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Capolavoro Jasikevicius: Zalgiris alle Final 4

E’ stato un crescendo tecnico, è stato un cammino progressivamente consapevole, è stata una favola: ora il sogno di un popolo è diventato realtà e Kaunas vola a Belgrado per le Final 4 di Eurolega.  Con pienissimo merito e con tutte le carte in regola per nobilitare ulteriormente una stagione che  è già straordinaria e vincente: perché chi arriva all’atto finale di una competizione è un vincente, come insegna la cultura americana a riguardo.

L’atmosfera della Zalgirio Arena lo meritava, una nazione che vive di basket prima che di qualunque altra cosa lo meritava: ed il merito è ancor maggiore se parametrato al valore dell’avversario, quell’Olympiakos che fa parte della storia di questa competizione e che ha stabilito standard di eccellenza per sé e per gli avversari nell’ultimo decennio.

I 5 punti di #eurodevotion, abituali ma stravolti dalla passione che una serie con tali protagonisti ci ha regalato.

  • Sarunas Jasikevicius. Era il 9 novembre, si giocava al Forum ed una spettacolare esibizione della squadra lituana mise in grande evidenza i limiti milanesi. Si discuteva a riguardo e si pensava che sì, bene lo Zalgiris, ma in fondo era molto più questione di pessima Olimpia. Ecco, forse, rivedendo le cose, i giudizi potrebbero cambiare un filo. Più come squadra che come uomini. Quella prova fu forse l’alba di una consapevolezza totale, che si è dipanata lungo una stagione giocata sempre ad altissimo livello, nobilitata da scalpi importanti come la W ad Istanbul col Fenerbahce, piuttosto che quella del Pireo con l’Oly. Si è detto, e si dirà, tutto sul fenomenale coach lituano. Mi limito a sintetizzare quanto mi disse Maurizio Gherardini, uno che qualcosina di basket e di coach ne sa: «E’ un passo avanti agli altri perché è stato un grandissimo giocatore e sa leggere le cose con quel mezzo secondo di anticipo sugli altri». Uno dei tanti lati positivi che rende Saras un numero uno.
  • I numeri, un numero su tutti: 178,57% di ratio assist/perse nei Playoff contro una delle due migliori difese del continente. Quella statistica era del 149,32% in stagione regolare e, per essere chiari, è del 152% per il Fenerbahce e del 147,37% per il Real Madrid, peraltro la migliore in RS col 170,67%. Qualità, cura di ogni possesso, limitazione degli errori, consapevolezza di dover fare qualcosa più degli altri per poter competere al massimo livello. «Non tante squadre lavorano duro come lo Zalgiris». Queste parole di coach Jasi sono la sintesi di tutto ciò. Saper elevare il proprio livello di gioco nei Playoff e saperlo fare contro un avversario come l’Olympiacos è chiara dimostrazione di quanto questo posto a Belgrado sia tecnicamente meritato. 84 punti di media segnati contro la difesa di Sfairopoulos (80,25 togliendo i 15 delll’overtime di gara 1) sono un’altro punto focale della qualità lituana.
  • Il roster, l’età e le prospettive dello Zalgiris. Lo si dava, più o meno tutti, in una posizione tra la tredicesima e la quindicesima, qualcuno perfino l’ultima. Tutti incompetenti? No di certo. Non sono giovani da battaglia, non sono talenti clamorosi (Pangos e forse White esclusi), non sono un gruppo di vecchie volpi con anni di esperienza: ma hanno trovato la chimica perfetta attraverso un percorso tecnico inappuntabile. 28,7 anni di media per i 10 della reale rotazione: vicini all’età della consapevolezza e dell’apice del rendimento (30) ma lontani dal concetto di “youngsters”. Ok Pangos, il cui futuro sarà radioso, ok un Aaron White che crescendo può dominare questa Lega, ma diciamole tutta, tra gli altri, vi sono possibili “giocatori-franchigia”? Assolutamente no. Se volessimo fare un giochino crudele, potremmo prendere tanti giocatori delle ultime tre della classifica e certamente sceglieremmo prima quelli di tanti dello Zalgiris. Cerchiamo un tiratore? Ok, prima Bertans di Milaknis. Cerchiamo un centro? Prima Dunston di Davies. Cerchiamo un 3-4? Prima Hanga di Ulanovas. Ma ce ne sarebbero un’altra decina, almeno. Ed allora? Ed allora si conferma che questa è una lega di allenatori e Jasikevicius è già oggi tra i primi tre-quattro. Il mercato estivo ci dirà se qualche superpotenza europea vorrà puntare forte su qualcuno di questi giocatori. Quel Pangos escluso: troppo facile qui.
  • L’Olympiakos esce contro una squadra che sulla carta era meno forte ma ha dimostrato di esserlo di più nei fatti. Gli infortuni sono stati importanti, non si può non sottolinearlo, ma sono parte del gioco. Crudele, ma prima o poi colpisce chiunque. «Non voglio sottovalutare lo Zalgiris, ma in tutte le cinque sconfitte stagionali con loro abbiamo giocato con 3-4 assenze o giocatori in condizioni pessime. Se da un roster di 13-14 giocatori ne togli 3-4, la musica cambia». Le parole di coach Sfairopoulos, verso il quale da sempre provo profonda stima ed ammirazione, questa volta convincono proprio poco. Non era il caso coach, anche perché quel “13-14” giocatori stride assai con la ben più ristretta rotazione lituana. Piuttosto al Pireo bisogna interrogarsi sull’impatto di tanti nuovi arrivi, che non hanno dato ciò di cui una squadra come l’Oly ha bisogno: Hollis Thompson, Brian Roberts, Bobby Brown e lo stesso Jamel McLean, che passa da MVP a fantasma con una certa leggerezza all’interno della serie. Il cuore e l’orgoglio sono parte di questo club ed i suoi senatori lo hanno dimostrato fino all’ultimo pallone. Da qui, e da uno splendido Strelnieks, si deve ripartire. L’abbraccio di Printezis a Jasi è la cosa più bella dell’Olympiacos di questi Playoff: il rispetto tra campioni, veri. E proprio l’artista della “petaktari” relegato in un angolino a soffrire è stato un fattore importantissimo.
  • Le Final 4. La montagna da scalare a Belgrado è in assoluto la più alta. Esserci è già straordinario, ma è certo che per Jasi non sarà una sorta di passerella premio. Già nell’ultimo scontro di stagione regolare, Obradovic dovette utilizzare tutta la sua arte per venire a capo di una squadra che per lunghi tratti lo mise in seria difficoltà.  La macchina Fenerbahce è oggi perfetta ed, in possibile assenza di De Colo, se Mosca avrà la meglio sul Khimki, la favorita numero uno a Belgrado. Saranno 20 giorni di duro lavoro per i lituani, alla ricerca di quella formula magica che potrebbe elevare un capolavoro a miracolo. Le possibilità ci sono di certo, sebbene i pronostici vadano in altra direzione. Come fare? Tre cose base su cui Eurodevotion ritornerà nei giorni a venire: tenere botta col duo Pangos-Udrih in spot 1, lavorare duo in avvicinamento al ferro contro i 3-4 turchi e reggere l’impatto devastante di Vesely. Facile a dirsi… ma era facile qualificarsi per Playoff e F4?

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