LBA Finals | Virtus Bologna – Olimpia Milano (G1): I biancorossi strappano il fattore campo

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La prima edizione della più grande sfida è dell’Olimpia, che emerge in una partita fisicamente intensissima e mette grande alle VuNere in vista di Gara 2

Una gara fisica, di lotta, di ritmi bassi e dalla quale serviva uscirne brutti, sporchi e cattivi, una tipologia di match che non può che trascinare le sorti del duello dalle parti della Lombardia. L’Olimpia espugna la Segafredo Arena, illibata in LBA.

Le scarpette rosse rimangono per quasi tutta la partita davanti nel punteggio, sebbene lo scarto rimanga ridottissimo, oltremodo sottile, fino alla spallata milanese del terzo quarto, che ha dato vita al tesoretto custodito con freddezza nel finale di gara, nonostante l’orgoglio virtussino.

Si tratta di un primo atto, sicuramente determinante per le dinamiche della serie, ma che ancora attende capitoli futuri. Il risultato della Segafredo Arena è di 66-62, proveremo ad analizzarne i significati in classico stile Eurodevotion.

Olimpia, difesa e rimbalzi l’antidoto alla Virtus

La versione di Milano che abbiamo visto difensivamente è stata ottima per tutte le ottime risposte che ha saputo opporre al temibile attacco bolognese.

La squadra di Scariolo ha sicuramente dei demeriti in tutto ciò, ma l’Olimpia ha fatto un lavoro egregio in moltissimi elementi che, altrimenti sarebbero stati decisivi per la Virtus.

La prima cosa è stato il controllo del ritmo, condotto così sicuramente in un territorio che sorride ai biancorossi. Soprattutto è stata realizzata un’ottima difesa in transizione, con rientri difensivi sempre molto ben organizzati e ben eseguiti dall’estrema attenzione dei singoli. La Virtus ha corso in pochissime occasioni durante tutti i 40′.

In questa situazione, ha funzionato benissimo un lavoro eccellente a rimbalzo, che ha spezzato sul nascere il più tradizionale innesco di una transizione veloce. I ragazzi di Messina sono andati a rimbalzo in tanti e con la giusta cattiveria e agonismo, risultando vincenti in un settore che non sempre finisce sotto il loro controllo. L’Olimpia vince il confronto 50-41, ma soprattutto sbanca il botteghino sul tema delle carambole offensive, ben 17, impedendo così in molte occasioni una ripartenza rapida.

Ancora, molta applicazione c’è stata nell’inibire la fisicità degli avversari, con ben pochi successi in tutti gli 1vs1 spalle a canestro che si poteva pensare avrebbero particolarmente ferito Milano. Abnegazione sui cambi difensivi, raddoppi portati con tempi giusti e allerta simbiotica di tutti i componenti della retroguardia, infine ricezioni concesse nella maggior parte dei casi in modo statico.

L’attacco milanese, il cinismo sopra la qualità

La partita è stata particolarmente brutta, bloccata, tignosa, e l’Olimpia è stata brava a portarla dalla sua parte con la convinzione, con la freddezza, più che con la mirabolante efficacia offensiva. Più spada che fioretto, insomma.

I biancorossi hanno sfondato la difesa di Scariolo sulla classica situazione di pick and roll tra Chacho e Hines, con la quale sono stati prodotti più e più punti, soprattutto nella primissima fase della gara. Al di là di quello, poche però sono state le alternative offensive offerte dall’Armani Exchange.

Con il miglioramento avversario nella situazione che tanto aveva punito la Virtus, l‘Olimpia ha agito sfruttando le individualità e ricercando le situazioni a lei più favorevoli, oltre che nutrendosi con opportunismo dei rimbalzi offensivi di cui sopra. Le giocate spettacolari di Shields, i vantaggi in post di Datome su Teodosic, due degli esempi più lampanti.

Il danese esplode nei quarti centrali, prende per mano l’Armani Exchange quando il pericolo di rimanere a secco sembrava concretizzarsi minaccioso e deflagra nel parziale del terzo quarto, dove frantuma il diretto marcatore in 1vs1, mettendo in grave difficoltà Cordinier. L’italiano, dopo un primo tempo di tiri ben presi, ma falliti, infila una serie di giocate di enorme peso specifico.

Lo stesso cinismo infatti ha guidato la truppa di Messina anche nella fase finale, con la capacità di rimanere fredda nei dettagli, laddove la bolgia bianconera stava spingendo i suoi alla incredibile rimonta.

Una nota però risulta un interessante punto a favore per l’attacco biancorosso. L’Olimpia aveva in passato faticato enormemente a portare a casa punti in area contro la Virtus, oggi vince tirando il 13% dall’arco. Questo vuol dire che le sole 3 triple di Milano, sono state pareggiate da un attacco del pitturato non clamoroso, nè egemonico, ma sicuramente sufficientemente presente per compensare la scarsa vena dall’arco.

Segnali contrastanti per il seguito della serie, una cosa è certa, la difesa rimarrà determinante: subendo 62 punti si può vincere anche con un rendimento offensivo poco brillante.

Una Virtus troppo brutta per essere vera

E nonostante questo, le VuNere sono comunque andate a un passo dal riuscire a spaventare l’Olimpia nel finale. Fatto che ci dice sicuramente molto sul fatto che la serie sia soltanto all’inizio.

La squadra di Scariolo paga due momenti difensivi particolarmente lacunosi, a inizio gara sul roll di Hines e nel terzo quarto, di fronte all’ottima vena offensiva di Milano e alla sua buona circolazione di palla, che si innesta su uno scarso rendimento sugli esterni. 11-0 biancorosso, letale in una gara bloccata, partite nelle quali solitamente la prima squadra che impone un break acquisisce un vantaggio importantissimo.

Mancano però anche tanti protagonisti, si salvano solo il cuore di Milos (16 punti), Sampson e il suo ottimo rendimento nella ripresa, la garra di Hackett, il più appropriato cui affidarsi quando il gioco si fa duro, sebbene si debba riconoscere che abbia giocato una prova molto nervosa e abbia sbagliato i liberi del potenziale aggancio con l’inerzia a favore.

La Virtus non è riuscita a sfruttare a pieno i suoi grandi corpi. Jaiteh ha toppato terribilmente, non si è mai imposto sulla gara in nessuno degli ambiti in cui serviva, che fosse a rimbalzo, spalle a canestro o in difesa. Shengelia è stato esposto in tutte le sue incertezze, sfidato più e più volte dai 6,75m (0/4 il dato finale), e solo nel finale ha fatto qualche giocata di energia. Le ricezioni profonde sono state rare, non ottimali, poco efficaci e Bentil si è dimostrato una più che dignitosa alternativa a Melli in single coverage sul georgiano.

La coppia Weems-Cordinier ha giocato una gara di sostanziale nulla, Pajola ha faticato a lasciare il segno. Troppi forfait agonistici che hanno condizionato sostanzialmente l’esito finale.

Ricarichiamo le pile, tra 48 ore sarà un’altra battaglia.

Photo credit: Olimpia Milano Twitter, olimpiamilano.com, Virtus Bologna Twitter

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