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L’Efes di Ataman sbanca la Ulker Arena. Il 2-1 sbilancia la serie?

«Saremo i Campioni!» aveva tuonato Ergin Ataman dopo gara 2. Svolgimento ed epilogo di gara 3 fanno pensare a parole precise, consapevoli e per nulla soltanto provocatorie.

L’Efes gioca una gara ottima, che toglie ogni velleità agli avversari sin da subito, proponendosi in una veste che francamente tutti avremmo immaginato cucita meglio sugli uomini di Obradovic. Il dominio sotto i 75 era score associabile ai gialloblu, mentre tutti si credeva che fossero i punteggi più alti quelli in grado di garantire maggiori possibilità ai vice-campioni di Turkish Airlines Euroleague.

Vantaggio importante da subito, tutti i quarti vinti ed una certa consapevolezza nel rintuzzare il timido tentativo di rimonta Fener nell’ultimo quarto.

I NUMERI

Decisamente chiari ed inequivocabili. Il vantaggio di Ataman ha preso corpo nel secondo quarto ma le avvisaglie erano già quelle del primo periodo, quando il punteggio finale di 22-17 sottostimava  un controllo della gara assai più ampio.

Ancora una volta si ribaltano alcune tendenze stagionali con i padroni di casa che tirano più da due che da tre e gli ospiti che fanno il contrario. Quanto ci sia delle scelte, vincenti o meno dei coach, e quanto invece appartenga alle pieghe di un regolamento che impone solo 5 stranieri, è tutto da vedere.

Chiarissimo come nel gioco di oggi il 44% su 27 tentativi dall’arco contro il 14% su 34 sia una sentenza in giudicato prima di ogni appello.

LA SCELTA

Il tema si lega proprio a quel numero eclatante, quel 5/34 da tre punti. Dopo tre gare è evidente che Ataman stia scommettendo parecchio sulle percentuali dall’arco dei rivali, permettendogli un numero di tentativi ben superiore alle medie abituali che parlano di 22,72 a gara con un eccellente 42,79% in Eurolega, dove i match sono paragonabili a questa sfida. Con il 12/29 di gara 2 siamo ad un totale di 17/63 nelle due sconfitte, a quasi 9 triple di media tentate più dell’abituale.

La valutazione sta proprio nelle parole, dettate dalla logica come dall’orgoglio, di coach Ergin : «Hanno giocato male perché abbiamo fatto quello che volevamo noi». Che il Fenerbahçe non abbia giocato bene è palese, tuttavia siamo certi che un 14% sia ripetibile?

I Playoff sono terra di aggiustamenti e di serie che girano sul singolo episodio. Se gara 3 è tendenza o appunto singolo episodio ce lo dirà la Ulker Arena domani sera. In quel verdetto ci sarà lo zampino di Zele in palestra oggi.

LA REGOLA “PANDA”

Ok, quei 5 stranieri possono essere formula di protezione e crescita del basket domestico, tuttavia vi è una faccenda che è lampante: il gioco perde molto ed una sfida che abbiamo visto tre volte in stagione di Eurolega su livelli decisamente alti, oggi, all’atto finale di uno dei tre principali tornei nazionali, ci priva di protagonisti assoluti e di una qualità che questa contesa meriterebbe.

Se fosse solo sviluppo andrebbe benissimo, in realtà è la protezione che non ci piace. E non ci piacerà mai perché crea privilegio sfruttato egoisticamente da diverse componenti. Chi ne esce incolpevolmente sconfitto? Il pubblico, al pari dello spettacolo.

Le rotazioni risicatissime sono l’ovvio specchio della situazione. Così come i 4 Efes in doppia cifra.

GLI INFORTUNI

Gli infortuni del Fenerbahçe sono la chiave di lettura principale della serie. Cose che succedono, cose che coach e giocatori devono tenere sempre in considerazione, ma che tuttavia sarebbe stupido non valutare per quello che stanno togliendo a questa finale.

E con ciò non vogliamo certo dire che questo Efes non sarebbe in grado di competere con gli avversari, coi quali è 6-4 in stagione, ma è chiaro che Datome (quello visto ieri è più che convalescente), Vesely, Lauvergne ed Erick Green, cui si aggiunge uno Sloukas che sta giocando in condizioni imperfette da qualche mese, sono valori che cambiano totalmente gli equilibri.

Obradovic non è certo quello che piange, ci mancherebbe, ed un minuto dopo la gara si è messo al lavoro per capire l’accaduto, tuttavia le armi di cui dispone sono ben diverse dai programmi stagionali. Bobby Dixon oltre i 30 minuti non è certo l’opzione sognata.

Ma attenzione a dare per morta una squadra con attributi infiniti, un coaching perfetto e che, in fondo, è stata ad un tiro dal 2-0 esterno. Ad oggi la realtà dice 2-1 Efes ma anche che si sono giocati due episodi dominati una volta a testa  ed una gara 2 all’overtime.

KOSTAS SLOUKAS

Durante il primo quarto di gara 2 è mancato il padre del playmaker greco.

Sei mesi durissimi di consapevolezza, dopo che un disturbo che pareva normalissimo si era trasformato in qualcosa di purtroppo ingestibile.

Kostas ne era consapevole, la notizia l’ha ricevuta dopo la gara ed il giocatore è corso a casa dalla famiglia per i funerali.

I campioni, quelli veri, si vedono nei momenti più difficili. Le squadre, quelle vere, altrettanto. Kostas ha voluto essere in campo per compiere il proprio dovere nel momento più duro, Obradovic ha voluto sottolinearlo constatando come il gesto sia quello di un uomo vero e confermando che «qualunque cosa possa accadere, noi siamo una squadra, siamo una cosa sola». Ci sono parole di circostanza e parole di persone di altissimo profilo. Il Fenerbahçe di Zele e Kostas è così: profilo senza pari.

 

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