Legabasket, battiamo un colpo? Ora o forse mai più

alberto marzagalia
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Legabasket alle prese con la riunione di domani in cui si dovrà, speriamo, intraprendere una strada comune sulla questione capienza. Ma non è solo un problema di 35 o 50%…

La Legabasket si trova finalmente domani per cercare di venirne ad una riguardo la questione della percentuale di presenza del pubblico nelle gare ufficiali che seguiranno.

Ecco, già qui c’è qualcosa che si fatica a comprendere ed accettare. Vuoi dire che le gare ufficiali sono già iniziate? Sì, dal weekend scorso si è in campo per la Supercoppa.

Quindi si discuterà di un problema che effettivamente riguarda eventi agonistici già completati? Purtroppo la risposta è ancora sì.

Tutto ciò sarebbe sufficiente per avere seri dubbi, ma quanto successo e quanto riportato da una certa stampa nelle ultime settimane fa temere anche il peggio, oltre che portarci lontano da quello che ci apre essere il problema chiave.

Facciamo chiarezza su un tema fondamentale: noi non ci permettiamo assolutamente di entrare nel dibattito, vergognosamente diventato territorio di scontro politico, sull’efficacia del vaccino e sulla possibilità che la famosa percentuale del 35% possa o debba essere aumentata. Abbiamo la nostra idea, ma si tratta di una personalissima opinione che non ha alcun valore o peso in mancanza di competenza specifica.

Detto questo sono ormai giorni che si legge una certa comunicazione cercare di supportare quelle che parrebbero presentarsi domani come le due linee di condotta principali, guidate da Olimpia e Virtus, nell’ordine di importanza a credibilità che preferite.

Ora, se c’è una cosa che non ci troveremo mai a supportare è il giornalismo schierato, stando rigorosamente dalla parte di chi, provando a fare della comunicazione, sa togliersi quella maglia che tutti noi sin da bambini abbiamo indossato come scintilla del fuoco della passione verso il gioco che ci anima.

E proprio per questo, ci pare senza alcun senso ridurre la questione ad un semplice “ha ragione l’Olimpia che vuole partire col 35% per poi dimostrare che si possa crescere con attenzione e cura dei dettagli legati alla sicurezza” piuttosto che “ha ragione la Virtus, il 35% è troppo poco, quindi non vale la pena partire”.

E’ normale, quasi naturale che di qui a giugno, ogni maledetto giorno, qualunque questione verrà sempre interpretata in una battaglia sull’asse Milano-Bologna, ancor più dopo il verdetto tricolore 2021. Riteniamo sia un bene, quando si parla di campo e di dialettica legata ad esso, in fondo molti di noi sono cresciuti nell’indimenticabile spettacolo messo in atto da grandissimi attori quali Bianchini e Peterson, tuttavia qui si è oltre e non è possibile ridurre tutto a Milano-Bologna.

E’ tipicamente italiano arrivare in prossimità di una situazione irrisolta senza averne preso in esame i dettagli per tempo: abbiamo esempi dalla politica quotidianamente, difficile pensare che dalla politica sportiva arrivi un messaggio diverso.

Olimpia e Virtus sono due grandissimi club che possono provare a portare il movimento baskettaro italiano fuori dalla palude in cui è caduto da più di 15 anni. La loro rivalità può essere traino determinante, insieme alla Nazionale, ma due eccellenti imprenditori che decidono di puntare sulla pallacanestro non possono essere solitari e nemmeno troppo individualisti. Senza una lega che abbia un pensiero forte, il movimento ha pochissime possibilità a qualsiasi livello.

Domattina quella Lega dovrebbe, con gravissimo e colpevole ritardo, aprire una discussione che potrà anche essere dura, ma alla fine ciò che emergerà dovrà essere una posizione che dia un’idea di compattezza e di decisione, qualunque essa sia. E sarebbe splendido che fosse portata vanti, anche a mezzo stampa, proprio da quei due club che paiono oggi essere gli unici mediaticamente coinvolti nella discussione.

Nonpossimao ridurre tutto al fatto che il governo ha altro a cui pensare. Il governo ha sempre altro a cui pensare, ma ogni cosa ha la sua importanza e sottovalutare quella dello sport e della sopravvivenza dello stesso sarebbe imperdonabile e con conseguenze gravissime. Sì, perchè di sopravvivenza si tratta, per moltissime attività.

Qualcuno si è mai chiesto che impatto devastante potrebbe avere sulla generazione dei giovani un disamoramento nei confronti dello sport? Mai sentito nessuno parlarne in questi giorni, mentre si litiga su chi è più bravo tra 35 e 50%!

Qualcuno si è mai chiesto qualcosa su quell’impatto terribile nei confronti di una generazione, sempre quei giovani, che ha dovuto affrontare quasi due anni di vita, nel pieno della propria formazione, a cui non era assolutamente preparata?

Questo per noi rappresenta il punto più importante della faccenda, senza alcun dubbio a riguardo.

Poi possiamo correttamente porci delle domande su come sia possibile solo nello sport impegnarsi in certi contratti col dubbio che senza gli introiti del botteghino non sarebbero sostenibili.

Possiamo chiederci, magari dando un occhio a quanto succede in altri sport, se possa mai esser logica la politica dell’innalzamento dei prezzi dei biglietti per recuperare quanto perso durante la pandemia, in totale controtendenza nei confronti del mondo reale. A tale proposito, lo sanno i dirigenti sportivi che in quel mondo non puoi certo permetterti oggi di aumentare il prezzo dei tuoi prodotti per rientrare delle perdite, pena non essere più competitivo sul mercato?

Potremmo anche chiederci se qualcuno si è interessato al fatto che prima di riavere un palazzo pieno dovremo confrontarci sia con chi non può permettersi oggi una spesa per un evento sportivo, dopo 20 mesi di sacrifici enormi, sia con chi ha ancora una legittima paura nel partecipare ad un evento in cui vi sia una certa folla, nonché con chi ha oggi semplicemente differenti abitudini anche grazie alla televisione.

Possiamo porci altre cento, mille domande logiche. Ma tutto ciò può venire soltanto dopo.

Se la Legabasket non fa un passo, comunque troppo ritardato, verso l’uscita dall’egoistico mondo del proprio giardinetto, il futuro sarà ancor più nero di quanto non lo sia già oggi.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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