Khimki-Barcellona: il massimo col minimo sforzo per i catalani

Andrea Ranieri
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Khimki-Barcellona doveva essere una partita scontata, e partita scontata è stata. Non inganni infatti il punteggio neanche troppo largo a favore dei catalani (75-87), i russi non hanno mai davvero avuto una chance di portare a casa la terza vittoria in Eurolega. Alle ormai fisse e misteriose assenze di Janis Timma, Jonas Jerebko e Greg Monroe, per i padroni di casa in Khimki-Barcellona si annoverava anche quella di Stefan Jovic. Sempre out per il Barcellona Nikola Mirotic e Brandon Davies (oltre a Victor Claver), che mancheranno anche nel big match in casa del CSKA.

Khimki-Barcellona: un risultato comodo aldilà del punteggio

Come già anticipato, il punteggio finale di Khimki-Barcellona non dà reale idea di chi abbia sempre avuto il controllo della contesa. I blaugrana, infatti, hanno cercato di imporre fin da subito la loro ormai arcinota difesa, riuscendoci in maniera effettiva solo nel secondo tempo, quando anche il punteggio ha condannato il Khimki. Da una parte si è vista, aldilà dei giocatori assenti, una squadra capace di mettere in campo un copione chiaro. Dall’altra, la solita confusione.

Il merito degli uomini di Sarunas Jasikevicius sta indubbiamente nell’aver dosato lo sforzo, visto che tra due giorni faranno visita al CSKA. E, anche nel dosaggio del suddetto sforzo, il Barcellona non ha mai realmente rischiato di compromettere una vittoria doverosa, per quanto dice la classifica. Non è cosa da poco per chi viene da un periodo tutt’altro che facile.

Alexey Shved, gli “altri” e palla-passaggio

Khimki-Barcellona ha confermato per l’ennesima volta quello che andiamo sostenendo da tempo: l’attacco di Rimas Kurtinaitis è solo Alexey Shved. E, badate bene, non è una mera questione di cifre e statistiche. Si tratta di capire come, dove e da chi vengono generati i vantaggi in attacco. La risposta, ancora una volta, è sempre solo quella: Alexey Shved. Lui prende iniziative, lui può determinare la costruzione di un buon tiro se fa uscire la palla con i tempi giusti. Lui sembra quasi incutere timore nei compagni.

Timore? Sì perché anche ieri sera il supporting cast si è ben guardato dal lanciarsi in iniziative diverse dal tiro strettamente necessario. Alla fine, la palla torna costantemente allo Zar, per motivi che possono essere svariati. Tra gli “altri” nessuno pensa di dover o poter (voler?) generare un qualche vantaggio. per gli “altri” si tratta di una partita di palla-passaggio (una pallamano cestistica).

Khimki-Barcellona: il posto di Nick Calathes

Non giriamoci intorno: aldilà delle cifre, finora Nick Calathes non è stato un gran fattore per il Barcellona. La partita di ieri parla comunque di una prova da ben 15 assist (oltre a 8 punti). E’ ovvia la connivenza della difesa (?) del Khimki, ma questo lo riserviamo al prossimo punto, andiamo oltre. Il Barcellona è squadra di post basso ben più di quanto fosse il Panathinaikos, che viveva sul pick and roll di Calathes. E la domanda sorge allora spontanea: che posto ha il play greco in un sistema del genere?

Khimki-Barcellona può aver dato parzialmente una risposta: il pick and roll di Calathes deve essere il piano B di un Barcellona che non può pensare di vivere solo ed esclusivamente sul proprio gioco interno, che necessita comunque del supporto dei tiratori a roster. Finora in stagione questo è avvenuto poco. Può essere che le assenze attuali accendano questa lampadina?

La (non) difesa del Khimki e l’inadeguatezza di Rimas Kurtinaitis

Partiamo da un presupposto: il Khimki è uno dei più grandi, forse il più grande in assoluto, spreco di talento dell’era moderna di Euroleague. Una costante che è rimasta tale dallo scorso anno, insieme alla Shved-dipendenza, è questa: la squadra russa non difende. Attenzione, non parliamo di difendere male. Ci riferiamo a una completa assenza di fase difensiva, anche minima. Khimki-Barcellona, nonostante i “soli” 87 punti subiti (sono 90 di media) non smentisce questa convinzione.

Sarebbe anche ingiusto imputare tutto questo al fatto che lo stesso Shved non difenda. Le responsabilità sono da cercarsi in panchina, dove Rimas Kurtinanitis non ha mai costruito un sistema difensivo che potesse tutelare la sua stella. Guardando la (non) difesa del Khimki, anche ieri sera era impossibile capire quali fossero le linee guida. Uno dei migliori roster per talento messo in mano al peggior allenatore dell’Eurolega: non funziona e non potrà mai funzionare.

Sarunas Jasikevicius: coerenza o testardaggine?

Abbiamo accennato alla necessità di un piano B per questo Barcellona, ora addentriamoci più in profondità. Anche in Khimki-Barcellona le assenze del quattro e del cinque titolari, Mirotic e Davies, non hanno impedito a Sarunas Jasikevicius di insistere sul proprio sistema col doppio lungo. Pur di perseguire la propria idea di pallacanestro, il coach lituano dà spazio ad Artem Pustovvyi, a lungo fuori dalle rotazioni a inizio stagione, e al giovane Sergi Martinez. Coerenza, sicuramente. Bisogna però fare una considerazione: contro il Khimki va bene uguale, ma contro le formazioni più attrezzate?

E’ qui che urge quel famoso piano B. Un piano di riserva da individuarsi inevitabilmente in Nick Calathes e nel suo pick and roll, o in quello, magari, di Cory Higgins. Gli unici, tra gli esterni catalani, che possano costruire per se stessi e per gli altri, dando una seria dimensione perimetrale alla squadra di Jasikevicius. Ma è lo stesso coach che deve pervenire a questa soluzione. Se è lui davvero the next big thing sulle panchine europee, ci arriverà.

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