L’Olimpia Milano si aggiudica l’Eurosport Supercoppa nel segno di Gigi Datome

Si sapeva che non sarebbe stata una passeggiata, perché le finali sono sempre partite nelle quali tutto può succedere.

Dopo aver giocato un buonissimo primo tempo, chiuso in vantaggio di 12 lunghezze (45-33), nei restanti 20′ l’Olimpia Milano ha sofferto un po’, ma nei momenti salienti del match è riuscita ad aggrapparsi ai diversi leader della squadra.

Ed infatti con il punteggio di 75-68 è la compagine biancorossa ad alzare per la quarta volta nella sua storia la Supercoppa italiana.

Attraverso i nostri consolidati 5 punti analizziamo la finale.

Luigi Datome

E’ indubbiamente lui il grande protagonista della serata. Approdato a Milano con l’obiettivo di vincere, l’ex Fenerbahce delizia il pubblico con una prestazione da vero campione. 17 punti, 6 rimbalzi e 19 di valutazione.

Nel secondo quarto, insieme a Malcolm Delaney, guida i suoi compagni alla doppia cifra di vantaggio. Nella ripresa, quando la squadra fatica a segnare, trova un paio di giocate davvero preziose.

Nel post gara commenta così la vittoria: «Le finali sono sempre partite strane. La Virtus Bologna è una grande squadra. Penso che l’inizio dell’ultimo quarto sia stato pazzesco per i ragazzi. Abbiamo fatto tre difese incredibili di fila che ci hanno permesso di stare un pò più tranquilli in attacco. Vincere qualche cosa in Italia da protagonista era il mio obiettivo. Siamo contenti della vittoria di stasera, ma siamo solo a settembre ed abbiamo altri importanti obiettivi da raggiungere, quindi non c’è da rilassarsi. Però oggi ce la godiamo».

L’MVP e Sergio Rodriguez

Per vincere più partite possibili durante una stagione, c’è bisogno di un roster molto profondo e coach Ettore Messina sa di poter contare su 15 giocatori di qualità.

In cabina di regia, possiede due uomini di grande talento che possono accendersi da un momento all’altro.

Ovviamente stiamo parlando di Malcolm Delaney e Sergio Rodriguez.

L’ex Barça è stato nominato MVP dell’Eurosport Supercoppa 2020, mentre il “Chacho” ha regalato il successo ai biancorossi con una tripla pesantissima.

Non tutti hanno a disposizione due pedine di questo calibro in quel ruolo e siamo sicuri che nella maggior parte dei casi loro due saranno sempre in campo quando la palla peserà il doppio.

La percentuale da 3 della Virtus Bologna

Tra le note negative di serata in casa V nere, c’è indubbiamente da sottolineare la bassissima percentuale al tiro dalla lunga distanza dei bolognesi.

Infatti, gli uomini di coach Sasha Djordjevic hanno chiuso con 4/24 (16.7%) e quando si tira così diventa davvero complicato vincere, soprattutto se Milos Teodosic è da 1/9.

Gli ex

Oltre a Datome, in casa AX Armani Exchange Milano c’è da evidenziare la buonissima prova di Kevin Punter.

Dopo essersi messo in mostra nella prima fase dell’Eurosport Supercoppa e nel torneo di Kaunas, si ritaglia un ruolo da protagonista anche nella F4 di Bologna.

L’ex Virtus Bologna, dopo aver segnato 15 punti nella semifinale vinta contro l’Umana Reyer Venezia, ne mette a referto altri 14.

Nella Virtus Segafredo Bologna c’è da mettere sotto la lente d’ingrandimento la prestazione di Awudu Abass.

L’ex giocatore di Brescia, ha vestito la maglia dell’Olimpia Milano, ma la sua avventura milanese non è stata delle migliori ed ogni volta che ci gioca contro, il nativo di Como prova ovviamente sensazioni particolari.

Il numero 3 bianconero chiude con 12 punti (60% da 2 e 50% da 3) in 22′, che però non bastano per regalare il successo alla sua squadra.

Ettore Messina

Il secondo anno del coach catanese sulla panchina di Milano comincia con la vittoria dell’Eurosport Supercoppa 2020.

Dopo aver dominato il gruppo A ed essere tornati tornati da Kaunas con due vittorie ottenute ai danni dell’Alba Berlino e dello Zalgiris Kaunas, era importante non sbagliare le due gare di F4 e conquistare il primo trofeo dell’annata 2020-21.

Farlo a Bologna e proprio contro la Virtus ha ancora un sapore più speciale.

«No, non siamo nessuno squadrone. Abbiamo fatto, credo, un buon torneo vincendo tutte le partite del girone. Abbiamo vinto qua due gare contro ottime squadre, la Virtus è una grande squadra. Vincere perdendo Micov dopo tre minuti ed in trasferta è una cosa che ci fa molto, molto piacere e ci dà fiducia per il resto dell’anno. Malcolm ha avuto un problema fisico durante la gara ed ha cominciato ad andare a due all’ora, ma ha avuto un inizio di gara spettacolare, siamo stati avanti per 40′ e siamo molto contenti di questa vittoria». Questo il commento del coach nel dopo gara.

3 thoughts on “L’Olimpia Milano si aggiudica l’Eurosport Supercoppa nel segno di Gigi Datome

  1. Intanto complimenti alla nostra squadra, che dopo una prestagione brillante, si aggiudica un primo trofeo ufficiale!
    Festeggiamo perché hanno vinto e hanno anche convinto.
    Come tutte le partite secche, come le finali, non sono state partite semplici, eppure l’Olimpia Armani è riuscita a vincerle tutte, dopo primi quarti scintillanti, e terzi quarti difficili.

    Dicono tutti che siamo più forti e che eravamo più in condizione degli altri.
    A me pare che un esame attento delle F4 di Supercoppa abbia mostrato qualcosa di diverso da quella diceria che a furia di essere ripetuta, sembra quasi che stia diventando vera.
    Mentre vera non è.

    Forti siamo forti, ma siamo in condizione?
    A me non pare.
    Come ti spieghi, altrimenti i primi tempi schiaccianti, e i terzi quarti affannosi?
    Per me guardando Milano giocare, pare evidente che finché siamo freschi e in forze, riusciamo a fare la nostra pallacanestro champagne, che frutta tanti punti e dei gran bei vantaggi, e concede pochissimo con difese asfissianti.
    Quando la brillantezza fisica, e direi anche mentale, cala col passare dei minuti, i giochi champagne non riescono più, i tiri entrano meno, la difesa soffre qualche errore di comunicazione di troppo, concediamo 10 punti di distacco agli avversari.
    È evidente, secondo me, che la condizione non è ancora quella che permette di essere efficaci per 40 minuti, ed è anche evidente, per me, che le sincronie non sono ancora state registrate davvero.

    I quarti quarti infatti, quelli che decidono le partite, li abbiamo vinti sempre grazie al talento e all’agonismo solitario dei nostri campioni a turno.
    Non certo per il gioco di squadra, non certo per la circolazione di palla impeccabile, che perora si vede soltanto a inizio partita, a gambe e menti fresche…
    Per fortuna abbiamo quei campioni che sanno fare le giocate decisive quando servono – uno spettacolo -, ma la differenza di gioco organizzato tra primo e secondo tempo è talmente marcata, che per forza si deve pensare a un problema di condizione, e a uno di alchimia messi insieme.
    Se vincere al minimo di 7 punti, si può considerare davvero un problema…
    È chiaro che il campione, quando vede che le cose non girano, si mette in proprio: ne ha le risorse e la qualità.
    Ostacolando però il gioco collettivo, come s’è visto benissimo nelle due partite finali di Bologna.

    Serve tempo per trovare certe alchimie, la condizione verrà quando hanno programmato che venga.

    I margini di miglioramento quindi ci sono, e sono ampi, lo dimostra il modo delle vittorie con Venezia e Bologna.
    Lo dimostra anche il fatto che questa squadra con non pochi campioni dal passato prestigioso, ha saputo soffrire quando c’era da soffrire, trovare soluzioni quando non funzionavano quelle programmate, e portarla a casa lo stesso.
    Una Milano col cuore, finalmente!

    1. Come sempre molto interessante la tua analisi e prenderei spunto da una considerazione in particolare, quella sulla condizione. Sono abbastanza d’accordo che non siano al top (sarebbe follia) ma certamente sono più avanti di tutti (2-3 settimane di preparazione in più, soprattutto a ranghi completi, contano). Detto ciò, che è stata una scelta (oggi paga, domani?), la domanda che mi pongo, attestata la superiorità nettissima di Milano in Italia, è semplice: questo roster in cui tutti i porcili decisivi sono più verso i 35 che i 30, potrà raggiungere i 40 minuti di intensità e mantenerli per 9 mesi? Ovvio che vi siano alti e bassi, è fisiologico, ma credo che il passo vanti decisivo possa essere quello che porti “gli altri” a raggiungere l’intensità di questi campioni. Non posso chiedere a LeDay di essere Hines, ma posso chiedere a LeDay di essere intenso come Hines. Se Ettore fa quello, Milano è uno squadrone.

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