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Arbitraggi, tifo, sudditanza psicologica e risultati: una storia vecchia come il mondo che troppo spesso diventa alibi

Sono discussioni da cui non si uscirà mai: è reale pensare che alcuni arbitri si trovino in una posizione di sudditanza psicologica nei confronti di certe squadre, di certi allenatori e di certi giocatori? E’ lontanamente pensabile che i risultati siano causati direttamente dalle decisioni degli uomini con il fischietto in bocca?

Cerchiamo di essere realisti: che un poco di sudditanza esista, in qualsiasi campo ed in alcune situazioni particolari, è sicuro.  e non vi è proprio nulla di cui stupirsi se ciò accade anche nel mondo della pallacanestro. Ma se dietro a questa faccenda si cerca di nascondere i propri errori in modo da poter incolpare i direttori di gara invece che guardare dentro le proprie manchevolezze, allora il tutto si complica e diventa, per certi versi, pietoso.

Ed allora proviamo a fare una valutazione che ricomprenda tutti i lati della questione, per arrivare ad avere un pensiero che sia almeno equilibrato riguardo la Turkish Airlines Euroleague e gli arbitraggi.

 

LE PREMESSE 

Chiare e semplici, talvolta perfino riconducibili a luoghi comuni che non sono mai stati veri come nel caso dello sport.

Gli arbitri sono esseri umani come i giocatori, gli allenatori e come… tutti i tifosi. Pare scontato e quasi “buonista” sottolinearlo, ma è un punto di partenza da cui non si può prescindere. E come tutti gli esseri umani sbagliano, così come fanno tante cose giuste.

Quanti errori arbitrali ci sono in una partita? Diversi, a volte pochissimi, a volte tantissimi, ma certamente mai quanto quelli che vengono commessi da allenatori e giocatori. Pensare ai fischietti come a degli esseri superiori che non possono permettersi l’errore è esso stesso il primo grande errore.

Quante volte abbiamo sentito dei protagonisti dichiarare di aver perso per propri demeriti, rispetto a quando viene evidenziato un fischio mal digerito? Anche qui la differenza è ampia, con la prima possibilità spesso assi remota.

Al contrario, vi site mai imbattuti in un dirigente, allenatore o tifoso che avesse ammesso come il successo della propria compagine fosse frutto di qualche chiamata palesemente sbagliata a proprio favore? Qui la risposta è chiara, ovvero mai.

Ed assolutamente imprescindibile è pensare che chi dirige una gara sia al 100% in buona fede. Che senso avrebbe andare da assistere ad uno spettacolo in cui si pensa che vi sia della malafede o della corruzione al fine di favorire l’una o l’altra parte?

LA PERCEZIONE ED IL TIFO (AMORE INCONDIZIONATO)

Ho personalmente effettuato una verifica su una determinata partita di Eurolega (niente nomi, non servono), cercando di comprendere come fosse stato percepito l’arbitraggio dalle due tifoserie coinvolte.

La squadra A, vincitrice, ha visto i suoi fans sottolineare come sia arrivato il successo “nonostante gli arbitri avessero fatto di tutto” per far sì che non accadesse.

La squadra B, sconfitta, ha registrato una serie di lamentele  estremamente mirate, in cui si faceva notare come questa o quella chiamata avessero influenzato irrimediabilmente il verdetto finale.

Perché accade ciò? Semplicissimo, perché tifare non è altro che un sentimento di amore incondizionato che porta a perdonare tutto a chi si ama, mentre si cerca senza analisi ulteriori il colpevole in chi ha causato tale dispiacere alla creatura tanta amata. Mai verrebbe in mente di guardare prima alle nefandezze compiute dai propri beniamini ed è normalissimo per ogni essere umano di fronte ad un sentimento così forte.

Un giorno, una persona di cui ho grande stima (anche qui niente nomi) , discutendo di arbitraggi, mi ha posto la seguente domanda: «Ma se in 5 mila vedono tutti la stessa cosa e l’arbitro fischia il contrario, avranno ragione i 5mila o no?». Possono anche aver ragione, ci mancherebbe, ma sono 5mila innamorati che hanno occhi solo per la propria bella…

Nessuna critica, assolutamente, al tifoso, motore sacro di tutto lo sport, ma semplicemente una valutazione sulle reazioni comunissime degli esseri umani.

LA TECNICA E L’ERRORE

E’ stata una stagione di arbitraggi di alto livello quella purtroppo conclusasi (per ora?) in anticipo in Eurolega? No, assolutamente. Vi sono stati tanti, forse troppi errori e sono stati ancor più gravi perché spesso figli di una conoscenza del gioco ancora limitata.

Le nuove leve inserite nella categoria ad oggi non hanno dimostrato di valere i protagonisti storici ed il fatto di cambiare terne consolidatissime inserendovi alcuni giovani ha portato a troppa confusione. tanto che nei momenti chiave si è visto troppo spesso il neo arrivato ingoiarsi il fischietto, lasciando tutto sulle spalle di chi aveva maggiore esperienza.

Avete presente quando ci chiediamo perché «non ha fischiato quello a due metri dai giocatori coinvolti e lo ha fatto quello a nove metri?». Ecco, nella maggioro parte dei casi è avvenuto per mancanza di preparazione e di personalità dei giovani che hanno obbligato alla chiamata chi effettivamente aveva posizione e visuale peggiore.

A livello di tecnica, poi, è palese come sia necessaria una conoscenza più capillare del gioco. L’esempio più chiaro deriva dalla situazione più giocata oggi, ovvero il “pick and roll”. Quanti blocchi in movimento ed aggiustati vediamo in una gara? Tantissimi, decine e decine spesso, senza che vengano sanzionati. Ora, conoscere il gioco vorrebbe dire capire che da ciò può derivare un vantaggio eccessivo in un’azione chiave e che questa si ripeterà pressoché ad ogni possesso. Importante però notare che certe fasi vengono valutate anche ad inizio stagione nei vari raduni e vi sono direttive abbastanza chiare: non è trascurabile che si sia voluto evitare di dover interrompere la gara troppo spesso per tali chiamate.

Che questo però vada a scapito del vero valore del gioco e della tecnica, francamente non lo condivideremo mai.

I NUMERI, CHIARISSIMI

Le statistiche ci aiutano a valutare meglio.

La squadra che commette più falli è l’Asvel con 22,89 a gara, davanti al Maccabi (22,68). Ottavo il Cska a 20,71. E proprio Maccabi e Cska sono le due squadre con il miglior “defensive rating”, voce che dimostra la reale efficienza difensiva di una squadra, altro che punti subiti.

L’Efes, leader della competizione, è la squadra che ne commette meno, 18mo a 16,64, il Real, secondo in classifica, è 16mo con 18,61 ed il Barcellona, terzo in graduatoria, è 15mo con 19,61 tali fatti ogni gara. Levata di scudi? Ecco, le prime tre sono quelle a cui fischiano di meno? Legittimo pensarlo, finchè non si voglia valutare sempre quel “defensive rating” che vede le tre squadre eccellere, rispettivamente sesta, quinta e quarta. Forse che si pieghino di più le gambe e quindi si sprechino meno penalità a comporre un sistema difensivo di valore?

A livello di falli fischiati agli avversari, le prime tre squadre sono Valencia, Olympiacos e Zalgiris,  tutte fuori dai Playoff attualmente. Non vi è alcun legame quindi con vantaggio di classifica, se è vero che l’Efes, miglior attacco della competizione a 109,4 di “offensive rating” è 15mo nel numero delle penalità che vengono chiamate ai suoi avversari.

Pensiamo poi ai tiri liberi, spesso oggetto della classica lamentela «10 per noi e 25 per gli altri…».  Oly, Pana, Alba e Valencia sono quelle che vanno in lunetta più spesso e quell’Efes che domina la manifestazione è al 17mo posto, con quasi 5 tentativi in meno dei “reds” in ogni gara.

Infine se guardiamo ai liberi che tirano gli avversari, la squadra di Ataman è quella che li vede in lunetta meno di tutti, a 10,07 tentativi a partita, cosa certamente legata al dato precedente sui falli commessi, mentre l’ottimo Maccabi, certamente la squadra più aggressiva della lega, è quello che ne subisce di più, ovvero 21,36 per partita. Il che non impedisce a questi due sistemi, in maniera diversa, di giocare eccellenti difese, con Sfairopoulos che guarda tutti dall’alto.

Una valanga di numeri semplicemente per dimostrare, se mai fosse necessario e comunque possibile, che in Turkish Airlines Euroleague non vi è alcun legame tra  risultati positivi e presunti favori arbitrali. Ci sono gli errori, ma quelli son umani e non certo unidirezionali.

LA SUDDITANZA E LA CULTURA DEL SOSPETTO

«Arbitraggio chirurgico»: quante volte lo abbiamo sentito dire? Follìa, pura. Torniamo a prima, cioè se si crede che vi sia (sulle basi di cosa, non si sa…) un intento chiarissimo di favore l’una o l’altra squadra, perché assistere ad una partita, dal vero od in tv?

«Chiediamo più rispetto»: altra frase udita da tanti addetti ai lavori. Possiamo girarla in «Chiediamo più attenzione ed una qualità superiore nella direzione di gara»? Ecco, così si  evita di gettare benzina sul fuoco del sospetto, uno dei mali assoluti dello sport.

La sudditanza, come si diceva prima, esiste ed è un altra situazione assai umana. la viviamo tutti quotidianamente, da quando non abbiamo voglia di mandare a quel paese qualcuno perché “troppo importante” a quando chiediamo maggior equità in qualsivoglia aspetto della vita.

Si può condannare un essere umano vestito di grigio (ok, oggi di nero-arancio) perché in uno scontro tra due giocatori, nell’indecisione dovuta al non aver riconosciuto alla perfezione un contatto, indirizza la chiamata a favore del più forte, del più esperto o del più famoso? O magari perché in un palazzo che è una bolgia subisce un po’ di pressione psicologica da un pubblico assatanato? Suvvia, chi non ne sarebbe vittima. Avete mai visto una partitella tra primo e secondo quintetto in allenamento? Nel caso chiede al povero assistente allenatore che fischi tira in presenza di una situazione dubbia…

La personalità di atleti ed allenatori è poi assolutamente un fattore. Come in ogni aspetto della vita c’è chi si smuove meglio e ha capacità di influenzare di più il prossimo. E’ una questione di psicologia e di impatto su chi ci circonda. Perché non dovrebbe accadere sul campo?

Infine vi è una cosa che dovremmo ricordare più spesso, ovvero la difficoltà estrema di arbitrare una partita di pallacanestro. Quante volte, davanti alla tv e dopo aver visto 4 o 5 replay da ogni possibile visuale, non siamo in grado di capire di chi è una rimessa? Pensiamo a quei tre poveracci che devono farlo nei momenti decisivi dopo uno forzo fisico notevole, soprattutto ai ritmi  e con i fisici in campo oggi… E figuriamoci poi sui contatti, laddove ci sono almeno una ventina di situazioni, durante la gara, che giustificherebbero la chiamata in entrambe le direzioni (le botte in post basso, su tutte).

 

E’ un gioco troppo bello e lo è anche perché difficilissimo da giudicare con un fischietto in bocca: non cadere nella cultura del sospetto è semplicemente il modo migliore di goderselo a fondo. Senza creare alibi per sé e per i propri beniamini e sperando che chi è deputato a farlo, lavori sempre di più per la crescita di chi dirige le gare.

 

 

 

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