Minimo sforzo, massima resa per il successo del Baskonia sul Panathinaikos

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Seconda vittoria consecutiva per il Baskonia di Dusko Ivanovic, che tiene sotto controllo il Panathinaikos e vince 93-72

Alla Fernando Buesa Arena va in scena una sfida controllata dai padroni di casa praticamente dall’inizio alla fine. La superiorità tecnica dei ragazzi di Coach Ivanovic è evidente. Solo nell’ultimo quarto, però, riescono a sbarazzarsi definitivamente di un Panathinaikos in evidente difficoltà nella ricerca di una identità tecnica precisa e riconoscibile.

I baschi chiudono un doppio turno perfetto, se si considera il 86-68 inflitto al Fenerbahce martedì. La precedente serie di tre sconfitte consecutive è alle spalle e si può guardare con ottimismo al recupero di lunedì contro lo Zenit. I greci, invece, cadono per la quarta volta di fila in Turkish Airlines Euroleague e dovranno ritrovarsi alla svelta. Settimana prossima, a Oaka arriverà un Bayern che vuole continuare a stupire.

Il 93-72 finale porta con sè una piccola nota statistica. E’ il sesto confronto consecutivo che vede sorridere la squadra di casa. Allo stesso tempo, si interrompe la mini striscia di due vittorie degli ateniesi ai danni di Vitoria.

Entriamo nel vivo della nostra disamina attraverso gli immancabili 5 punti di Eurodevotion

Zona 3-2 e Nemanja Nedovic: l’avvio è green

Eppure i primi minuti della contesa facevano pensare a un’opposizione coriacea da parte del Panathinaikos. I ragazzi di Coach Georgios Vovoras approcciano nella maniera migliore. Merito di una zona 3-2 che sorprende i padroni di casa.

Questi ultimi faticano a pescare l’uomo in post-alto, nel cuore della difesa ospite, tardando così a trovare ritmo in attacco. Il pick and roll centrale tra Nemanja Nedovic e Georgios Papagiannis è il perno intorno al quale ruota l’offensiva greca.

La guardia serba è letteralmente on fire nei primi tre minuti di gioco. Mette a segno due bombe e manda a segnare il suo centrone sopra il ferro in due occasioni. Sander Raieste, guardia estone classe 1999 schierata a sorpresa nel quintetto iniziale, impazzisce rincorrendo il serbo sui blocchi, ma concede vantaggio troppo comodamente. Non rivedrà più il campo dopo un cameo di 186 secondi. Dusko Ivanovic non perdona.

La regola difensiva del Baskonia risulta poco chiara in questa situazione, ma è anche conseguenza della difficoltà del suo esterno di contenere in 1vs1. Il lungo si trova in balia delle onde, a metà strada tra l’aiuto e recupero e un contenimento efficace. E’ 10-2 esterno dopo quasi 4 minuti di gioco.

Le cose cambieranno in maniera repentina, sia per il Panathinaikos che per la sua prima opzione offensiva.

Turnovers e contropiede: l’inerzia sfugge in un attimo

Il controparziale di 6-0 firmato Baskonia nel minuto successivo è solamente la prima spia dell’allarme che si accende in casa Pana. Il problema è che il gruppo di Vovoras pecca primariamente in senso di urgenza. L’impressione è che troppi giocatori sembrano non riuscire a dare il giusto valore a ogni singolo possesso.

L’Eurolega è competizione spietata nel capovolgere una partita a partire da un paio di giocate e sui dettagli. Il Panathinaikos di ieri sera ha avuto il grande demerito di mettere in partita l’avversario con delle palle perse decisamente banali, che vogliono dire contropiede e punti facili a tabellone, a questi livelli. Saranno 14 alla sirena finale.

Da quel momento in poi, tutto si è fatto più difficile. Non solo per le ingenuità già citate, ma soprattutto in virtù di un sistema estremamente povero di alternative. Per quanto questa squadra sia ben strutturata fisicamente, non si può pensare di essere competitivi se la palla ristagna su un lato. Men che meno se l’approdo finale è mettere la palla in mano a Nedovic o Papapetrou, sperando che risolvano tutto nei secondi finali dell’azione. Contro la difesa schierata.

Se poi, dall’altra parte, ci sono giocatori che non provano nemmeno a evitare di farsi battere dopo un palleggio. Oppure a proteggere la linea di fondo per ostruire la via verso il ferro. Oppure, ancora, se la difesa sul pick and roll collassa, senza alcuna rotazione possibile dal lato debole, ecco che l’entità della resa si fa quasi disonorevole.

Baskonia: questione di feeling

Se un Panathinaikos decisamente sotto traccia si trova ancora in partita dopo 30 minuti, sotto solamente di 8, gli spagnoli sono quantomeno corresponsabili.

Il Baskonia ha mancato decisamente di killer istinct. Cali di tensione o, più semplicemente, carenza di mordente che potrà risultare decisamente pericolosa in futuro, contro avversari di differente liniaggio, ma che già sono costate partite nel recente passato. La sfida interna della sesta giornata contro il Barcellona, per esempio.

L’impressione è che alcuni giocatori, per ampi tratti, non abbiano “sentito” la partita. Forse per la percezione che fosse tutto semplice contro un avversario fragile, controllabile con relativa semplicità.

Forse per un ritardo nel percorso che deve portare al raggiungimento della chimica migliore. Le radici potrebbero essere rintracciabili nei vari pit-stop che la pandemia impone, togliendo partite che sarebbero indispensabili per rifinire gli automatismi dei nuovi e definire responsabilità e gerarchie. Possibile che il prolungamento della stagione scorsa, con il meraviglioso trionfo nel Torneo Final della Liga ACB e il conseguente posticipo dell’avvio della preparazione, abbia giocato un ruolo importante.

Fatto sta che tutto questo non deve costituire alibi nella testa dei giocatori. Perchè, parafrasando il Dusko Ivanovic pensiero ai microfoni nel post-gara, questo Baskonia deve migliorare ancora parecchio se vorrà aggiungere dell’argenteria alla bacheca anche quest’anno.

Il magic moment di Alec Peters, il miglior Jekiri del 2020. Per tutto il resto c’è Henry…

Non solo bastone nelle parole dell’allenatore montenegrino, ma anche i giusti attestati di stima per quanto prodotto in un quarto periodo con il cambio di marcia decisivo.

Abbiamo giocato senza egoismi in attacco, abbiamo giocato veramente di squadra e, per questo, abbiamo vinto la partita

Il 27-14 degli ultimi dieci minuti ci ha restituito il Baskonia che siamo abituati a vedere, storicamente parlando. Con fantasia, soluzioni tecniche notevoli e un’intensità che si avvicina a quella che definisce una squadra di Ivanovic.

Merito di tre protagonisti in particolare. Partiamo da alcune statistiche per presentare il primo. 13 punti in 19 minuti, 5/8 al tiro, 3 rimbalzi e 13 di PIR @CSKA. 25 punti (32′), 10/12, 7 rimbalzi e 31 di PIR vs Fenerbahce.

Alec Peters è in un momento quasi fiabesco. Ribadito anche contro il Panathinaikos. 19 punti (25′), 6/7, 4 rimbalzi, 2 assist e 25 di PIR che concludono un doppio turno da 44 punti complessivi con soli 3(!) errori su 19 conclusioni tentate. L’ala grande ex CSKA è stata chiamata per assorbire il pesantissimo distacco da Tornike Shengelia, con la sua esperienza e una maggiore pericolosità perimetrale.

Gli è stata necessaria qualche settimana per rigenerarsi, dopo una stagione conclusa ai margini delle rotazioni di Dimitris Itoudis. Adesso ha trovato il suo posto nel mondo Baskonia. In una ideale staffetta con Achille Polonara, che sta tirando il fiato dopo un inizio sfavillante, pur dando sempre l’impressione di essere l’uomo giusto nel sistema a lui più congeniale.

Tornando al 25, fondamentale nel bucare la 3-2 piazzata da Vovoras punendola laddove era più esposta. Quegli angoli dove Papagiannis faceva fatica a uscire e dove, dopo, si è assistito alla fiera degli orrori con i close-out di Kaselakis e Aaron White.

Del lungo che abbandona il pitturato per uscire sul perimetro ne ha approfittato ampiamente Tonye Jekiri per griffare una doppia-doppia da 10 punti e 10 rimbalzi dal peso specifico assoluto. Altra new entry del mercato basco, il centro nigeriano si è finalmente rivisto nella versione luccicante dei primi mesi all’Asvel. Difficile da spostare a rimbalzo, devastante sul pick and roll nella connection con Pierria Henry.

La point guard ex Tofas Bursa e Unics Kazan dimostra, una volta in più, quanto sia maturato nella comprensione del gioco e della gestione dei ritmi, suo tallone d’Achille (non Polonara) fino a qualche mese fa. Secondo per assist prima di questo impegno (6.7), contro il Panathinaikos si è spinto oltre. Doppia-doppia da 14 punti e 12 assist. Soprattutto, la sensazione di dominare la partita in pantofole, facendo rispettare la sua volontà a proprio piacimento.

Se poi il suo compare Luca Vildoza piazza 19 punti e 5 triple, allora per Papapetrou e compagni è davvero notte fonda.

L’esempio di Sant-Roos, l’orgoglio di Papapetrou: che il Pana riparta da loro

Poco da salvare in una serata in cui la mancanza dello spirito operaio ha fatto emergere, in maniera cruda, la bassa cifra di talento del roster a disposizione dello staff tecnico.

Tuttavia, l’atteggiamento esemplare di Howard Sant-Roos, fino all’ultimo pallone del match, deve essere il punto di (ri)partenza per chi deve puntare su orgoglio e senso di appartenenza per fare di necessità virtù e dare dignità a una stagione nata con i peggiori presupposti.

Il cubano cresciuto nella Gerardiana Monza è, forse, uno dei giocatori meno dotati di talento puro. Però ha spirito competitivo e di applicazione, difende individualmente su tre ruoli. E’ intelligente, attributo che gli consente di recuperare palloni in difesa e dare consistenza sulla palla e sul pick and roll. Così come di riciclarsi nel playmaker più ordinato della squadra.

Se si può muovere una critica al Coach dei verdi è proprio quella di dare ampia linea di credito a un giocatore non a livello come Eleftherios Bochoridis (0/5, 0/2 in lunetta e -4 di PIR in 16′, peggior dato di squadra) piuttosto che affidarsi ad altre opzioni.

Sant-Ross per la linearità, Shelvin Mack per dare senso a un investimento (il terzo da inizio stagione) nel ruolo, con un’interpretazione da stopper sul perimetro, laddove si aprono le porte per essere travolti con il greco sul parquet. Al limite Marcus Foster, energia per provare a cambiare ritmo nella partita, pur con i limiti dovuti all’inesperienza ad alto livello.

Non porteranno la svolta epocale, ma hanno qualcosa da offrire alla squadra rispetto a chi, probabilmente, si è visto appiccicare la speranzosa e ottimistica etichetta di “Erede” della leggenda Diamantidis diversi anni fa, in tenera età cestistica, pagandone probabilmente lo scotto.

Signor Vovoras, ha ben poco da perdere: provi a osare di più!

Tornando alle note meno dolenti, come sempre poco da rimproverare a Ioannis Papapetrou, capitano orgoglioso che prova a cucire rattoppi qua e là, curando un po’ tutti gli aspetti del gioco e sempre con grande competenza.

Da non disdegnare nemmeno i segnali inviati da Georgios Papagiannis. Doppia-doppia da 11 punti e 10 rimbalzi e il chiaro marchio sui momenti più alti della partita del Panathinaikos. Certo che vederlo stoppato da Tonye Jekiri in quella maniera brutale, dall’alto dei suoi 220 centimetri, fa rabbia e dà adito alle critiche dei suoi detrattori. Dai quali non mi defilo, senza ipocrisia.

Immagine in evidenza: Marca

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