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I Playoff, la classifica e le crisi: cronache di ordinaria follia in Eurolega

Allora, il CSKA domina e non può perderne più di due o tre. Ah no, ne perde 5 in sette giornate ed è secondo, pari a quell’Olympiacos che aveva poche chance di giocarsela perché i suoi leader sono un po’ logori. Appunto, 16-6 ad un gradino dal 17-5 madrileno. Il Fenerbahce ha cambiato poco, è la più solida ed ha imparato la lezione degli ultimi due anni: come fa a non dominare e guidare il gruppo? Anche qui tanti saluti, basta un guaio prolungato a Bogdanovic (ma non è solo questo) e ci sono già 8 sconfitte, una in meno del Panathinaikos e due in meno di Stella Rossa e Baskonia. Cosa? Serbi e baschi? Quelli che tutti davano (davamo…) tra le ultime? Radonjic ha messo sotto Real, CSKA e Fenerbahce, due delle tre anche nettamente? Il Bamberg sarà certamente la rivelazione, Trinchieri è un ottimo coach e la sua squadra, già ad un passo dai Playoff lo scorso aprile, farà quel salto di qualità che vorrà dire postseason. Oh santo cielo, guarda in basso e chi ci trovi? Brose, con una sola W più di Milano, quella che aveva fatto uno dei migliori mercati e che legittimamente i più candidavano ad andare avanti. E che oggi è ultima, pari a Galatasaray ed Unics (almeno qui ci siamo). Vuoi dirmi che i tre acquisti milanesi più gettonati, cioè Dragic, Raduljica ed Hickman non stanno in testa a tutte le classifiche di ruolo? Ma no, dai… Eh sì, l’unico podio in cui sono immancabilmente è quello delle feroci critiche, figlie di prove assai deficitarie e ripetute. Beh, consoliamoci col Barça, che non si sarà rafforzato molto ma è sempre il Barça e quindi la sua casa sono i Playoff. Poi è arrivato Bartzokas, una certezza, ancor di più dopo Kuban. Ma guarda un po’, non è così. “Panoladas” a ripetizione al Plau Blaugrana e fondo della classifica sempre più vicino.

Svegliatemi e ditemi che ora si passa alla realtà. No, è tutto vero. Ma perché?

Proviamoci… Dieci cose dieci che non ci possono garantire alcuna certezza su quel che accadrà di qui a fine stagione.

  1. Format nuovo e sconosciuto. Nessuno aveva mai giocato a questi ritmi. Impossibile sapere chi avrebbe interpretato questa novità al meglio.
  2. Calendario ed infortuni. Una marea sinora ed alcuni molto pesanti (vedi Barcellona e vedi Bogdanovic). Le perfette macchine fisiche di questi campioni stanno correndo su un circuito nuovissimo: prima di conoscerne tutte le curve  il percorso è ancora lungo.
  3. Coaching. Chi dei tanti grandi allenatori di Eurolega aveva mai sperimentato la vicinanza di sfide così intense per più del periodo di Playoff? Nessuno, solo Blatt ha fatto l’NBA, ma l’intensità è ben diversa. La richiesta di sforzo mentale e fisico dalla panca ha trovato grandi difficoltà, anche per fenomeni del pino come Obradovic.
  4. Viaggi. Lunghi, frequenti e logoranti. Lo scoglio principale per un rendimento costante ad alto livello.
  5. Pressione mediatica. Una grande sfida ogni tre settimane è una cosa, una ogni due giorni è diversa. Non è ancora chiaro a tutti, soprattutto a chi giudica e critica.
  6. Importanza data ai  tornei nazionali. Mille sorprese in patria, rovesci imprevisti. Chiarissimo che si sia data la priorità all’Europa, perfino quando i sogni Playoff stanno svanendo. Questo oggi è il futuro. A maggio sarà diverso. Ma questo resta il futuro.
  7. Sovraesposizione tecnica delle squadre. Ancor di più, oggi puoi sapere tutto di tutti, perché ogni 48 ore vedi cosa fa chi e come lo fa. Scacchiere tattico di altissimo coefficiente di difficoltà.
  8. Roster lunghi o presunti lunghi. Scelte difficili. Entrare nella mentalità NBA dando spazio a tutti. Se non lo fai rischi di saltare. Ma chi lo sa fare veramente?
  9. Impatto dei tornei nazionali. Turchia e Spagna sono campionati di alto livello. Gli altri no. E quelli coinvolgono sette squadre di Eurolega. Meriti maggiori per chi emerge da lì, male gli altri se non sfruttano il vantaggio.
  10. Attacco e difesa. Si vince sempre con la seconda, ma se non hai un attacco fluido che toglie pressione, tanto avanti non vai. A meno che tu non sia Radonjic, che però fa un campionato poco stressante in patria.

In fondo è la magia di una novità splendida. Importantissimo che ogni dato ed esperienza che derivi da questa stagione sia la base su cui costruire il futuro, dal mercato agli staff, con grande accento su questi ultimi, preparatori e dottori su tutto. Ed allora domani sarà un altro giorno e da settembre sarà un po’ più semplice capirci qualcosa.

 

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