolega moderna.

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Siamo dunque al giorno della finalissima e qui tutti i pronostici, tutto quello che di bello si è visto in questa grande annata si traduce in un mix che unisce alla perfezione difesa, organizzazione, pathos ma soprattutto tanto, troppo talento.

Xavi Pascual, condottiero catalano, decide ancora una voltadi tenere Lakovic al limite delle rotazioni, continuando a dar fiducia a Victor Sada come secondo di un tale Ricky Rubio che di lì a poco comincerà a mostrare grandi segni di crescita anche in Nba. Il nostro Gianluca Basile come cambio naturale di Juan Carlos Navarro. Terrence Morris e Pete Mickeal a fare lavoro di aiuto in area, con Ndong e Fran Vasquez a fermare al meglio il devastante pacchetto lunghi ellenico.

L’Oly ha ‘Big’ Sofo Schortsanitis, Ioannis Bourousis, Josh Childress, tale Patrick Beverley, l’irreprensibile Theo Papaloukas e un giovanissimo Sloukas pronti a dar una mano ai già citati Teodosic e Kleiza dominatori individuali della stagione.

L’obiettivo della partita è uno solo: chiudere le maglie in difesa e mostrare in attacco due tipi di gioco completamente agli antipodi.

La squadra che lo fa meglio sin dall’inizio è quella spagnola.

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Gli aiuti continui degli esterni e le stoppate di Fran Vasquez sono orgasmo puro per i tifosi catalani, che in attacco sembrano liberi da ogni pressione e attaccano con una calma e una rapidità d’esecuzione degna dello small ball attuale che ci accompagna da ormai 3/4 stagioni.

Papaloukas sfida Navarro come nelle battaglie del decennio appena passato, ma la guardia spagnola sembra averne tranquillamente di più. Domina completamente la partita dall’inizio alla fine, guidando e battagliando per tutto il campo come se fosse la sua ultima partita della carriera.

Il Barça è un orchestra che viaggia sulle ali dell’entusiasmo, mentre l’Oly vede Kleiza quasi sparito, Teodosic, reduce da un intossicazione alimentare antecedente alla rassegna di Parigi-Bercy, troppo falloso e quasi mai pienamente in partita.

Lo spartito continua per tutti gli altri 20 minuti di gioco: a tratti gli ellenici ci provano con tutte le forze ma tutte le individualità non ragggiungono la coesione e il gioco collettivo del Barça.

I catalani, dopo la storica finale del 2003, tornano sul tetto d’Europa con il concetto “Noi meglio dell’io” o delle tante, troppe personalità presenti nella super squadra ellenica.

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Xavi Pascual vince la sua prima ed unica Eurolega ad ora affermandosi come terzo tecnico più giovane a vincere questa competizione.

Juan Carlos Navarro MVP e dominatore della sfida. Abbacinante, abbagliante, di un talento stordente ad ogni singola giocata che ha steso l’Olympiacos.

Infine un italiano vince l’Eurolega: èO’ Mago di Ruvo di Puglia” Gianluca Basile (terz’ultimo in via cronologica dopo Hackett nel 2019 e Datome nel 2017).

La sua tripla ha fatto partire i festeggiamenti, come lui stesso 19 anni prima aveva vissuto con la sua nazionale all’europeo del 1999 sempre a Parigi-Bercy. 

Luogo che consacra ancora una volta il collettivo che ha fatto del noi la sua forza più grande.

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