Ettore Messina e la nuova Olimpia: la difesa per i vertici europei

Finite le presentazioni dei nuovi acquisti, in casa Olimpia Milano (e nella testa di Ettore Messina) echeggia forte e chiaro un grido: tornare ai vertici in Eurolega. Lo spunto tecnico in vista della prossima stagione è servito su un piatto d’argento, e si chiama difesa. Nelle ultime edizioni di Eurolega chi ha alzato il trofeo presentava sempre una difesa di altissimo livello, qualunque fosse l’identità della stessa. Solo una squadra è stata capace di vincere un titolo in attacco, il Real Madrid del 2015, stop. L’identità difensiva che è spesso mancata in quel di Assago. Un elemento che non dovrebbe però latitare nell’annata prossima all’inizio. Come provare a prevedere i lineamenti della carta d’identità difensiva della nuova Olimpia? Facciamoci illuminare dallo stesso Ettore Messina.

In questo interessantissimo intervento sulla pagina YouTube di ItalBasket (qui il video completo), il coach catanese di nascita dà rilievo a due principi fondamentali. Il primo è quello dell’aggressività, intesa come capacità di imporre il predominio della propria difesa sull’attacco avversario, escludendo quest’ultimo dalla sua comfort zone. Non quindi un’aggressività intesa come continua e forte pressione; si faccia semmai riferimento alla capacità di togliere agli avversari gli spazi per loro vantaggiosi, spingendoli a fare ciò che viene loro comodo.

Il secondo principio rapidamente illustrato ci dà un indizio su come la Milano 2020-2021 possa ottenere lo scopo di imposizione della propria difesa. Parliamo del cambio difensivo, la scelta tattica di molte delle squadre vincenti negli ultimi anni, in primis quelle di Zelimir Obradovic. E’ chiaro che un reparto lunghi composto da gente come Zach LeDay, Jeff Brooks, Kyle Hines, ma anche Paul Biligha, abbia tutte le carte in regola per seguire efficacemente gli esterni avversari sul perimetro. Tra gli esterni è forse vero che non ci sono grandi difensori – pur essendo affermazione opinabile nel caso di gente come Shavon Shields – ma tutti, a parte Sergio Rodriguez e Davide Moretti, hanno una fisicità tale da reggere mismatch vicino a canestro. Basti pensare al sopracitato Shields. Gli stessi Luigi Datome e Vladimir Micov, non velocissimi di piedi, potrebbero avere addirittura più facilità a difendere internamente. Infine, Malcolm Delaney e Kevin Punter sono due guardie oltre il metro e novanta.

Tutto molto bello sulla carta. Tuttavia nella pallacanestro il “cosa” è solo una piccola parte dell’insieme, il “come” è quella più rilevante. Scontato dire che, per quanto rilevato sopra, l’idea alla base dei cambi difensivi di Ettore Messina sarà quella di mantenere un’elevata aggressività. Eppure non tutti potranno garantire con costanza questo tipo di approccio, si pensi al Chacho Rodriguez o a Kaleb Tarczewski, unica vera torre nel reparto lunghi meneghino. Soluzioni? Si potranno pensare scelte diverse, come il contenimento, in modo da preservare le doti di rim protector di Kaleb. Oppure, conservando l’idea del cambio, dal maestro Obradovic si potrebbe mutuare l’idea dei cambi a tre. Una situazione in cui l’esterno, dopo aver cambiato sul lungo avversario, effettua subito un ulteriore cambio con il numero tre o il numero quattro, in modo da “ridurre” il mismatch.

Chiarito dunque che il cambio sistematico sarà la linea guida della prossima Olimpia Milano, un fattore farà realmente la differenza: comprendere quando sia il caso di cambiare con tutti su tutto, avendo quindi a disposizione anche letture diverse, pronte per i momenti in cui l’identità difensiva primaria non potrà esplicarsi. Se questo compromesso sarà trovato da Ettore Messina e dal suo staff, con la massima disponibilità dei giocatori, a Milano si potrebbe rivedere una difesa latente dai tempi del primo Luca Banchi. E allora sì che, come ha ammesso Malcolm Delaney, si potrà lottare per quel posto sul tetto d’Europa.

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