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Flavio Tranquillo: Gallinari e Datome più che fondamentali. E su Team USA è tutto chiaro

“The Voice” è ormai da anni il cantore delle gesta azzurre, sempre molto vicino alla Nazionale in queste ultime, spesso tormentate, stagioni.

Dopo la conclusione del torneo dell’Acropoli, che ha seguito la Trentino Cup e la Verona Basketball Cup, abbiamo voluto conversare con lui su diversi temi, nel giorno in cui la squadra di Meo Sacchetti ha lasciato Atene alla volta di Pechino. Un ultimo torneo di preparazione, con Serbia, Francia e Nuova Zelanda, dopodiché sarà basket vero, quello in cui non si faranno più prigionieri.

– Non si può non partire da un bilancio relativo alla preparazione svolta sino ad ora: come valuti il percorso azzurro?

Una squadra che non è ancora “la squadra” per ovvi motivi. Non avere Gigi ed il Gallo ti impedisce di esserlo. Non sappiamo “come sarà” in virtù della condizione dei due giocatori, ma per quanto visto sino ad oggi è impossibile pensare di competere con squadre come Serbia e Grecia, mentre saranno basilari per farlo con le varie Russia, Turchia, quelle più vicine al nostro potenziale.

– Ovunque si parla di eccessivo utilizzo del “pick and roll”. Giusto o sbagliato che sia, comunque la si voglia pensare, non ti pare che il problema di questa nazionale sia proprio quello di non avere quest’arma tra le principali? Si inizia senza creare vantaggio e soluzioni alternative non ci sono tra le caratteristiche dei singoli…

Ad oggi il vantaggio manca e non è certo il pick and roll attuale che può darlo. Certo, se penso ad un “pop” del Gallo piuttosto che ad un gioco a due dello stesso Danilo con Gigi, è ovvio che non diventi il Panathinaikos di Obradovic od i Warriors, ma le cose cambiano parecchio. La nostra soluzione a due giocata con chi ricopre il ruolo di 5  non è vincente per le ragioni che sappiamo. Ovvio  che senza l’efficacia del “p&r”, in una squadra che può lavorare un mese, si fa dura.

– Spesso ho la sensazione che il tipico gioco “alla Sacchetti” sia ancora lontano da quello che vediamo. Ma questo gruppo può giocare in quel modo e, se sì, è la tipologia migliore per un roster come quello attuale?

E’ lecito porsi la domanda. Tutto ciò che serve alla pallacanestro di Sacchetti non c’è in grandi dosi in questa squadra. Ok il tiro da fuori, ma per crearti buone soluzioni c’è tanto lavoro dietro. è necessario attivarlo. Non sono uomini al 100% adatti al sistema di Meo. Giocare in un altro modo? Praticamente impossibile in un mese, anche perché ogni coach, giustamente, vuole allenare secondo la sua filosofia e fare le cose che gli sono più familiari. Pensa alle nazionali di Obradovic, quante volte ci siamo detti che non parevano “squadre sue”? E di certo sono state la versione meno brillante della pallacanestro di Zeljko.

– Me lo ha sottolineato Gigi con la solita schiettezza: non è una squadra di difensori eccelsi, fatta eccezione per Daniel. Nel nome della tanta menzionata aggressività, una zona press anche furiosa sarebbe soluzione così poco urbana?

Corretto. Si è visto qualcosa sul secondo libero realizzato. Con Danilo, Gigi ed il Beli scaricato della pressione totale che ha su di sé senza quei due, mi aspetto almeno 20-25 tiri liberi, segnati col 90%. Allora è probabile che qualcosa di più a livello di pressione si veda.

– Il ruolo ricoperto nel club o franchigia di appartenenza rispetto a quello in Nazionale. Due esempi: Belinelli ed Hackett. Il primo gioca da specialista ormai da anni, il secondo ha disputato la miglior stagione in carriera svolgendo un ruolo tanto fondamentale nel CSKA quanto differente da quanto gli viene probabilmente chiesto in azzurro. Ha dato contributo clamoroso e decisivo  a Rodriguez e De Colo, senza di lui l’Eurolega non sarebbe arrivata, ma non è né il Chacho, né Nando per caratteristiche. Può essere una situazione difficile da interpretare per certi versi?

Assolutamente sì. Daniel è l’epitome del giocatore che produce in determinate situazioni e lo fa meno in altre. Non sto parlando di limiti individuali, ma di sistema e di organizzazione di gioco. Magari lasciamo stare l’esempio del CSKA, roster lunghissimo ed otto mesi di lavoro possibili, ma ti faccio un esempio che magari farà discutere, ma che è chiarificatore di cosa intendo: Hackett per Jovic, pensando alla Serbia, lo cambierei subito e lo farei per entrambe le squadre e per beneficio di entrambi i giocatori. Non certo per il valore dei due, ma perché DH vicino a Bogdanovic ed eventualmente Teodosic, darebbe valore aggiunto clamoroso a quel reparto, in situazione ideale, così come Jovic da noi innescherebbe un sistema che ne ha bisogno più di quanto non ne abbiano i serbi. Per Belinelli la cosa è forse ancor più evidente. Poi aggiungerei che con Gallo e Gigi è una cosa, senza è un’altra: contro la Serbia si è vista una specie di “caccia all’uomo”…

– Veniamo proprio al Gallo ed a Gigi: se pensiamo che siano i salvatori della patria è finita prima di cominciare, però è chiaro che anche al 60-70% cambiano parecchio…

Non so di che colore sanno i referti con loro perché, come ti ho già detto, con una Serbia non cambieranno di molto. La condizione è tutta da verificare e, di conseguenza, il loro impatto. Non sono i salvatori della patria e necessitano di avere intorno a loro determinate cose. Danilo è però giocatore che può smuovere quello stallo tecnico a cui abbiamo assistito poiché crea già difficoltà nelle scelte avversarie, laddove non puoi marcarlo troppo vicino o troppo lontano, con un giocatore troppo veloce o troppo lento. E’ certamente un punto di riferimento nei quintetti atipici che per forza schiereremo. Gigi dà continuità al gruppo, creando quello zoccolo duro di cui si ha tanto bisogno. In sostanza, sono più che fondamentali.

– Tema che esula dal solo azzurro: tante, troppe rinunce. Alcuni infortuni veri, altre assenze francamente strategiche. La NBA comanda e siamo di fronte ad una situazione americana molto vicina alla barzelletta. Le parole di McCollum sono chiare ed oneste, poi ci si mette pure la FIBA coi Mondiali ad un anno dalle Olimpiadi. Si può parlare di casino totale?

E‘ tema strutturale, non di una singola squadra. Per me riguarda due punti fondamentali. Il primo è che qualcuno non ha ancora capito che la NBA esiste ed è una lega che negli altri sport non c’è. Chi fa finta che non ci sia o pensa che questa si pieghi per qualsiasi ragione cade nella barzelletta. Per ragioni diverse, non ultima quella commerciale, manda una  squadra di 12 giocatori: su chi siano, la lega non ci mette bocca. E la NBA oggi riguarda tutti, non solo gli USA. Il secondo punto è che o si cambiano tutte le strutture consapevolmente, oppure si deve tenere conto che i professionisti vogliono e debbono avere cura del proprio strumento di lavoro, ovvero il proprio corpo. Ed allora si deve mettere mano al problema.

– Legato al punto precedente, siamo certi che l’esubero di impegni non sia causa principale di questi infortuni? Due situazioni… In NBA si gioca a ritmi fisicamente sempre più elevati, mentre con la nuova Eurolega ci si avvicina almeno come numero di gare, magari senza che tutti gli atleti coinvolti fossero realmente pronti a farlo. Quindi?

Da osservatore dico che questo è “il tema”. La NBA non ne è venuta  a capo. Sanno bene che 82 gare, ai ritmi di oggi e per quanto viene richiesto, sono molto difficili da gestire. E’ molto diverso dal passato. Un esempio? Se prima giocavi 10-15 gare da sottolineare in rosso, oggi quelle gare sono 20-25 ed il problema non si risolve con qualche “back-to-back” in meno. Se guardiamo alla tipologia degli infortuni, pensiamo magari ai recenti Milosavljevic e Cousins, capiamo che sono cambiati rispetto al passato, con una natura meno traumatica. Trainer e dottori sono parte fondamentale dei team, sono spesso i migliori, ma quella corda che si tira un po’ troppo, si spezza comunque in alcuni casi ed i problemi sono sotto gli occhi di tutti ed a tutti i livelli, NBA come Eurolega.

– Ultima lontano dall’azzurro: Giannis… Io non so cosa pensare, l’impressione, come ho scritto due giorni fa, è che si sia di fronte ad un viaggio che non sai dove ti porterà, perché quell’approdo è sconosciuto più o meno a tutti sinora. Cosa ne pensi e condividi che possa essere l’uomo in missione che porta la Grecia a livelli inimmaginabili?

A Trento ho visto Capela con gli esterni svizzeri ed ho capito come un giocatore, in un contesto insufficiente, possa apparire molto sotto al proprio reale livello. Con Giannis è tutto diverso. Rispetta compagni, avversari e contesto. Lui è diverso e non si è ancora visto quanto lo sia. Si vede ad occhio nudo.  Non ci sono paragoni. Ha dentro una cattiveria totale, e non parlo certo di cose sporche, ma di aggressività agonistica senza precedenti. Ogni volta che lo vedi aggiunge qualcosa. Ha una fisicità intimidatoria clamorosa che ti tiene lontano, nell’accezione cestistica migliore della situazione.

– Estate azzurra giovanile positiva, come diverse altre, a livello di risultati. Forse sarò il classico rompi… ma vedendo giocare tanti giovani italiani non penso ad un futuro di alto livello, ma solo ad un maggior impatto odierno. Se voglio guardare più in là penso alla Francia, ad alcuni lunghi greci e turchi, a talenti dell’est etc. Un giorno un allenatore slavo mi ha detto che in Italia siamo troppo poco selettivi nell’allenare i giovani: pensiamo ad averne tanti discreti, o sufficienti, mentre all’estero si pensa di più a quelli con reale futuro da giocatori forti. Tema difficile, come lo valuti?

Il punto è centrato. Allenare giocatori di una certa età non deve essere una questione di “hic et nunc” ma di ragionamento sul lungo periodo. E’ vero però che ci sia del valore aggiunto al giocatore anche nella comprensione del gioco di squadra, non solo nell’insegnamento dei fondamentali. E’ altrettanto importante far capire cosa fare e quando farlo. Non c’è una maniera magica di insegnare, soprattutto in nazionale, poiché per 11 mesi all’anno gli atleti sono nei propri club ed allora si dovrebbe dare un indirizzo comune, come avveniva una volta quando gli allenatori delle nazionali giravano e davano indicazioni sui sistemi di lavoro etc. Ed avveniva perché non vi era la facilità di comunicazione di oggi. Vogliamo dire che c’è troppa specificità e poco indirizzo? Sì, ma riguarda tutto, non solo le nazionali e non solo questo sport.

– Mai e poi mai mi metterò a discutere sulle convocazioni di un CT, per rispetto ed anche perché spesso tante cose dipendono da cosa viene chiesto ad un allenatore. E poi non vorrei concorrere a rinverdire i fasti dei 60 milioni di CT di “bearzottiana” memoria… Ma un paese che oggi è ai livelli più bassi da anni e che volesse realmente guardare ad un futuro da costruire quasi da zero, Mannion e Moretti non li porta?

Ti rispondo come uno che ha partecipato ad una civilissima discussione a riguardo. Mannion era più che portabile per me, visto che ha in dote gambe tali da poter creare quel vantaggio di cui si lamentava la mancanza prima. Moretti ha altre ottime caratteristiche, nonché, come entrambi, i normali difetti legati al proprio talento ed all’età. Meo, non è un segreto, ha sempre avuto un’idea chiara: porto quelli che mi hanno fatto arrivare sino a qua. Giusta? Sbagliata? Non so, ma certamente un’idea da rispettare.  La cosa che sottolineerei maggiormente è il fatto che, trattandosi di due atleti che molto probabilmente rappresenteranno il “dopo Tokyo” per l’Italia, forse inserirli in un piano a lungo termine da subito sarebbe stato meglio. Buttarli nelle mischia direttamente per l’europeo 2021 forse sarà un po’ tardivo. E non dimenticherei che nel futuro avremo una nazionale con un sempre maggior numero di atleti con educazione cestistica americana: è situazione da mettere in preventivo e gestire. Credo infine che, a livello di convocazioni, un conto è stare a discutere se un coach lasciasse a casa un Belinelli od un profilo simile, mentre per tutti gli altri non cambierebbe nulla.

 

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