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Regular Season 2018-2019

Olympiacos vs Anadolu Efes #5 – Il sistema difensivo Olympiacos, il malanno Heurtel e una richiesta di giustizia: Sfairopoulos coach dell’anno

Olympiacos ad Istanbul, per quella che sarà la decima Final Four della sua storia. Obiettivo mancato l’anno scorso, ma che rappresenta il secondo in tre anni per Ioannis Sfairopoulos, che tre stagioni or sono ereditò da Georgios Bartzokas una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, contestata dopo un ko in Coppa di Grecia con il Panathinaikos. E in questo 87-78 che porta al Cska (vittima proprio di questo ciclo tecnico nel 2015) si parte proprio dal riferimento numero uno.

Ioannis Sfairopoulos. «Se vanno alle Final Four, senza Lojeski, e dovendo rinunciare da dicembre in poi ad Hackett, Sfairopoulos consacra il suo premio da allenatore dell’anno». Le parole non sono nostre, ma di Luca Banchi in una conversazione privata, che esterniamo per pulizia del concetto. Olympiacos terzo in stagione regolare, ora ad Istanbul, nonostante le assenze citate dall’ex coach di Siena e Milano, gli acciacchi di Printezis, Spanoulis e Papapetrou, o il difficile reincasellamento di Young. E in gara-5, incerottati, sono scesi in campo anche Birch e Milutinov. Ma in tutto questo la squadra ha sempre avuto un concetto condiviso in cui ricorrere: la difesa. Un sistema che, nella sua accettazione, ha rappresentato per tutti un riparo sicuro. Qui stanno i segreti di una serenità nei momenti decisivi;

Vassilis Spanoulis. Un classe 1982 dato per “bollito” dopo una stagione da 11.8 di media e 6 assist. Una porcheria concettuale che già traballava nei numeri, dimenticando poi quel che è la reale arena di «Kill Bill», l’uomo che solo un anno fa chiudeva la carriera di Diamantidis con una tripla fuori equilibrio: il dentro-fuori. In questa serie con l’Efes 29’, con 17 punti, il 45% da 3 (con 38 conclusioni), 6 assist e 7 (?!) falli subiti. Il tutto contro ottimi difensori come Balbay e Granger;

Fattore falli. Perasovic indica nel terzo quarto un cambio di conduzione arbitrale infine decisiva. Difficile commentare i modi, ma gli effetti sono la chiave di gara-5. Nel terzo quarto toccano il quarto fallo Duston dopo meno di 2’, Kirk a 3.38, Paul a 1.45. Nel quarto quarto arriva il poker anche per Brown, poi con più di 6’ da giocare Dunston si becca il quinto, con tanto di tecnico. Sfairopoulos di fatto viene graziato dove più era in sofferenza, con gli acciaccati Milutinov e Birch che si ritrovano infine opposti ad un quintetto con Brown centro visto che il quinto arriva anche per Kirk con 2’ da giocare;

Thomas Heurtel. Rapporto mai nato con Velimir Perasovic, momenti di crescita sommati a lunghi attimi di pausa, la crescita di Granger e il fattore Balbay. Il francese della serie con l’Olympiacos è un giocatore senza più certezze, e per un play è una mancanza da condanna assoluta. In gara-5 chiude con 10 punti, 6 assist e 5 palle perse, conferma di un talento al servizio del nulla che vale 9.6 per 4.6 in 26’ nella serie. Tante cause, un solo effetto: borsa da viaggio in mano?

Ioannis Papapetrou. Una sola gara di assenza in stagione, ma in realtà tanti problemi che ne hanno rallentato in queste ultime due stagioni la crescita. L’assenza di Lojeski gli chiede una sovraesposizione, lui ottiene 16’ di media che diventano 13 in gara-5. E nel momento di difficoltà di squadra, risponde con 8 punti e 2 triple di vitale importanza. Per il resto è specialista difensivo, capace di reggere in ben quattro spot. Che l’estate gli sia favorevole…

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