Monaco ai playoff, la Cenerentola è diventata Regina

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L’AS Monaco ha conquistato la qualificazione ai playoff da matricola coronando una crescita societaria straordinaria. Gli artefici dell’impresa? Coach Sasa Obradovic e la rinascita di Mike James.

Dal 2015, anno della promozione in Pro A dopo due decenni abbondanti nell’oscurità, la storia dell’AS Monaco è un crescendo continuo. Nonostante non sia ancora arrivata un’affermazione a livello nazionale, complice la concomitante esplosione dell’Asvel, la squadra del Principato rappresenta, in questo preciso momento storico, la miglior espressione della pallacanestro d’oltralpe nel panorama europeo.

Terza in Champions League nel 2017, finalista nel 2018, promossa in Eurocup con due partecipazioni consecutive alle Top 16 tra il 2019 e il 2020, campione di Eurocup nella passata stagione. E ora, da matricola, protagonista dei playoff di Eurolega. Il traguardo è straordinario. Non soltanto per la rapidità della scalata, ma anche e soprattutto perché aver centrato la qualificazione alla post-season implica il rinnovo automatico della licenza, punto-chiave per cementare le basi gettate finora e continuare a costruire in futuro.

La classifica del Monaco dice 14-13 dopo la vittoria al Forum sull’Olimpia, decisiva per strappare il pass-playoff. In realtà, il record stagionale è molto migliore, 18-14. Il bilancio contro le russe, estromesse allo scoppio del conflitto in Ucraina, era di 4-1. Il Monaco è stato, assieme al Fenerbahçe, la squadra maggiormente penalizzata. Ma, a differenza dei turchi, sprofondati, ha risposto con un filotto di vittorie straordinario per riprendersi la posizione meritata.

Sasa Obradovic, il grande burattinaio

L’impresa monegasca porta una firma chiara. Quella di coach Sasa Obradovic. Da quando si è seduto sulla panchina a metà dicembre, dopo la sconfitta interna contro la stessa Milano, Obradovic ha portato il Monaco a viaggiare su ritmi da vera contender. Il record dice 13-5, contro il 5-9 ereditato da coach Zvezdan Mitrovic nella prima parte di stagione.

Obradovic ha saputo far quadrare i pezzi sin dalle sue primissime partite. Cosa non facile, considerando che il Monaco è stato completamente ricostruito in estate nonostante la conquista dell’Eurocup. Della squadra dello scorso anno sono rimasti soltanto Ibrahima Fall-Faye, Rob Gray e il giovane Rudy Demahis, giocatori molto marginali. Il che ci porta a un’ulteriore riflessione, sull’enorme differenza di livello tra l’alta Eurocup e la zona playoff di Eurolega.

Le rinascita di Mike James in versione MVP

La scintilla decisiva? La resurrezione di Mike James. Obradovic lo ha compreso, capito e assecondato. Gli ha permesso di esprimere il suo vero istinto per il gioco. Lo ha slegato dal ruolo inamidato di playmaker d’ordine e ragionatore che Mitrovic aveva cercato di ritagliargli addosso, invano. MJ non è un giocatore che si può imbrigliare tra vincoli e paletti. Con Mitrovic viaggiava a 13.8 punti e 4.6 assist. Medie buone, ma da seconda classe. Oggi, con Obradovic, vola a 18.6 punti e 6.7 assist. Sarebbe il migliore in Eurolega, in entrambe le categorie statistiche. È un Mike James in formato MVP.

Certo, i numeri erano scintillanti anche nel suo anno a Milano, dove fu top-scorer (19.8) e secondo miglior assistman d’Europa (6.4) alle spalle di Nick Calathes. Ma quell’Olimpia si rivelò, alla fine, squadra molto disfunzionale. Come il gioco e l’atteggiamento della sua star conclamata. Oggi, a Monaco, i numeri e le prestazioni di MJ si inseriscono all’interno di un contesto vincente. Quadratura e chimica funzionano.

Un mix intrigante tra veterani e rooke

Il Monaco è il miglior attacco di Eurolega per punti segnati con 83.8, davanti a sistemi di grande qualità e ormai super-oliati come Anadolu Efes Istanbul e Barcellona. Ha pericolosità dall’arco, con 8.4 triple segnate in media a gara. Ha forza a rimbalzo (quinto con 34.2), e atletismo per spezzare flow e spaziature avversarie (quarto per recuperi con 7.1).

La squadra è esperta, ma non vecchia come tanti top-team, infarciti di grandi veterani. Il mix è bilanciato. Leo Westermann dà equilibrio in regia e sul perimetro, unendo le sue doti di ragionatore agli istinti di James. Will Thomas, altro giocatore rinato con Obradovic, sistema il front-court. Donatas Motiejunas ha ritrovato la voglia di competere ad alto livello dopo il pre-pensionamento molto anticipato in Cina. Ma la squadra ha saputo far crescere e valorizzare anche tanti rookie, aspetto fondamentale in un torneo che tende a premiare invece i roster più esperti.

Le scommesse vinte sono parecchie, segno di un ambiente florido, positivo, adatto per il lancio e l’affermazione anche al massimo livello internazionale. Donta Hall, Alpha Diallo e Paris Lee sono nomi ormai legati in maniera indissolubile a questo campionato. E chissà se, in un prossimo futuro, saranno pronti a testarsi anche in una vera big. Dwayne Bacon è un altro crack. Più atteso, vero, ma non necessariamente scontato. Sono tanti gli americani che, usciti dal giro NBA, hanno poi fallito il tentativo di riciclarsi ad alto livello in Europa.

Ma, se fondiamo insieme il tutto, il risultato è chiaro. A Monaco si sta bene. I playoff sono un traguardo super-meritato. E, nonostante lo status di matricola, nessun avversario li potrà affrontare a cuor leggero.

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