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Dentro la crisi del Maccabi Tel Aviv: anche Neven Spahija rischia di finire nel cestino

Maccabi Tel Aviv. Presente. Fuori dai playoff di EuroLeague. Secondo posto nel campionato nazionale. Una Supercoppa in tasca, ma la Coppa è un obiettivo morto in finale. La domanda che si pone EuroDevotion è una e una sola: e se la conduzione di Neven Spahija finisse nel cestino come quelle di Guy Goodes (oggi assistente), Zan Tabak, Erez Edelshtein e Ainars Bagatskis prima di lui?

Prima di tutto, un dovuto contesto storico. Il Maccabi Tel Aviv, dopo l’accoppiata di David Blatt (campionato+Coppa), ha raccolto nei successivi tre anni un solo playoff di EuroLeague, e zero scudetti nazionali. Non una consuetudine, visto i 51 titoli su 63 edizioni, non per forza un fallimento scevro da contingenze, visto che dal 2015 la lega israeliana ha inserito la formula delle Final Four per assegnare il titolo. Un po’ come in VTB quest’anno. Cska, puoi tremare.

Con questo bagaglio, mancare i playoff di EuroLeague può essere un problema, anche per chi in estate ha firmato un contratto sino al 2020. D’altronde, credere che tutto sia girato nel ko del 28 marzo a Vitoria, sarebbe fuorviante: il Maccabi è vittima di sè stessa, come tutte quelle squadre che perdono sei delle ultime sette gare quando l’obiettivo pare ad un passo.

Nel fine settimana è arrivata anche la sconfitta nel derby con l’Hapoel, e in società sono iniziati i processi. Shimon Mizrahi (qui nell’intervista concessa a EuroDevotion alcune settimane fa) ha riunito nei suoi uffici il referente della squadra, Nikola Vujcic, e coach Neven Spahija. Il coach croato, a quanto pare, ha indicato nelle regolamentazione della Lega (massimo cinque stranieri in campo) una zavorra non da poco per la costruzione di un gruppo da EuroLeague.

In realtà, la «luna di miele» pare terminata. Spahija ha di fatto rotto da tempo (l’ex capitano Itay Segev non vede più il campo in EuroLeague da gennaio, e tra febbraio e aprile ha solo cinque presenze in patria) con la componente israeliana del roster, e la stampa pare essersi stufata dell’analisi «condannati dalle palle perse» offerta dopo ogni sconfitta.

Lo stesso Mizrahi imputa al coach croato una mancanza di «lucidità» nel corso delle gare, con frequenti falli tecnici e espulsioni. Ultimo caso, proprio il derby di Tel Aviv, quando il direttore di gara ha comunicato a Spahija di comprendere perfettamente le sue imprecazioni in croato, consigliandolo di cambiare atteggiamento pena l’immediata espulsione. Un ultimatum, che ha costretto Mizrahi a tranquillizzare personalmente Spahija. Una fonte interna, si sarebbe espressa così al sito sport5.co.il: «Non è la prima volta che Spahija reagisce negativamente alle pressioni di una partita. Questo sta causando disordini anche nella testa dei giocatori».

E torniamo al punto di partenza. Il Maccabi è fuori dai playoff di EuroLeague, Glen Rice Junior (e il suo Holon) lo spauracchio perfetto nella finale per il titolo. Neven Spahija, oggi come oggi, rischia lo stesso fallimento dei suoi predecessori. E la medesima fine.

Alessandro Luigi Maggi

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