Mirotic ed i tiri liberi: è questione di rispetto? Mah…

Il sasso lo lancia il Mundo Deportivo, ora vedremo se colpirà qualcuno o meno.

Il titolo è chiaro lascia ben poco spazio all’immaginazione: “Chi ha perso il rispetto per Nikola Mirotic?”

Il tema riguarda i viaggi in lunetta della stella montenegrina del Barcellona in competizioni ACB, ancor più dopo la recente sconfitta in finale di Supercoppa contro il Real. La quarta consecutiva per i “blaugrana” in un atto finale, qualcosa che non può non lasciare il segno.

Definita «pesante» dallo stesso Jasikevicius, questa sconfitta viene analizzata dal Mundo appunto, partendo dal presupposto che ci deve essere autocritica ma anche una valutazione di fattori “esterni”.

I quali fattori esterni sono alla base di un’analisi precisa dei dati che riguardano i tiri liberi concessi a Mirotic.

Nelle prime 6 gare col Barça è andato in lunetta mediamente 11 volte, mentre nelle seguenti 8 le conclusioni a cronometro fermo sono state 6,5 a serata. Nelle ultime 6 giornate di Liga, la media è scesa a 6, con un ulteriore decremento nelle 5 gare di “Fase Final”, chiuse con mediamente 5 viaggi in lunetta. Nella finale contro il Baskonia, di cui viene sottolineata l’esclusione per 5 falli del giocatore dopo 34 minuti, vi fu una sola conclusione dalla linea della carità. Tendenza al ribasso confermata dalla recente Supercoppa, a 4 liberi di media.

La curva discendente viene definita «costante ed inarrestabile», domandandosi infine quale sia la possibilità reale tra le tre indicate: Mirotic sempre peggiore, le difese sempre migliori oppure gli arbitri che «coscientemente o meno» avrebbero cambiato criterio.

Quindi? La provocazione lascia pensare, ben poco velatamente, ad un maltrattamento di Mirotic da parte della classe arbitrale. Ed è proprio quel dubbio espresso da un «coscientemente o meno» che non ci pare il massimo. Cosa si vuole insinuare?

Un grande club come il Barcellona si guarda dentro prima di cercare giustificazioni fuori e sono certo che è quello che si fa quotidianamente in Catalunya. Jasikevicius ed i suoi sono certamente al lavoro per correggere quei dettagli che sono costati il titolo e non è difficile prevedere che una soluzione la troveranno, con tante soddisfazioni per tutto il mondo “blaugrana”.

Ci resta un domanda: scrivere di basket, come di altri sport, non presupporrebbe il togliersi la maglia? Che non vuol dire non provare emozioni, sentimenti e trasporto, cosa impossibile per ogni essere umano.

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