L’amore per il gioco ed il buonsenso ai tempi del coronavirus

E’ tutto fermo, non si gioca più.

Per gli appassionati, quelli veri, è una notizia terribile, che peraltro si accompagna a quanto di già devastante, e molto più importante per la vita di ognuno, stiamo vivendo.

E’ dura stare senza basket, è una cosa che a chi scrive, in 45 anni (i primi 7 potevo ancora farcela…) non è mai successa. Manca qualcosa che è parte di te, qualcosa che è sempre e comunque il momento più bello della giornata.

Userei le parole di Zele Obradovic per descrivere la sensazione al meglio: «Ogni volta che mi sveglio la mattina e  penso che oggi lavorerò nella pallacanestro sono felice, perché è la cosa più bella che possa augurarmi, sempre».

Ecco, ogni volta, sempre.

Ma c’è qualcosa di più grande, di più importante che oggi ci toglie il piacere unico del gioco e dobbiamo, responsabilmente, accettare quello che arriva e fare del nostro meglio per dare anche un minimo, ma importantissimo, contributo personale che possa velocizzare la soluzione del problema. Quando ne usciremo, il nostro amore sarà ancora più grande.

In questo giorni ne abbiamo lette e sentite di ogni tipo. Incredibile, veramente!

La caccia ai colpevoli, gli insulti a questo o quello, le tremende dichiarazioni di alcuni dei protagonisti, i comunicati stampa che si susseguivano senza una reale logica: in sostanza un campionario di nefandezze di cui non si sentiva il bisogno.

Il torneo che noi amiamo di più, quello per cui esiste Eurodevotion, si è fermato. Lo ha fatto tardi? Forse, quasi certo. E’ stato un errore? Molto probabile. Un decisione ferma e più rapida avrebbe fatto bene a tutti.

Ci sono giustificazioni per questo ritardo? Non siamo noi a doverle cercare, ma ci permettiamo soltanto di sottolineare come vi siano una decina di stati coinvolti, 18 squadre e, soprattutto, un’organizzazione che è composta, in qualità di soci, dagli stessi club. Sono loro che decidono, insieme ai dirigenti di EB che sono loro espressione e scelta. Le Federazioni sono altra cosa, perché direttamente legate ai vari paesi. Il paragone non regge. E, questo va detto, EL ha pienamente seguito ogni indicazione arrivata dai singoli governi, Senza mai discutere.

Hanno sbagliato i club quindi? Certo, anche loro, o forse meglio dire “solo” loro. perché tutte le squadre coinvolte in rinvii, spostamenti di sede, porte chiuse etc sono stati sempre parte  della decisione. Esempio chiaro? Se Olimpia vs Olympiacos si sposta a Berlino, i due club sono d’accordo. od ancor meglio, sono d’accordo con una decisone che hanno accettato nel momento in cui, come soci, hanno sottoscritto le 437 pagine del regolamento di Eurolega.

Dare attenuanti ai club? Sono grandi società, sanno fare il loro lavoro, non hanno certo bisogno del nostro appoggio, tuttavia proviamo, prima di sparare a zero su una situazione, a verificare quante variabili vi siano in gioco. Soldi, tanti, salute, più importante, futuro, una conseguenza. Saremmo stati tutti in grado di decidere al meglio in un amen? Forse aver limitato la ferocia del commento sarebbe stata cosa migliore, se non buona e giusta.

Ma gli esempi negativi non finiscono certo qui…

Da oggi, alla notizia della positività al virus di un giocatore del Real, sono iniziate, tra commentatori comuni “da social” ed  anche, purtoppo e molto grave, tra giornalisti, speculazioni sulla trasferta milanese dei madridista. «Ecco, vanno a Milano e tornano con un giocatore positivo..» Detto, più o meno chiaramente, da tanti, troppi. A parte l’idiozia del non ammeterebbero l’ignoranza (chi può avere certezze su dove sia stato contratto il virus?), accusare qualcuno e farlo con la tipica forza che una tastiera fornisce a tanti pusillanimi è uno sport che piace. Appunto, ai pusillanimi. Speculare sulla salute di un giocatore, che è sempre un giovanissimo piuttosto che un giovane uomo, solo per crearsi del consenso è accettabile? No.

Ed allora, nel nostro piccolo e con il nostro piccolo-grande tesoro di lettori, proviamo a vivere questo periodo con equilibrio, con buonsenso e soprattutto, non fa male ricordarlo, rispettando le regole da seguire.

#iorestoacasa anche perché voglio sentire il pallone che torna a rimbalzare sul legno duro il prima possibile.

E quando infine vogliamo scatenarci con il classico “è solo business, che schifo”, proviamo a pensare a tutte le volte in cui abbiamo imprecato contro la dirigenza della squadra del cuore perché “non spendeva per comprare un campione”. E’ solo business? Forse, noi crediamo non sia solo quello, ma di certo quando vogliamo ci fa comodo e chiediamo che il nostro club preferito aumenti il budget…

Non è un consiglio, perché non abbiamo alcun diritto di darne a nessuno, ma è solo un invito a provare a viverla meglio, amando veramente lo sport più bello del mondo.

Grandi giocatori, grandi partite, prospettive future: noi non vi lasceremo senza basket, è una promessa. 

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