Il martedì nero di Eurolega. Serve il piano B, ora.

alberto marzagalia

Martedì nero. Non si può definire diversamente la giornata di ieri per la massima competizione continentale di pallacanestro.

5 gare in programma, 3 giocate e 2 non disputate a causa dell’impossibilità di Zenit ed Asvel di raggiungere il numero legale di atleti (8) richiesto dai regolamenti per poter scendere in campo.

E proprio per quelle regole sono attesi oggi i 20-0 a tavolino a favore di Baskonia e Panathinaikos, incolpevoli beneficiari di una W che non arriva dal campo.

Come la pensiamo lo abbiamo detto mille volte: ogni risultato che non arrivi dal campo non raccoglie il nostro rispetto e la nostra considerazione. Comprendiamo benissimo le condizioni assai particolari e drammatiche in cui si sta provando a giocare, ma la soluzione non è arrivare a classifiche gravemente inficiate dai risultati scritti sulla carta e non sui tabelloni elettronici delle arene.

Le parole di ieri di Sarunas Jasikevicius dicono tutto e sono condivisibili al 100%: «Abbiamo approvato delle regole ma la situazione è visibile a tutti. Dobbiamo sederci e parlarne».

Appunto, perché le persone intelligenti sono quelle che sanno cambiare idea ed il board di Eurolega, composto dai dirigenti dei club, ne ha tantissime.

Ovviamente tutto quanto sta accadendo ci porta a delle domande, semplici ed assai lecite, che possano farci capire.

  • Il “Piano B” di cui ha parlato Bertomeu prima del via, definendolo pronto, è attuabile da subito?
  • Chi ha votato queste regole speciali in epoca COVID? Solo le 11 con licenza pluriennale oppure tutte le 18, con magari coinvolte anche le partecipanti all’Eurocup?
  • Se hanno votato solo le 11 con licenza, la risoluzione è stata approvata all’unanimità?

E’ chiaro che vi possa essere una questione di privacy e riservatezza legata ad una riunione che non è pubblica, ma lo è ancor di più il fatto che la trasparenza assoluta nella comunicazione, mai come ora, sarebbe la cosa migliore possibile al fine di evitare speculazioni che prima o poi arriveranno. Oppure qualcuno pensa che non sentiremo dire robe del tipo «e ma io ero in testa» piuttosto che «e ma quelli hanno vinto alcune gare solo grazie ai punteggi “Covid”»?

Perchè per un Saras che usa parole misurate e logiche chiedendo di rivedere quanto deciso, ci saranno altri che continueranno a sostenere che «sapevamo che avremmo dovuto affrontare situazioni inattese».

Tutti volevano giocare, ed è giusto, e tutti hanno evidentemente approvato un regolamento per farlo. Sostenere che quanto accade oggi potesse essere ritenuto inatteso è una leggerezza clamorosa che merita un intervento deciso.

Serve il Piano B, ora. Altrimenti sarà caos totale, come rischia di esser già da oggi, e l’asterisco sulla stagione diverrà un marchio definitivo.

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