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Melli: Era il momento giusto per scegliere la NBA. E su Obradovic…

29 anni tra poche settimane, Nicolò Melli ha varcato l’oceano a giugno per iniziare l’avventura coi New Orleans Pelicans.

Il campione italiano è un uomo con il quale si può discutere di pallacanestro per ore, con la certezza che non vi sarà mai nessuna banalità e che il gioco sarà sempre al centro di ogni valutazione.

Dopo un inizio assai promettente, con un buon minutaggio, sta ora vivendo un normale periodo di adattamento ad un mondo che, come ci descriverà, è totalmente diverso da quello, seppur di alto livello, in cui era abituato a giocare in Europa.

Abbiamo approfittato di qualche raro giorno senza gare dei suoi Pelicans per conversare su tantissimi argomenti, svariando dal suo presente alle sue scelte, senza dimenticare quell’Eurolega in cui è stato protagonista assoluto nelle ultime stagioni, tra Bamberg ed Istanbul sponda Fenerbahçe.

 

– Nick, un primo bilancio è ovviamente il punto di partenza. Quanto è simile a ciò che ti aspettavi e quanto invece ti ha stupito di più dopo tre mesi?

Il bilancio per risultati di squadra non è straordinario, però lo ritengo positivo perché quando ho preso la mia decisione avevo la mente ben aperta ad affrontare questo nuovo mondo, senza aspettative particolari. E’ un nuovo inizio e personalmente ero consapevole delle difficoltà che avrei incontrato. Con tutto ciò il mio 2019 mi lascia alcune istantanee che mi accompagneranno per sempre.

– Arrivi da anni ad altissimo livello, sempre protagonista e fondamentale per la tua squadra: convertirsi nel dover accettare di rimanere spesso a guardare è la parte più dura?

Come ti dicevo lo avevo preventivato. Poteva succedere, mi auguravo che non succedesse, è successo. Chiaro che vorrei giocare, come tutti i giocatori, ma mi son dato un limite di tempo abbastanza ampio per vedere dove posso arrivare. Dopodiché tireremo le somme.

– Nessuno più di Gigi (Datome) può averti consigliato per il meglio, in virtù di una grande amicizia e del fatto di aver vissuto questa esperienza anche nella parte più dura…

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Con Gigi parlo tanto, anche troppo (ndr risata…) però vorrei sfatare il mito del consiglio dato a questo o quello. Io ho grande rispetto delle dinamiche di squadra, dal front office ai giocatori. Se non vai a parlare direttamente è difficile comprendere certe dinamiche di utilizzo o meno. Gigi ha vissuto le sue esperienze, ci siamo confrontati, ne abbiamo ragionato, ma non è detto che siano per forza le stesse situazioni. Ed è capitato anche a tanti molto più forti di me, quindi devo soltanto farmi trovare pronto quando sarà il mio momento.

– Mi interessa capire come ci si allena. Le differenze rispetto ai team di Eurolega, anche con la formula che la avvicina di più alla NBA nelle ultime stagioni,  sono così nette?

Sì, è tutto diverso. Innanzitutto bisogna vedere come sono concentrate le gare. In Europa,  prendendo Eurolega e campionato insieme, iniziano a settembre e finiscono a giugno. La stagione regolare NBA parte a metà ottobre e finisce a metà a aprile. Con 82 gare è chiaro che l’allenamento non possa essere momento in cui gli allenatori affinano la loro filosofia come facevano Trinchieri ed Obradovic. Qui ci si allena per recuperare fisicamente ed essere pronti alla gara seguente. Poi ci sono le regole, quelle che impongono il riposo dopo i “back-to-back” piuttosto che dopo una determinata serie di gare. 

– Capitolo viaggi, ne hai parlato a lungo in un tuo post. Vieni da un top club europeo ma lì hai trovato cose di livello nettamente superiore? Questo viaggiare meglio incide positivamente sulla prestazione?

Qui, ancor di più, non c’è nessun paragone. I primi giorni ero come un bambino davanti all’albero di Natale coi regali. Quando sono arrivato in aeroporto ed ho parcheggiato a 200mt dall’aereo, mi hanno preso la valigia  e l’ho ritrovata in albergo all’arrivo è stato pazzesco. Si vola in una sorta di “business class” molto ampia, sedile quasi totalmente reclinabile, è tutto perfetto. E questo rende possibile giocare 82 gare, altrimenti sarebbe inammissibile.

– Zion (Williamson), da sensazione stagionale pressoché certa ad essere diventato quasi un mistero, coi più cattivi che parlano addirittura di “nuovo Greg Oden”: cosa hai visto finché era in gruppo e qual è il reale livello di preoccupazione?

Impressionante è l’insieme di potenza e controllo che ha. Gli vai contro, tu voli via e lui resta lì. Sta recuperando, non so quando sarà pronto ma credo che stiano facendo di tutto senza correre rischi vista l’importanza e l’età del giocatore. Il paragone con Oden mi pare una cattiveria gratuita.

– Passiamo a noi, la Turkish Airlines Euroleague. Ovvio che ti debba chiedere degli incredibili problemi del tuo Fenerbahçe: nessuno poteva pensare ad una situazione simile. Che idea te ne sei fatto, anche sentendo i tuoi ex compagni?

Seguo, parlo con Gigi, sempre tanto, troppo… (ndr altra risata) ma non posso giudicare e spero che possano ripartire e fare quello che è nelle loro possibilità. Importante che anche gli infortuni li lascino in pace, a partire da Vesely, uno che sposta e che conta tantissimo.

– Ciò che mi ha stupito clamorosamente è vedere campioni e persone di un certo livello commettere errori da juniores, sulle rimesse piuttosto che sui raddoppi. Cosa può scattare di negativo nella mente di gente di tale valore da impedire un rendimento almeno normale?

Innanzitutto ti confermo, come dici tu,  che è gente con un’etica lavorativa ed una professionalità oltre la media, ragazzi straordinari. Stanno provando di tutto, soffrono e si impegnano alla morte, ma a volte accade che certi momenti facciano girare tutto nel verso sbagliato. Pensa che solo quelle tre maledette partite perse sprecando grandi vantaggi (Zalgiris, Zenit e Valencia) sarebbero bastate per essere in piena corsa Playoff.

– Qualcuno, in realtà pochi,  sostiene che Obradovic, allenatore decisamente “demanding”, dopo qualche anno diventa difficile da seguire. Poi però guardo agli anni al Pana ed è ovviamente il contrario. Che opinione hai?

No, non è vero. Per giocare agli ordini di Zeljko devi semplicemente dare il massimo. Lui è speciale perché sa che tasti toccare e con lui sei pronto ad andare in guerra. Bisogna essere atleti seri e dare il 100%: che poi è una cosa normalissima, quindi alla portata di chi vuole essere un serio professionista. Ma ti ripeto, al Fenerbahçe ci sono uomini di primissima qualità, a partire da Gigi, il giocatore di squadra per eccellenza che tutti vorrebbero avere al proprio fianco.

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– Lo stesso Zeljko, poi Jasi ed ora anche Messina. Certamente tre modi di allenare veramente completi sui 28 metri, grande organizzazione e spirito di squadra su tutto: è un caso che siano loro oggi in difficoltà oppure si può iniziare a pensare ad un cambiamento del gioco che incida su certi sistemi?

Credo sia più un caso o semplicemente l’incidenza di certi infortuni che hanno pesato molto. Come ti ho detto, Vesely determinante, poi anche De Colo e tanti altri: cambia tutto se non li hai a lungo. Ed a Milano è accaduta una cosa simile con Gudaitis e Nedovic. Stavano andando benissimo soprattutto coi due lunghi e lo stop del lituano ha cambiato tante cose. Poi perdi qualche gara, si abbassa la fiducia e ti ritrovi con problemi complicati da risolvere. Su Jasi confermo che rimane un fenomeno.

– Si è parlato a lungo in estate dell’offerta di Messina: da dove nasce la tua scelta e, soprattutto, se non ci fosse stata la NBA avresti lasciato il Fener?

Ero aperto a tutto ed ho ascoltato tutti senza nessuna preclusione. Ho reputato che questo fosse il momento giusto per provare questo salto, senza che la questione economica fosse fondamentale, anzi. Ad Istanbul stavo bene, loro mi volevano confermare, ma ti ripeto che non avevo alcuna preclusione e che con Messina ho avuto un ottimo rapporto in nazionale. E’ stata una scelta per la mia carriera, mi è sembrato giusto farlo ora. Quando ho informato Obradovic lui è stato come sempre grandissimo e mi ha soltanto augurato di poter dimostrare il mio valore come giocatore e come persona.

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– Mirotic potrebbe aver tracciato una nuova via?

Non credo sia un apripista, ma in realtà non lo so anche perché  non conosco Nikola se non come avversario qualche volta, quindi non posso dare giudizi.  Vedremo cosa succederà in futuro.

– I famosi “two way” rendono più dura la caccia ai giocatori NBA per i club di Eurolega, ma poi anche tanti che arrivano hanno difficoltà che non ci si aspettava. Penso a Mack, Koufos, Monroe piuttosto che W.Johnson: da dove derivano questi problemi di adattamento?

Certamente il fatto che si giochi più 5vs5 a metà campo, che la tattica sia di maggior importanza, che si trovi sempre qualcuno in mezzo all’area ed anche la differente distanza dell’arco dei tre punti. Tutti fattori che rendono la situazione assai diversa. In più ti aggiungo che il livello di atletismo è salito molto anche in Turkish Airlines Euroleague, quindi non ci son più i grandi atleti americani che arrivano e possono fare il vuoto. A volte sembrano due sport quasi diversi. Però ti contesto il nome di Monroe in questa lista di chi fa fatica, è sempre il migliore dei suoi…

– Oggi in EL pare che se non hai almeno due guardie razzenti, con punti nelle mani e capacità di creare vantaggio immediato, fai una fatica tremenda. E’ cambiato così tanto il gioco?

Il cambiamento è notevole ed è una cosa palese, però non so se chi ha questi profili faccia meglio per le ragioni che hai elencato. Di certo l’impatto del “pick and roll” è altissimo, quindi chi sa creare vantaggio da quello è favorito. Chi ha atleti migliori è altrettanto più avanti, anche se torno al tema di prima e ti dico che rispetto ai top NBA il divario atletico è ancora molto evidente.

– Una curiosità, per chiudere, su qualcosa che mi ha detto Ataman. Ovvero che, viste le similitudini con il calendario NBA, ha cercato di creare un sistema a buon ritmo, con tante opportunità per tutti e quindi un maggior coinvolgimento globale del roster. Così facendo toglie un po’ di pressione e non richiede forzatamente il 101% ad ogni gara, rendendo maggiormente gestibile un impegno così intenso. Cosa ne pensi?

E’ sicuramente un discorso più da allenatori, quindi non proprio per me. Però resta il fatto che in NBA se ne perdi due di fila pensi a vincere la terza senza troppi drammi, mentre in Eurolega se ne perdi due di fila la pressione è molto più alta. Ed è una cosa con si deve fare i conti, sempre.

– Grazie Nick, in bocca lupo per la tua stagione.

Sentiamoci quando vuoi, mi fa sempre piacere parlare di pallacanestro.

Ok, magari non mi farò sentire quanto Gigi, ma tornerò a “rompere” a breve…

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