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Real Madrid vs Darussafaka #2 : la tempesta dopo la quiete. Nel nome di Brad Wanamaker.

Era tutto troppo tranquillo, era tutto troppo scontato, con le quattro favorite a far la voce grossa ed in controllo. Era tutto quasi scontato per la Final 4 di Istanbul, fino a ieri. Possibile e probabile che sia così comunque, con Real, CSKA, Olympiacos e Fenerbahce a confermare i pronostici di inizio stagione, ma da ieri la strada è più complessa per qualcuno, a partire dal Real Madrid, che ha trovato sulla sua strada un Darussafaka in reale formato Blatt, un sognatore del gioco che non conosce il significato di sfavorito.

Brad Wanamaker è finora l’indiscusso MVP di questa serie. 37’55” in campo in gara 1, 3/8 da due, 3/6 da tre, 6/6 ai liberi. 35’13” in gara 2 con 5/10 da due, 2/6 da tre e 5/5 dalla lunetta. Non è nulla in confronto alla leadership mostrata per tutta la durata di entrambi i confronti. Che fosse buono lo si era capito quando mise alle corde Milano nei Playoff italiani 2014, che fosse così forte non lo si poteva francamente pensare, se non probabilmente conoscendone l’etica lavorativa e la voglia di arrivare. Ma queste cose le sanno gli scout veri, quelli che non chiamano gli agenti e leggono solo i tabelloni, ma quelli che analizzano la persona, la sua storia, la sua indole più profonda. Che ci sia lo zampino di Andrea Trinchieri prima e di David Blatt poi è pressoché certo. Date le chiavi dello spogliatoio a quest’uomo, lo renderà vincente.

Pablo Laso ed il suo Real si sono salvati nel primo episodio ma non sono riusciti a farlo nel secondo. Il ruolo di favoriti ed i molti pronostici che dicevano 3-0 senza storia hanno probabilmente dato vita ad un po’ di supponenza e leggerezza nell’affrontare una squadra che si pensava di poter battere facilmente, senza uscire dal proprio abituale territorio di caccia. Il punteggio alto, tanto amato dai “blancos”, si è fermato poco prima del traguardo perché gli avversari hanno difeso eccome. Che a 90 fosse una serie targata  Real era scontato,  che l’asticella alzata in termini difensivi dai turchi abbassasse lo score non era così prevedibile. Qui sta il capolavoro Darussafaka: “game plan” chiaro, per 80 minuti. Ed ora è 1-1.

Ante Zizic è un centro classico, per questo forse poco considerato ad altissimi livelli in Europa. Poi arrivano i Celtics ed è un’altra storia. Sa giocare a pallacanestro, e non vi erano dubbi, soprattutto se a dirtelo, in tempi non sospetti (2015), è un favoloso conoscitore del gioco e dei suoi interpreti come Dino Repesa. Se il suo tabellino è pulito alla voce tiri dall’arco, beh, la cosa può far storcere il naso ai filosofi del gioco moderno, ma questo lascia il tempo che trova. Il suo inserimento nel sistema di Blatt è stato complicato, un’addizione che sembrò a tratti voler dire snaturare alcune logiche tecniche, ma ieri, nel momento più importante della stagione, ha urlato al mondo che ci sono tanti modi di giocare a pallacanestro, ma farlo bene è quello migliore. Che quelle ginocchia, tanto tormentate a livello giovanile, tengano: ne godremo tutti, ringraziando sentitamente lo staff  del Cibona che ci ha dedicato anima e corpo.

I numeri, talvolta bugiardi, talvolta crudeli nel proprio realismo. 73 a 66 a rimbalzo globale per i turchi: chi l’avrebbe mai detto? Il Real vince la prima tirando 8/15 dall’arco e perde la seconda con 9/30: non sono le percentuali, perché i tiri entrano ed escono e non possono essere il vero termine di giudizio, quanto il numero e la qualità di quegli stessi tiri. 45 conclusioni da tre sono tante, troppe. La presunta unidimensionalità perimetrale della squadra di Blatt ne ha prodotti lo stesso numero, ma la vittoria è arrivata quando ne sono stati scoccati solo 20, contro i 47 da due. Il Real ha vinto quando il rapporto è stato 15 (da tre) contro 41 (da due). Altri chiari segnali di pallacanestro, vera. Non sono le solite stupide crociate contro il tiro dall’arco ed il pick and roll, ma la chiara dimostrazione di come queste soluzioni, abituali nei tempi moderni, debbano essere strutturali di un sistema e non fini a se stesse. Perché veder giocare dei 2vs2 o dei 3vs3 non è pallacanestro. Mai.

La serie si sposta ad Istanbul con molte meno certezze di quel che si credeva. Ora è sfida aperta Laso vs Blatt. Ed il primo deve decidere cosa fare da grande con Sergio Llull in questo Playoff. Che sia un campione straordinario è fuori di dubbio e non sarà una gara od una serie di a cambiare il giudizio, tuttavia è chiarissimo come il suo talento, di molto sopra la media, diventi devastante a livello di squadra quando l’80% delle sue giocate vanno nella direzione del coinvolgimento dei compagni, che possono beneficiare del pressoché continuo vantaggio creato dal nativo di Mahon. Il 20% deve essere la ciliegina, facilmente tramutantesi in “ciliegiona”, che pone il Real un passo avanti a tutti. Se quella percentuale cambia in senso individuale, ne nasce una sorta di “osservatorio madrileno” in attesa che il 23 risolva tutto, il che può funzionare una volta, ma non ti porta lontano nei Playoff. Senza alcun dubbio il Real resta favorito, e non di poco, ma se c’è un qualcuno che non vorresti mai e poi mai trovarti di fronte in una situazione decisiva, questi ha un nome ed un cognome: David Blatt. Che finora, sul pino, la sta dominando, con una scelta chiara: mi batta Llull, ma gli altri li lascio a guardare.

 

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