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AllenatoriIntervisteTurkish Airlines Euroleague

Obradovic : Messina è amico prima che rivale, capisci subito quando una squadra è allenata da lui. Il mio Fenerbahçe? Lavoriamo duramente per crescere

C’è sempre grande emozione, se ami il gioco, quando ti siedi a conversare con Zeljko Obradovic. Quell’emozione è anche, si può ammettere, un po’ di timore reverenziale, perché in fondo hai paura di non essere all’altezza del grande livello di pallacanestro che il Coach insegna e trasmette da quasi 30 anni.

La cosa straordinaria è sempre la stessa. E’ lui a metterti a tuo agio, perché  la ragione principale di quelle svariate decine di trofei sta proprio nella passione semplice e sempre attuale verso il pallone che rimbalza sul legno duro.

Umiltà, lavoro, valori e passione: questo è Zele.

– Coach, nuova stagione e tre nuovi arrivi importanti. Derrick Williams per Nicolò, De Colo per Marko (Guduric) e Leo Westermann per dare profondità al roster nei ruoli di 1-2. E’ stato questo il senso del vostro mercato?

«Sì, è stato così. Se di Melli sapevamo che la NBA era suo obiettivo e sogno, ed allora siamo andati su Derrick, con Guduric siamo rimasti un po’ più sorpresi e quindi abbiamo dovuto coprire la sua partenza con un grande giocatore come Nando. Dare più respiro a Sloukas era un’esigenza dopo gli infortuni subìti, anche perché abbiamo in roster grandi giocatori come Bobby (Dixon) che vorrebbe giocare sempre ma non è più un giovincello. Da lì nasce l’idea di Leo. E poi abbiamo aggiunto Berkay Candan, atleta turco che sta facendo bene e che potrà aiutare la squadra».

– Joffrey Lauvergne, rientrato domenica dal 19 febbraio, potrebbe diventare un altro importantissimo “nuovo acquisto”?

«Era fuori da talmente tanto tempo che non ci ricordavamo più come giocava… Scherzi a parte, certo che potrebbe esserlo, così come Vesely, altro giocatore che non vedevo da tanto. Sai che lo scorso anno su 43 gare in Turchia, Jan ne ha giocate 13, Joffrey 15, Gigi una ventina e solo Nick c’è stato sempre. E’ chiaro che sia stata una situazione molto particolare».

– Tornando alla stagione scorsa ed al suo epilogo, infortuni a parte, ti sei fatto un’idea su qualcosa che non ha funzionato e che vorresti che quest’anno il tuo Fener facesse meglio?

«Certamente il peso degli infortuni è stato notevole. Io credo di aver sbagliato a pensare che Kalinic e Vesely potessero dare qualcosa alle Final 4, cosa che non è stata possibile. Pensa che Jan ha passato praticamente tutta l’estate a Monaco con un dottore per le cure, rinunciando alle vacanze. Anche Joffrey ha lavorato durissimo per tornare».

– Il Fenerbahçe che inizia con due sconfitte fa notizia, Obradovic che perde due partite di fila fa notizia. Tra queste difficoltà iniziali possiamo dire ci sia principalmente una transizione offensiva troppo lenta che ha portato ad entrate nei giochi ritardate e dopo tanti secondi sprecati senza offendere?

«Sì, assolutamente sì, ma non c’è solo quello. Ti racconto la nostra preparazione ed i primi giorni di stagione per farti capire bene…»

– Ok Coach, sono tutto orecchie…

«Tutto il programma non è stato normale. 6 nazionali, 2 fuori per infortunio, praticamente nessun allenamento decente prima delle amichevoli di Treviso e Bologna. Dodopichè andiamo ad Atene per il Pavlos Giannakopoulos ed arriviamo a 4 gare in 4 giorni. La sera della domenica torniamo ad Istanbul ed il lunedì c’è il “media day” di Eurolega. Due allenamenti e poi al giovedì giochiamo a Gaziantep per la Supercoppa con l’Efes… Perdiamo e De Colo non è brillante, ma come poteva esserlo dopo due soli allenamenti con noi? In tutto questo finalmente sono felice  di averlo, visto che non aveva passato nemmeno un secondo con noi prima. Sai, io dò sempre una settimana libera ai giocatori dopo la nazionale, perché non voglio esagerare la pressione. Non è buono per la squadra, ma lo è per i singoli e la loro gestione. La conseguenza è che abbiamo bisogno di allenarci per consolidare le nostre idee, per conoscere i nostri giochi che magari soprattutto i nuovi, ma non solo, possono dimenticare talvolta».

«La prima gara di Madrid è stata buona, potevamo vincere contro una grande squadra. Poi arriva il rovescio di Belgrado, segnando 56 punti, dove sbagliamo tutto. Grande sorpresa perché quella settimana ci eravamo allenati molto bene. Parlando coi giocatori ci si chiede perché si sia tirato 8/29 da 3 e 9/29 da 2. “Abbiamo tirato male coach ?”, mi chiedono. “No, abbiamo costruito brutti tiri”. Perché è successo, quando è perfino rientrato Vesely? Forse perché il suo rientro in parte ci ha fatto pensare di vincere più facilmente. Due giorni dopo giochiamo ad Ankara e lascio fuori Gigi, Nando e Jan. Voglio dare responsabilità agli altri e va tutto bene, vinciamo e lo facciamo con una buona prova. Conferma che eravamo sulla buona strada. Poi battiamo il Baskonia, che è un’ottima squadra ed intanto proseguiamo bene in Turchia. Ma voglio più ritmo ed aggressività, soprattutto offensiva».

– E’ tornato Ettore Messina, tuo rivale che hai sempre battuto nelle finali europee (anche con la Nazionale nel ’97): cosa porta a questa lega ed a questo basket il suo ritorno?

Ti correggo, Ettore è un amico non un rivale e porta tantissimo.

– Ok, amico che però hai sempre battuto quando contava di più…

«Ma quello non è importante, succede… Ho tifato perché diventasse il primo vero europeo coach in NBA, ma quello non è accaduto. Il  perché si sa bene: non vogliono che succeda (ndr il termine usato è ben più esplicativo). Gli va bene Mike D’Antoni perché è americano, gli va bene Igor Kokoskov perché in realtà è cresciuto là, ma loro veramente non accettano questa cosa. E ti confermo che io sto bene qui, sono felice qui»

– Tante similitudini tecniche nel vostro basket, dalle entrate in alcuni giochi alla ricerca del post con tanti atleti, così come quella volontà di correre e portare il 4-5 in post prima che la difesa sia schierata: come si vince una partita così chiara ed a carte scoperte?

«Oggi tante squadre hanno principi simili e tutti si conoscono bene. Su Ettore ti aggiungo che mi sono bastati pochi minuti nel torneo di Oaka per capire che quella era una squadra allenata da lui. Ne riconosci subito i principi, l’organizzazione , la voglia di fare certe cose. Sa dare la sua impronta da subito. Ed allora su queste gare ti dico che  si vincono pensando al proprio gioco ed a quello che si vuole fare».

– Il livello della Turkish Airlines Euroleague è cresciuto molto, gli investimenti aumentano ma il malcostume di licenziare gli allenatori anche dopo poche partite resta intatto. Cosa ne pensi?

«L’associazione degli allenatori di Eurolega (ELHCB), di cui sono Presidente, nasce anche con l’obiettivo di proteggere la nostra categoria quando dovuto. Una delle prime cose ottenute è che fossero pagati regolarmente i coach esonerati che avevano contratto. Non voglio parlare della situazione di Blatt che è un amico e non voglio che venga strumentalizzata, non ho capito nulla della faccenda Tomic anche se dai comunicati pare si siano lasciati bene. Però penso chiaramente che se un presidente licenzia l’allenatore dopo poche gare gli dico che ha sbagliato lui a scegliere quell’allenatore ed oggi prova solo a rimediare al suo errore».

– Il Barcellona ha costruito una squadra super. La cosa che ritengo di maggior valore è la possibilità di schierare quintetti completamente diversi, dalla “small ball” ad avere strutture altissime. Sei d’accordo? E se sì, come si imposta una gara contro di loro (20/11 a Barcellona e 16/1 ad Istanbul)? Su cosa ti concentri?

«Squadra buona, allenatore esperto. Sono d’accordo sui volti molteplici che possono avere, ma ti dico che non faccio nulla di straordinario perché abbiamo troppo pochi allenamenti prima di una gara per potere fare di tutto su quell’impegno. Prepariamo delle cose, certamente, ma poi tutto può cambiare durante la gara ed allora è lì che un allenatore deve essere bravo e saper guidare la sua squadra sul sentiero corretto».

– Ora vorrei chiederti di due tuoi giocatori… Partiamo da Kostas Sloukas: tra Mondiale  e prime gare di stagione ho visto la sua brutta copia. L’anno scorso mi descrivesti il tuo rapporto speciale con lui, ora dopo queste difficoltà qual è il consiglio di Zeljko a Kostas?

«Deve solo lavorare, lui ed io sappiamo che è solo così. Ha bisogno di allenamento, oggi è l’unica cosa che gli manca. Torno a quella settimana che concedo dopo le nazionali: giusto dargliela, ma forse non ha fatto bene alla squadra».

Passiamo a Derrick Williams, che mi pare spesso troppo impegnato ad integrarsi nel sistema perdendo un po’ della sua pericolosità e del suo talento. Cosa mi dici?

«Assolutamente sì, lo voglio più aggressivo in attacco, lui ha talento, ha punti, ha tutto per fare male alle difese. Sai che mi avevano detto che non si impegnava in difesa? Non è per nulla vero. Io non ho nulla da rimproverargli se non il fatto di dover essere più aggressivo. Deve pensare meno e giocare di più. E sono contento che dopo i nostri due colloqui estivi abbia scelto di venire al Fener perché sta dimostrando di lavorare bene».

Coach un’ultima curiosità su un movimento di mercato che ha caratterizzato l’estate in maniera notevole. Mike James viene liberato da Milano e va a Mosca. Nessuno conosce Dimitris come te, allora mi spieghi quali possono essere state le basi sulle quali ha deciso di scegliere questo giocatore? E’ la storia più intrigante di tutta la stagione?

«Itoudis ha grande esperienza e sa come gestire ogni situazione. Mike è un ragazzo intelligente e se entrambi trovano, come possono fare benissimo, il giusto equilibrio per il rendimento migliore del giocatore, credo possano fare benissimo».

Grazie Coach! Ogni volta che ci incontriamo comprendo sempre meglio il concetto di “essere il migliore”.

 

 

 

 

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