The ‘Strenght in Numbers’ are back: Andre Iguodala silenzia Toronto

Il fedele scudiero Andre Iguodala gela la Scotiabank Arena. I Warriors tornano a Oakland sull’1-1 nella serie

Resilienza, coraggio, intensità. Si potrebbe riassumere così riduttivamente il secondo atto delle Nba Finals 2019 vissuto nella notte alla ScotiaBank Arena di Toronto.

Dopo 48 minuti di battaglia vera, fatta di sorpassi e controsorpassi, break e contro-break ricuciti anche nelle più ampie difficoltà, sono i Golden State Warriors di coach Steve Kerr ad alzare le braccia in segno di vittoria al termine della contesa in terra canadese.

Nulla da fare dunque per i ragazzi di coach Nick Nurse, che dopo la prova di energia e di forza messa in scena nel primo atto della serie, sono costretti a cedere le armi al grande cuore messo in mostra dai bi-campioni Nba.

Senza ulteriori indugi, andiamo ad analizzare il match tra Warriors-Raptors terminato con il punteggio di 109-104, con l’ausilio della consueta analisi in 5 punti targata Eurodevotion.

Il ritorno al dominio: terzo quarto da fantascienza dei Warriors

Dopo il 59-54 in favore dei Raptors al termine del primo tempo di gioco, ci si aspettava l’ennesimo aumento di passo e di ritmo della squadra di coach Nick Nurse come in gara-1. Nel corso del secondo atto tra le mura canadesi, però, i Warriors hanno finalmente messo in scena il loro dominio.

La difesa di Andre Iguodala, l’infallibile killer instict di Klay Thompson (25 punti in 2 quarti e mezzo di una bellezza stordente) dalla distanza, la generosità di un ritrovato DeMarcus Cousins e il solito apporto energetico ed emotivo di Draymond Green e Stephen Curry (23 punti dopo un primo tempo decisamente difficile) ha ribaltato definitivamente la partita. Il risultato? Parziale di 18-0 nella prima metà del terzo parziale di gioco (34-21 punteggio finale del quarto appena citato), che ha sbaragliato la strada ai bi-campioni Nba nel pareggio della serie, seppur con qualche sofferenza in più del previsto.

Le scelte di Kerr: bene Cousins in quintetto, eccezionale tempismo di Quinn Cook. Male panchina Raptors

Ancora una volta a fare la differenza sono gli ennesimi accorgimenti tattici.

Steve Kerr abbandona la filosofia small-ball vista in gara-1, lanciando coraggiosamente DeMarcus Cousins in quintetto. L’ex Kings e Pelicans cresce di livello e di intensità minuto dopo minuto, gestendo molto bene il proprio minutaggio con il rientrante Andrew Bogut e Kevon Looney (infortunio alle costole per lui in questa gara-2). La sua prestazione da 11 punti, 10 rimbalzi e 6 assist mette in difficoltà Marc Gasol e Serge Ibaka, incapaci di sopperire alla ritrovata fisicità del big man ex prodotto di Kentucky University. Da segnalare in uscita dalla panca l’ottimo impatto dell’esterno Quinn Cook, che con un ottimo 3/4 dall’arco, ha allungato sensibilmente il vantaggio dei Warriors a cavallo tra il terzo e l’ultimo parziale di gioco.

D’altro canto i Raptors non riescono a trovare linfa vitale dalla panca. Troppo pochi i 14 punti in 2 di Ibaka e Powell in questo match, con il solo Fred VanVleet (17 punti e 4 assist in 38′) capace di oscurare la giornata no al tiro di Danny Green (8 punti e 5 rimbalzi in 26′ di gioco).

Kawhi Leonard: uomo solo al comando

Dopo soltanto 48 minuti di gioco l’effetto Pascal Siakam si è raffreddato. Kyle Lowry, condizionato dai falli, non ha vissuto una giornata davvero positiva al tiro ma i Toronto Raptors in quel di Oakland potrebbero ripartire da Kawhi Leonard.

‘The Klaw’ non è ancora brillante dal tiro, complice le contromisure difensive portate egregiamente dai Golden State Warriors, ma mette in scena un’altra grande prestazione da leader e trascinatore nei momenti difficili per il team canadese. 34 punti e 14 rimbalzi di fondamentale importanza nell’economia del match, però, non sono stati sufficienti nella grande rimonta vissuta nel finale, ma potranno essere il punto da cui ripartire certamente nel terzo atto della serie di Finale.

Andre Iguodala: l’uomo della provvidenza

Se i Toronto Raptors hanno avuto un Leonard scintillante dal punto di vista fisico nel fronteggiare l’insinuosa difesa dei Warriors, il team della Baia ha pescato il jolly con la prestazione clamorosa di Andre Iguodala.

Nonostante i continui acciacchi fisici subiti in questa post-season al polpaccio sinistro (infortunio subito anche nella notte da Klay Thompson e che approfondiremo in avanti), l’ex Sixers gioca una partita numericamente non elevatissima (8 punti,8 rimbalzi e 6 assist), ma è la chiave tattica fondamentale per il pareggio della serie. La sua difesa su Leonard e Siakam nel terzo quarto di gioco è da manuale del basket, guida emotivamente in difesa i suoi compagni negli ultimi e decisivi possessi, chiudendo il match con il suo canestro da 3 punti dopo un’errore difensivo dei Raptors a 6 secondi dalla fine.

Da non essere presente nel match a match winner dell’incontro è esattamente un attimo, e Andre Iguodala ha alzato il morale di una squadra prota a giocarsi le sue carte migliori per il resto della serie.

Infortuni Warriors: gara-3 è più incerta che mai?

Che sia il momento più difficile della dynasty dei Warriors questo è bene sottolinearlo. La squadra di coach Kerr in queste prime due uscite in terra canadese ha avuto parecchie difficoltà nel saper gestire e impostare il proprio ritmo contro la squadra di Nick Nurse.

Tutto questo potrebbe inevitabilmente cambiare con il trasferimento della serie in quel di Oakland (ultima finale Nba che si giocherà all’Oracle Arena), ma in vista del terzo atto sono davvero tante le preoccupazioni per coach Kerr.

Buoni riscontri per Cousins come detto in precedenza questo è certo, ma l’infortunio di Thompson al polpaccio sinistro, quello di Looney alle costole e il dubbio ancora sulle condizioni del vero ago della bilancia della serie Kevin Durant, mettono in apprensione la ‘Dub Nation‘ in vista dei prossimi due capitoli della serie.

Basterà il ‘core’ vecchio stampo dei bi-campioni Nba per fermare l’assalto dei motivati Raptors? 72 ore per saperlo. L’attesa spasmodica sta per cominciare…

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