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La corsa ai Playoff, la battaglia di Belgrado e le sofferenze di Obradovic

Tre turni da giocare e quasi tutti i verdetti sono già scritti, sebbene il quadro complessivo possa riservare ancora grossi movimenti in ottica Playoff.

Per il primo posto tutto molto aperto. Già la gara di domani sera al Pireo ci dirà se l’Olympiacos potrà provarci: parte dal meno 16 di Madrid che peserà in diverse ipotesi di parità, se dovessero esserci, ma resta tuttavia scontro fondamentale poiché poi, all’ultimo turno, gli stessi greci renderanno visita a Teodosic e De Colo. Obiettivamente dura, ma un squadra che gioca con la compattezza mostrata ieri sera nella battaglia di Belgrado non può porsi limiti.  Il Real ha tre gare toste: Oly domani, poi in casa col Fenerbahce e con l’Efes. CSKA in trasferta a Kazan e ad Oaka, per chiudere appunto in casa con Spanoulis e Printezis.

Nella serata di ieri Teodosic e De Colo hanno battuto il Darussafaka con una prova che non ha fatto che confermare l’assoluta leadership dei due fenomeni, il miglior backcourt esistente. Sono le parole di David Blatt a chiarire il concetto: “Sono i migliori, ce ne sono tanti ottimi, ma poi guardò loro e sono certo che non vi sia nulla di meglio”. 37 punti, 6/8 da due, 7/10 da tre, 4/4 ai liberi, 18 assist con solo 4 perse e 7 falli subiti: questo il fatturato della coppia in 56 minuti e 33 secondi di campo combinato. Serve altro?

A Belgrado è andata in scena una delle partite che resteranno simbolo di questa fantastica competizione. Un battaglia senza esclusione di colpi, chiusa con quella che è la più degna conclusione possibile in Europa (insieme ai buzzer di Llull, che per ora restano un gradino sotto): la PETAKTARI di Georgios Printezis. Così ha vinto un’Eurolega, così ha dominato campionati, così si è sempre espresso nei contesti più decisivi. Una sua tripla in precedenza aveva portato ai supplementari la gara, pareggiando quella precedente di Guduric. Gli Dei del Pireo non hanno grosse intenzioni di lasciare spazio agli avversari.

Lo spettacolo che è uscito da un 64-66 in 45 minuti potrebbe risultare un controsenso, ma in realtà è essenza del basket di questo livello. Due sistemi difensivi, i migliori non caso nella competizione, tanto efficaci quanto diversi. I reds greci più sistematici, con un’organizzazione di squadra di altissimo livello e delle rotazioni dai tempi perfetti : è così da anni. I serbi di Radonjic sono incredibili in 1vs1, non lasciano spazio alcuno, togliendo l’ossigeno ad ogni avversario. Sempre in posizione perfetta, bassi sulle gambe e reattivi perché carichi sulla parte anteriore dei piedi. Scivolamenti laterali di categoria assoluta, mani addosso continue ed in grado di oscurare qualunque vallata. Tale aggressività può costare qualcosa in alcuni frangenti, ma alla lunga ha quasi sempre ragione. La partita di ieri è iniziata e finita almeno quattro volte, con parziali terrificanti e voci statistiche che avrebbero ucciso chiunque: non le due contendenti, non i campioni di Sfairopoulos, non i guerrieri di Radonjic.

Stella che, nonostante il 15-12 e l’ottavo posto con due gare di vantaggio sul Darussafaka, rischia di pagare tantissimo la sconfitta di ieri. Vero che ha di fronte due impegni con squadre eliminatissime, ma soprattutto la trasferta del Plau Blaugrana di venerdì diventa fondamentale, poiché, dopo il seguente turno casalingo con l’Unics, si troverebbe ad una potenziale sfida decisiva ad Istanbul proprio con gli uomini di Blatt, che ricevono il Galatasaray prima di far visita al Bamberg. Tre successi necessari al Darussafaka per agguantare quella quota 16 W che vorrà dire PO solo se la Stella non ne vincerà due: ecco perché domani sera in Catalunya, Jenkins e soci giocheranno la gara che vale una stagione.

Le posizioni dalla quarta alla settima paiono riservate a Fenerbahce, Baskonia, Panathinaikos ed Efes, con la sola squadra di Perasovic non ancora qualificata e comunque proprietaria del proprio destino in virtù di tanti scontri diretti favorevoli (sotto solo col Pana, con cui comunque è 1-1). Impossibile fare calcoli ora, certamente chi emerge come il vero sconfitto di questa prima fase è Obradovic. Vero che ci sono stati diversi infortuni, vero che oggi la situazione è gravissima, con Sloukas ancora ai box per una settimana, Bogdanovic atteso per inizio aprile e Gigi Datome fuori almeno sino ai Playoff, tuttavia 10 sconfitte con all’orizzonte il derby esterno con l’Efes e la trasferta di Madrid, prima di ricevere il Barça, sono veramente troppe per uno squadrone tale. Difficile pensare che il solo lungo stop di Bogdanovic, tra novembre e dicembre, possa aver tolto efficacia al sistema turco così in profondità. Troppi alti e bassi ed ora, in emergenza, un Playoff da preparare con l’incognita di un possibile fattore campo avverso ed il serio rischio di doverlo giocare contro una delle leader. Lo segnalammo già a novembre, resta un dubbio che non si risolve, almeno per ora: l’intensità richiesta sui 40 minuti da Obradovic, senza interruzione alcuna, si accoppia felicemente con una stagione quale quella dai ritmi attuali, inoltre giocando un campionato in cui vi sono almeno 7 squadre di ottimo livello? Appunto, il dubbio resta, ma stiamo parlando del miglior coach del millennio, forse della storia europea: nessuno meglio di lui in grado di smentirci in un amen.

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