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Perchè lo Zalgiris di Jasikevicius merita i Playoff più di tutti

Un'altra stagione comunque straordinaria. Nel nome del gioco e di un Coach vero.

Ci sono allenatori, grandi allenatori e poi c’è Sarunas Jasikevicius.

Prendendo a prestito ciò che sostiene Zeljko Obradovic del Diamantidis giocatore, possiamo tranquillamente affermare che il coach lituano stia facendo un lavoro straordinario che lo pone assolutamente una spanna sopra tutti gli altri per una ragione ben precisa: la capacità di portare il suo roster al massimo livello possibile, se non oltre.

Le Final 4 di Belgrado sono state splendido sigillo su una stagione memorabile come quella 2017/18. Tutti lo abbiamo giustamente pensato, tutti lo abbiamo sottolineato con ammirazione, tutti abbiamo apprezzato un sistema di gioco in grado di rendere il valore di squadra ben superiore alla somma del talento dei singoli. ma tutti abbiamo pensato all’impresa per così dire “unica”, una sorta di situazione difficilmente ripetibile un po’ troppo legata al concetto di “cenerentola”, delle cui avventure si parla una sola volta nella storia.

Tutti, tranne uno, un uomo che «ha fame e vuole soddisfarla attraverso il lavoro», riportando le precise parole che sempre Obradovic ci ha detto pochi giorni fa. Per Saras la tre giorni della Stark Arena è stata una delusione, perché il suo vocabolario inizia con la lettera V di vittoria e non è certo una più che onorevole sconfitta con gli allora campioni uscenti del Fenerbahce a soddisfare quella fame. L’abbraccio durante il quale Zele gli disse «Non essere triste, prima di quanto te lo aspetti toccherà a te» è stato incoronazione tecnica assoluta, che l’ex Terrapin di Maryland, uno dei più grandi abbagli in negativo della storia del dratf NBA, vuole al più presto trasformare in corona da annali.

Lo Zalgiris merita i Playoff più di ogni altra rivale e lo diciamo oggi come lo pensavamo nei momenti bui, quelli in cui le difficoltà di classifica, per un attimo, ci avevano fatto dubitare del cammino tecnico. Infedeli !!! Saras ci ha riportato in breve sulla retta via.

Ma perché questi meriti superiori agli altri?

Il talento dimezzato

Prendete qualunque Coach, toglietegli Kevin Pangos, Vasiljie Micic ed Axel Toupane e rimpiazzateli con Nate Wolters, Thomas Walkup e Marius Grigonis (poi anche il ritorno di Westermann, sebbene a mezzo servizio per i guai fisici) ovvero due esordienti ed un terzo giocatore alla seconda esperienza in Turkish Airlines Euroleague. Con tutto il rispetto sincero verso questi ultimi tre atleti, verso i quali abbiamo già espresso stima potenziale o effettiva, chiedete allo stesso coach di replicare quanto fatto con i tre che li hanno preceduti. E non è tanto per l’esperienza, che non era eccessivamente estesa nemmeno per il trio del 2017/18, quanto per il talento puro (Pangos), la leadership (vedi il Micic dell’Efes, ora più che sul radar del Real Madrid) e l’esuberanza atletica e tecnica (Toupane, di cui è difficile giudicare la stagione attuale nell’ambito del disastro societario Olympiacos).

Saras non ha battuto ciglio, ha lavorato duro ed ha elevato all’ennesima potenza il valore degli attuali giocatori, facendoli crescere individualmente e come squadra.

Resilienza e crescita tecnica

A fine gennaio, uno Zalgiris allora da 8-11 si è presentato al Forum di Assago per un sfida senza domani contro una rivale per gli ultimi posti Playoff. Sconfitta, per certi versi anche netta nel punteggio, determinata da due quarti, il primo e l’ultimo, decisamente negativi, uno sul versante offensivo e l’altro su quello difensivo. Fine della stagione, abbiamo sentenziato quasi tutti, supportati dalle successive L con Khimki e Barcellona: 8-14, nessuna speranza di competere ulteriormente. Arrivano le ultime 8 gare, quelle che si fanno decisive, quelle in cui il Saras giocatore ha sempre dato il meglio, essendo capace di vincere 4 Turkish Airlines Euroleague con tre squadre diverse (Barça, Maccabi e Pana) oltre a titoli di ogni tipo con squadre di club e nazionale. Ed ecco che in un mix perfetto di resilienza e crescita tecnica il suo Zalgiris piazza un 6-1 favoloso, condito da due successi esterni a Tel Aviv ed al Pireo dal peso specifico altissimo. Le buone abitudini non si perdono mai: quando conta Jasikevicius c’è.

Gioca semplicemente meglio degli altri

Ci scuserà coach Zele se ritorniamo sulle sue parole: «Nel basket di oggi non si può giocare in un solo modo, facendo solo “p&r” o sole uscite per i tiratori». La Bibbia… che lo Zalgiris interpreta meglio di chiunque, assolutamente a livello delle tre grandi, se non addirittura meglio dal punto di vista tecnico. Nessuno sa variare un piano partita dagli isolamenti figli di letture perfette allo stesso pick and roll, dalle suddette uscite per i tiratori ai tagli dal lato debole. Una perfetta sintesi di situazioni di gioco classiche ed assai moderne allo stesso tempo. Lo abbiamo notato proprio in occasione di quella trasferta a Milano. Perché una partita si può perdere, una stagione può anche non dare i risultati attesi, ma la traccia tecnica di un coach, se questi è uno vero, rimane. Ed il complimento migliore che si può fare ad un allenatore è quello di riuscire a riconoscere chi siede in panchina dal modo di giocare dei suoi uomini. «Li vedi giocare e dici “questi sono la squadra di Jasikevicius”, loro giocano a pallacanestro con un’impronta precisa» fu il commento di Alessandro Mamoli in quell’occasione.

Gli infortuni e la gestione del momento nero

12 gare senza Kavaliauskas e Jankunas, 7 senza Westermann, 6 senza Wolters, che ne ha giocate parecchie su una gamba sola, e stagione finita dopo 17 gare per Birutis, propio nel momento in cui stava iniziando il vero inserimento con utilizzo e coinvolgimento in crescita. Lamentele e piagnucolare vario? Mai. Dopo la L di Barcellona: «Abbiamo lo spirito giusto, è il modo di continuare per crescere». In precedenza, dopo quella gara di Milano: «Si può perdere, ma non lasciando vincere gli altri nel modo in cui vogliono farlo. Potevamo batterli, ma solo restando concentrati per 40 minuti e non concedendo un solo centimetro di campo. Non lo abbiamo fatto». Ci sarebbero stati molteplici modi di trovare alibi e giustificazioni varie, ma il focus del coach è sempre rimasto sul campo, sul lavoro in palestra per la necessità di limare le differenze di talento con gli avversari attraverso l’applicazione totale. E’ l’unico modo di allenare veramente, lo fanno quelli veri. Come Saras. Ed i risultati sono arrivati.

Marius Grigonis e Arturas Milaknis

Si potrebbe parlare del salto in alto di Brandon Davies, della crescita esponenziale di Kevin Pangos lo scorso anno, del perfezionamento tecnico di Vasilje Micic, sempre nel 2017/18, ma preferiamo fare questi due nomi, che ci paiono il manifesto del Saras che porta tutti al top.

Grigonis, guardia-ala non ancora 25enne ex Alba Berlino è andato in doppia cifra 10 volte nelle ultime 11 gare, quando in precedenza era avvenuto 5 volte in 18 uscite. Non sono tanto i numeri, eccellenti con il 48,3% da tre ed uno straordinario 96,3% dalla lunetta, quanto il coinvolgimento totale nel sistema della propria squadra che oggi lo vede in grado di essere arma e munizione allo stesso tempo. Ha imparato a sfruttare le linee di penetrazione che spesso gli vengono concesse per evitare spazio dall’arco, passa meglio e con maggiore efficacia, sta limitando sempre di più gli errori, che spesso erano dovuti ad una certa mancanza di focus nei momenti chiave.

Per il più esperto Milaknis parla il 21/40 dall’arco delle ultime 8 gare. La stagione scorsa era pressoché irripetibile ed aveva insinuato il dubbio che fosse episodica: dubbio per tutti, non per Jasi, che ha riportato la sua guardia a quei livelli eccellenti. Si apre il campo e si aprono praterie per le mille soluzioni dell’attacco più completo d’Europa.

 

E’ assai probabile, viste le combinazioni di classifica ed una trasferta di Madrid che non pare certo una passeggiata, che lo Zalgiris 2018/19 non faccia i Playoff. Ed allora? Questo roster, agli ordini di questo coach li meriterebbe per tutte le ragioni e mille altre, perché quando hai mezzi inferiori agli avversari e sei capace di limitare quel gap e lavorare per crescere in senso tecnico e mentale anche dopo grandi difficoltà, il tuo l’hai fatto al 101%. Quello che si chiede ad ogni squadra, quello che sanno fare solo i grandi. In attesa di “quel momento” che, come dice Obradovic, per Jasi arriverà prima di quanto lui se lo aspetti.

 

 

 

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