Legabasket, le domande di una giornata decisiva

alberto marzagalia
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Legabasket in riunione questa mattina. La questione della capienza agita le acque.

Incontro fondamentale nel pomeriggio di oggi per la LBA. Ci si gioca tantissimo del futuro e della credibilità del movimento.

Legabasket

Tra 35% e 50% la discussione non sarà facile, ma il discorso dovrebbe andare ben oltre.

Ieri vi abbiamo presentato il nostro punto di vista, auspicando che da questa assemblea possa uscire un documento comune, forte e senza che le orecchie dei muri lascino intendere divisioni insanabili. Se poi il tutto avesse il forte supporto di due club fondamentali come Olimpia e Virtus, allora assumerebbe connotati ancora più chiari ed importanti.

Oggi proponiamo solo alcuni temi legati al dibattito, tutte cose che speriamo possano essere chiarite.

Eccoci, quindi…

  • La tesi che ritiene il 35% insufficiente per ripartire è rispettabilissima, come ogni idea che venga correttamente circostanziata. Appunto, sarebbe ideale che oltre a dire “non partiamo” si chiarissero le ragioni per cui si sostiene questa soluzione. Senza dubbi e senza zone d’ombra.
  • Problema sponsor. Già in un clima economico non dei più brillanti, come si comporterebbero gli sponsor in caso di temporanea serrata? Se si presentano soluzioni a questo potenziale problema allora la stessa tesi assume maggior forza.
  • Problema televisioni. Cosa succede coi contratti televisivi se ci si ferma inizialmente? Vengono sospesi, risolti o magari si cade in questioni legali?
  • Recuperi. Se oggi ci si dovesse fermare, come si troveranno date per i recuperi in un calendario già intasato con mezza serie A impegnata con le coppe europee? Serve risolvere oggi, dopo sarebbero solo polemiche strumentali.
  • Coppe. Se ci si ferma perchè si ritiene che il 35% concesso sia troppo poco, cosa si fa in settimana quando si giocano le coppe? Si scende in campo oppure no? Vale la pena ricordare ciò che potrebbe accadere alle squadre di Eurolega (Milano) e di Eurocup (Bologna, Venezia e Trento): da quanto confermato dopo l’approvazione dei protocolli di ieri, se una squadra non scende in campo per una ragione che non sia legata ad un provvedimento delle autorità locali che impedisce direttamente la disputa della gara, perde 20-0 alla prima occasione e viene esclusa dalla competizione in un secondo caso.
  • Pubblico. Non sarebbe pericoloso fermarsi ed accrescere la possibilità, oggi reale, di un disamoramento ancor più forte dei tifosi? Di questo si è parlato troppo poco, forse mai.
  • In caso di ripresa regolare dell’attività come da calendario, accettando il 35% attuale, c’è il pericolo che alcuni club non “arrivino a fine mese”, come si dice in questi casi, ovvero non siano in grado di rispettare i contratti sottoscritti? Se è così, queste impossibilità non erano chiare da mesi? Ed allora perchè si è arrivati ad oggi, con la Supercoppa già iniziata ed il campionato alle porte? Era così impossibile fare due conti 6-8 settimane fa?

Noi ribadiamo la nostra semplice opinione. Qualunque risultato possa emergere dalla riunione di oggi è necessario che il documento che ne esce sia forte ed almeno formalmente condiviso.

Virtus e Olimpia

Mai come in questa situazione serve che il “bene comune” sia sopra tutto e tutti. E le responsabilità di Olimpia e Virtus, come leader del movimento, sono fondamentali. Due gruppi imprenditoriali di questa portata devono essere la guida ed hanno organizzazione, esperienza e professionalità per farlo, nel rispetto delle proprie esigenze come di quelle di tutti gli altri club.

Altrimenti non si parli più di Lega.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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