Shimon Mizrahi: «Che sfide con Milano, Peterson e Meneghin. Poi quel 2014…»

E’ un uomo al comando da quasi 50 anni, ha fatto e  sta tuttora facendo la storia dello sport israeliano nella sua espressione migliore, quel Maccabi Tel Aviv che è orgoglio nazionale assoluto. E’ stato amato e discusso,  a tal punto da scomodare perfino l’Alta Corte di Giustizia di Israele quando fu premiato, nel 2011, col massimo riconoscimento sportivo del suo paese (Israel Prize for Sports). Nel 2007 Time Magazine lo riconobbe come il 16mo dirigente sportivo più importante al mondo, davanti anche a David Stern, allora Commissioner NBA. Divenne presidente del Maccabi a soli 29 anni, nel 1969, salvando il club dalla bancarotta e facendolo diventare in breve una vera e propria organizzazione sportiva professionistica di alto livello. Ha vinto tanto, ha vinto sempre e non pare per nulla intenzionato a smettere di farlo, nonostante le recenti difficoltà,  a livello di risultati, inusuali per chi era solito dominare in patria.

Shimon Mizrahi è la pallacanestro, non certo solo israeliana, e poterlo incontrare, prima della gara di Milano,  è un assoluto privilegio per chi di questo giochino si ciba quotidianamente.

In poco meno di 50 anni di Maccabi ha vissuto decine di sfide decisive tra Tel Aviv e Milano: quali sono i suoi ricordi più significativi?

«Sono tantissimi, partite memorabili, giocatori memorabili. Difficile separarne una dalle altre».

Proviamo a ricordare quella doppia finale tra il 1987 ed il 1988, Losanna e Gand: back-to-back milanese…

«Certo, che squadra incredibile era quell’Olimpia. Ho appena incontrato Dan Peterson, l’ho abbracciato a lungo, lui è stato parte fondamentale di quell’epoca, ha scritto la storia del basket e di quella rivalità. Che poi ha vissuto altre tappe: ho ottimi ricordi recenti, quel 2014 magico per noi, proprio qui al Forum nei Playoff e nelle Final 4».

Io ebbi la fortuna di essere dentro lo spogliatoio (in realtà mercato dei polli adattato…) di Gand, dopo il trionfo di Milano, e vissi in diretta l’abbraccio di Miki Berkowitz a Dino Meneghin dopo l’assegnazione del trofeo: in quell’abbraccio c’erano rispetto, dignità ed amore per il gioco. Forse la cosa più bella cui abbia mai assistito, tra due dei più grandi di sempre. Vede oggi qualche giocatore in grado di ripetere gesta significative come quelle di gente come Miki e Dino?

«Sai, tanto è cambiato, le regole sono cambiate, il gioco stesso e la sua organizzazione sono cambiati. Molto difficile trovare uomini che possano avere lo stesso peso che ebbero due giganti come loro all’interno di un club. Sono uomini tra i più grandi di sempre. Oggi i giocatori cambiano spesso squadra e quindi è assai difficile ripetere determinate carriere».

State cercando di riproporre un’idea di identità israeliana all’interno della squadra?

«Ci proviamo, ci lavoriamo, ma non è facile. Dobbiamo puntare sui nostri giovani, ma al tempo stesso questa competizione ci richiede di essere competitivi da subito. E’ un processo lungo, ma volgiamo gente che sia orgogliosa di vestire questa maglia, come lo erano i nomi che hai citato prima».

Jasikevicius, Parker, Burstein, Vujcic, Baston: è una melodia per gli appassionati del gioco, è molto di più per i tifosi del Maccabi. Quella squadra del 2004 è stata la più grande di sempre? (ndr il sorriso di Mr Mizrahi si illumina)

«Si!» (ndr senza esitazione alcuna)

Il suo sorriso mi fa pensare ad una amore sconfinato per quell’edizione della sua squadra: qualcosa in particolare?

«Anthony Parker. Un campione infinito ma soprattutto un uomo eccezionale, una persona che lascia il segno. Straordinario».

Mi tolga una curiosità.. Due anni fa incontrai David Blu il quale mi disse che all’estero tutti si vestono di giallo e  blu, mentre in Israele il Maccabi è odiatissimo. Me lo conferma?

«Il fatto è che tutti vogliono vestire la maglia del Maccabi… Adesso però devo andare, c’è un partita da giocare, è stato un piacere».

Il piacere, come l’onore assoluto, è stato tutto mio. L’intervento di autorità verso la propria panchina, durante la gara, con il quale fa notare, a ragione, un dettaglio su falli e punteggio, dà pienamente l’idea dello spessore del personaggio. L’imminenza della gara ci ha impedito di porre un’ultima domanda che riguardava un paragone azzardato tra Pini Gershon e David Blatt, ma si sa, la gara più difficile è sempre la prossima..

Immancabili, cravatta e  sciarpa gialla stazionano sotto il canestro, vicino al suo Maccabi,  quella creatura che gli sta sotto pelle come niente altro al mondo. Da sempre e per sempre.

 

 

 

 

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