Pablo Laso ed il Real Madrid: la crisi è nera, i dubbi sull’allenatore sono follìa pura

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Real Madrid alle prese con una situazione che definire incredibile è assolutamente limitativo. Ma può essere Laso il problema? No, mai!

Belgrado, 8 marzo 2022: su un parquet storico e senza eguali come la Aleksandar Nikolic Arena arriva il Real Madrid.

Detta così non c’è nulla di strano, una sfida di Eurolega come altre centinaia tra due club quasi sempre protagonisti a questi livelli. E no, qualcosa di strano c’è…

I “blancos” che arrivano in Serbia non sanno più vincere, dopo che fino a gennaio erano considerati una superpotenza pressochè inavvicinabile, una corazzata quasi senza rivali anche in Eurolega.

Il Real

Ed il verdetto di Belgrado è l’ennesima conferma di un tunnel in fondo al quale non si vede luce.

Il 20/6 prima della palla a due, oggi 20/7 in attesa della cancellazione di tutte le gare contro le squadre russe, era 20/3 il 4 febbraio, quando al Wizink Center fu fatto a pezzi lo Zenit (85-64). Poi sono arrivati tre crolli estremamente pesanti. Ad Istanbul, segnando 51 punti (subendone 66), in caso nel “clàsico” europeo (68-86) con quel terribile 8-28 del primo quarto ed infine la prestazione difficilmente accettabile di Kaunas, dove il 68-47 lituano fece registrare il minimo storico di punti segnati nella manifestazione, battendo i 49 di una miserrima notte della prima decade del secolo in cui la squadra allora allenata da Ettore Messina ne mise 49 sul campo di Charleroi. Al ritorno, un mese dopo, i belgi furono regolati 94-45.

Nulla di meglio, anzi perfino peggio, in Liga. Dopo il totale dominio della prima parte di stagione (16/1 dopo la netta W casalinga su Zaragoza del 16 gennaio) il parziale è stato altrettanto sgradevole: sconfitta nel “clàsico” nazionale 75-85, sempre in casa, seguita da altre tre cadute sul parquet amico contro Andorra, Valencia e Baskonia, quest’ultima figlia di una secondo tempo inguardabile domenica scorsa. Non basta certo lo zuccherino del sofferto successo al Martin Carpena di Malaga per vedere il bicchiere anche solo parzialmente pieno.

Ma cosa succede a chi solo poche settimane fa sembrava anche abbastanza nettamente la miglior squadra del continente?

Questa squadra non fa più canestro e non lo fa perchè sta giocando male, l’esatto opposto di quanto ci ha mostrato Laso in un decennio e più di pallacanestro allo stesso tempo spettacolare e vincente.

Se in Liga lo score offensivo nelle sconfitte ha detto 75, 83, 93 e 72, anche perchè i ritmi del torneo iberico sono molto più alti rispetto a quelli continentali, proprio qui, in Eurolega, i numeri sono stati allucinanti: 51, 68 e 47, prima di ieri sera quando si è semplicemente confermato il tutto mettendo a referto la miseria di 62 punti. 57 di media in 4 gare, francamente è dura trovare anche le parole per descrivere un rendimento così inefficace.

Perchè non si segna più? Perché in regia è completamente sparito Heurtel, che stava facendo benino, mentre Williams-Goss purtroppo appare un gradino sotto questo livello. Resta il solo Llull, al quale non si può chiedere però di essere il play puro che non è mai stato così come non glielo si può chiedere per oltre 20 minutia a gara, vista la storia recente di infortuni gravissimi. L’assenza di Causeur, giocatore fondamentale per gli equilibri della squadra nei momenti più importanti, ha poi certamente il suo peso.

Perchè non si segna più? Perchè Guerschon Yabusele sta affrontando una sorta di “rookie wall” ad alto livello, dopo un inizio fenomenale che lo aveva reso minaccia totale, esterna ed interna. E proprio tutto il peso del gioco interno è sulle spalle di Walter Tavares, che continua a sfornare doppie-doppie senza problemi ma che non può essere unica soluzione in pressochè totale latitanza dell’altra torre gemella, quel Vincent Poirier decisamente alle prese con un momento di totale insipienza.

Adam Hanga ed Alberto Abalde incidono solo a tratti, Jeffery Taylor è sempre positivo ma principalmente sul lato difensivo del campo, Rudy si fa in quattro ma anche per lui, come per Llull, vale il discorso di una certa sovraesposizione non bilanciata di fronte all’età, mentre Randolph e Thompkins, rientrati dopo lunghissime assenze, sono ancora lontani dalla migliore forma, col secondo molto più avanti del primo.

Gabriel Deck è la situazione se vogliamo più incredibile, anche se certe cose una spiegazione la possono avere. Semplicemente impalpabile, ad anni luce dal giocatore che conoscevamo come uno dei migliori nel ruolo in Eurolega. Ma i mesi di sostanziale inattività agonistica in NBA pesano, non smetterò mai di sottolinearlo.

Tutto ciò porta ad un dato che è fondamentale per capire il rendimento attuale dei “blancos”: in queste 4 sconfitte il Real ha tirato dall’arco 18/104 pari al 17,3% !!! La squadra di Laso si affida alle conclusioni da tre punti nel 42% delle azioni offensive, dietro solo ad Oly, Efes e Cska in EL. E’ ovvio che se una situazione di tale importanza e ripetitività ha numeri così miseri, si capisca facilmente dove stia un problema basilare.

E 18 canestri su 104 tentativi non possono assolutamente essere figli di soli palloni che non entrano. Lo sappiamo noi e lo sa meglio, soprattutto, Laso, che da grande allenatore quale è ha voluto dare un messaggio di fiducia ai suoi dopo la gara con la Stella Rossa, parlando di «ottimi tiri che non hanno avuto successo e di una qualità discreta visti anche i 20 assist» ma che tra le mura di Valdebebas crediamo tratti il tema in maniera differente.

La difesa, per chiudere il tema tecnico, è a tratti ancora eccellente, ma non può certo bastare. Il Real dell’era Laso ha sempre utilizzato la sua efficacia difensiva come nutrimento fondamentale per un attacco che si basava su transizione rapida se non vero e proprio contropiede, come avveniva in quella conduzione laterale a guida Sergi Llull che ha scritto alcune tra le pagine più belle di questa competizione. In questo memento, di tutto ciò, non vi è traccia.

Nei giorni scorsi la stampa spagnola, mai leggera in questi casi, ha prontamente voluto proporre situazioni di rischio legate alla conduzione tecnica di Laso.

Pablo Laso

Marca, titolando “Una leggenda sul filo” ha parlato di possibile fine di un’era per ragioni anche legate ai rapporti con lo spogliatoio, sebbene il Coach vitoriano abbia lo sponsor più grande in casa madridista, ovvero il Presidente Florentino Perez che lo considera, assai giustamente, una leggenda e parte fondamentale dei momenti più alti raggiunti dal Real nel millennio. “Crisi di gioco, di risultati e di identità”, inizia così l’articolo pubblicato prima di Belgrado, dopo la caduta in Liga col Baskonia. Il tecnico, secondo il media della capitale sarebbe “seriamente messo in dubbio nel club per la seconda volta dopo l’estete 2014” anno che precedette i trionfi del 2015. “Una frana del genere a metà stagione non si era mai vista prima” è altra considerazione espressa a firma Nacho Duque, che continua facendo notare come, diversamente da quanto pensa il Presidente, “all’interno del club ci sia chi ritiene che il Coach abbia perso il controllo dello spogliatoio in maniera irrecuperabile e si denoti l’usura derivante da un ambiente che ha divorato tanti allenatori prima di lui”.

Entra nei dettagli anche El Nacional, che è voce catalana e non è un dettaglio, dopo la Copa del Rey vinta dal Barça ha proposto un’analisi che nelle sue conclusioni dimostra dichiarata appartenenza. Viene indicato un certo malcontento da parte dello stesso Florentino Perez, che avrebbe messo sotto osservazione 5 nomi principalmente. Llull, verso il quale la fiducia non sarebbe più la stessa, Williams-Goss, non ritenuto da Real, Gabriel Deck, per un rendimento incomprensibile, ed i due rientranti da lunghi infortuni, ovvero Thompkins e Randolph, troppo lontani da quello che dovrebbero dare. Particolare come ci si riferisca al fatto che la sezione basket sarebbe servita al Presidente per coprire le “vergogne del calcio”. Ecco un altro esempio che attesta come quando la stampa tifa non è semplicemente più stampa…

Ora, tralasciamo pure, ed è difficile farlo, un viaggio nel numero di titoli, di giovani giocatori lanciati ad alto livello e nella continuità di rendimento senza precedenti vista nell’era Laso iniziata nel 2011, ma pensare semplicemente che il problema sia legato ad un allenatore di questo valore, uno dei tre migliori dell’ultimo decennio europeo con Obradovic ed Itoudis, ci pare una chiara ed evidente follia.

Come poi si possa credere che tutto quanto fatto sino a fine gennaio possa essere messo da parte per qualche settimana certamente negativa ma che può tranquillamente essere ribaltata di qui sino a fine stagione, ci risulta ancora più incredibile.

«Dubbi su Laso? Non credo che chi capisce un poco di pallacanestro possa dubitare di Laso»

Ci viene in aiuto Lucas Victoriano, argentino ex Real oggi allenatore dell’Atletico central de Cordoba in patria, visto anche in Italia nei primi anni del millennio e recentemente intervistato da Radio Marca.

«Dubbi su Laso? Non credo che chi capisce un poco di pallacanestro possa dubitare di Laso. E’ un allenatore incredibile, chi meglio di lui? Pablo ha cambiato il Real ed il basket europeo poiché prima del suo arrivo il gioco stava andando nella direzione dei pochi possessi. E’ tornato a cercare e rispettare il talento. Lo ammiro molto e sarei incapace di dubitarne».

Continua l’ex “merengue”. «Sostituire il Chacho e Doncic era difficile ma è stato fatto al meglio, oggi sostituire Campazzo sembra molto più complicato. Credo che a fine stagione si farà qualcosa in questo senso, ma oggi le cose paiono più brutte di quello che sono anche per un po’ di sfortuna dei giocatori nel ruolo».

«Sono poi sicuro che al Real manchi Campazzo come a Campazzo manchi il Real, lo sanno reciprocamente, ma non vedo un ritorno nel breve di Facu della NBA».

In aggiunta al parere dell’ex madridista riportiamo anche quanto ha detto Sergio Scariolo durante la puntata di AREA 52 andata in onda lunedì. Richiesto di un parere sul fatto che anche un grandissimo come Laso potesse essere in discussione, il Coach della Virtus è stato chiarissimo: «Hanno perso diverse partite, ci sono dei problemi, ma personalmente, pur ricevendo la rassegna stampa dalla federazione spagnola quotidianamente, non ho letto di nessuno, che abbia titolo per farlo, che possa mettere in discussione Pablo Laso».

Le parole di Scariolo ci pare che sottolineino come un conto siano le voci di una certa stampa ed un conto sia invece la realtà.

Ci sentiamo infine di aggiungere che è certamente reale come la panchina di Madrid abbia in passato mangiato diversi grandi allenatori, è stato così anche nel calcio, ma una cosa che abbiamo imparato a capire di Pablo Laso è che la sua intelligente personalità gli ha permesso di comprendere bene cosa sia il Real e quindi di realizzare che per quanto un allenatore sia bravo, lì non sarà mai più importante del club, che non caso è considerato il più importante al mondo. Non è per nulla un dettaglio.

Detto tuto ciò da parte nostra ci sentiamo di ribadire come se è vero che il mestiere dell’allenatore è sempre in pericolo, come ci insegna la storia, lo è altrettanto il fatto che sì, il Real ha evidenti problemi nell’ultimo mese, tuttavia ritenere che un allenatore del calibro di Pablo Laso possa esserne la causa ci pare francamente fuori luogo. O meglio, una follia vera e propria senza alcun senso.

(Foto: Marca e Twitter Real Madrid)

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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