Olimpia-Panathinaikos: la supponenza milanese battuta dalla determinazione greca

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Dopo quello con la Stella Rossa, ecco un altro pesante capitombolo casalingo per l’Olimpia, battuta 77-80 dal Panathinaikos, autore di un secondo tempo da 50 punti segnati. La squadra di Messina pare in completo controllo per tutta la prima metà di partita (42-30), ma si scioglie nel secondo tempo, quando i Greci rimontano e firmano l’impresa. Olimpia-Panathinaikos pare una grossa occasione persa.

  • LA DIFESA CHE IMPONE. Come contro l’Alba, anche in Olimpia-Panathinaikos a balzare subito agli occhi di intenditori e non è la difesa di Milano. Una difesa che non si limita a contenere, ma che fa dell’aggressività il proprio verbo, imponendosi rispetto a un attacco che ha poche soluzioni. Il risultato sono percentuali pessime e palle perse a valanga per i viaggianti.
  • LA FISICITÀ TIENE IN VITA IL PANA. Mancando completamente di fluidità offensiva e di costanza difensiva, gli uomini di Vovoras possono sopravvivere sul loro unico vantaggio, la maggiore fisicità. Se questo non ha tanti sbocchi in difesa, ne ha qualcuno in attacco, dove le soluzioni migliori arrivano dai lunghi e dalle ali, bravi a offrire una seconda linea di passaggio interna dopo aver bloccato lontano dalla palla e ad andare con cattiveria a rimbalzo offensivo, dove Milano soffre molto. Per il resto, c’è poco. 
  • MILANO ATTACCA MALE. E’ chiaro che la versione attuale di Milano sia più brava a far giocare male gli altri che a giocare bene lei stessa. Questo, però, nel secondo tempo di Olimpia-Panathinaikos costa caro a Messina e giocatori. Se nel primo tempo l’energia derivata alla transizione dalla difesa aveva sostenuto un discreto fatturato offensivo, nella seconda metà Milano si preoccupa più di gestire che di attaccare, trovando molte poche volte tiri in ritmo. I momenti di produzione arrivano quasi solo dalla lunetta. Una leggerezza che in Eurolega si paga contro chiunque.
  • SOLUZIONI INDIVIDUALI: IL BASKET È ANCHE, SE NON SOPRATTUTTO, QUESTO. Vero, il Pana segna 50 punti nel secondo tempo. Vero, l’intensità difensiva di Milano cala. Bisogna però dire che quasi tutta la produzione Green deriva da soluzioni individuali di uno contro uno, alcune delle quali molto estemporanee, come la decisiva tripla di Ioannis Papapetrou. Una critica? No, una constatazione, che deve ridimensionare la sconfitta milanese senza togliere valore all’impresa ateniese. D’altronde nella pallacanestro i vantaggi si prendono nell’uno contro uno, con o senza palla.
  • RICCARDO MORASCHINI PLAY? AD ORA SOLO IN DIFESA. Si potrebbe parlare del mancato utilizzo di Kaleb Tarzcewski o Zach Leday nel finale, ma una questione pare urgente. Manca Sergio Rodriguez, e il ruolo di backup del playmaker passa automaticamente a Riccardo Moraschini. Una soluzione vista spesso, soprattutto in campionato, ma anche in Eurolega durante l’assenza di Malcolm Delaney. Soluzione fattibile? Sicuramente; però, al momento, solo in difesa, dove la fisicità di Moraschini può spesso pesare nel mettere pressione. In attacco la gestione del nativo di Cento ha da crescere, soprattutto sul pick and roll. Una domanda per Ettore Messina: e se, in contumacia Rodriguez, si affidasse la regia a Kevin Punter?
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