E’ festa Real ! Celebrato JC Carroll, dominato il Baskonia

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Real in pieno controllo nella serie di semifinale contro il Baskonia. Ma oggi, al Wizink Center, è stato il grande giorno di un campione che è nella storia del club.

2-0. Netto e dominante sinora, che lascia spazio a poca fantasia per il proseguimento della serie.

Dopo il 94-84 di giovedì sera arriva un 83-71 che vede i “blancos” con la semifinale saldamente in pugno: se non cambieranno tante, forse troppe cose, martedì sera il discorso potrebbe chiudersi.

Clamorosa differenza quella vista nei primi due episodi soprattutto a livello fisico. Madrid impone la sua stazza e la sua pazienza nel cercare la soluzione migliore, Vitoria non riesce ad innescare quel ritmo offensivo che sarebbe l’unica possibilità per stare in partita.

A rimbalzo, ironia statistica, si termina solo 42 a 38, ma nei momenti chiave è tutto chiarissimo. Ad un certo punto, nel primo tempo, le carambole offensive madrilene sono più dei rimbalzi totali ospiti. Non serve aggiungere altro.

In campo c’è un fenomeno di tecnica e lettura delle situazioni che risponde al nome di Rudy (Fernandez). Straordinario ciò che riesce a tirare fuori da ogni situazione nel momento in cui gli viene richiesto anche un supplemento di creatività viste le assenze di tutto il reparto playmaker (Alocen, Williams-Goss, Llull, Abalde): dategli mezzo metro od una frazione di secondo e la scelta migliore arriverà senza alcun dubbio.

A questo proposito si è visto in campo per 3’04” anche Thomas Heurtel ma le idee di Laso sono ormai chiarissime: Juan Nunez ne gioca oltre 11′.

Walter Tavares coi suoi 15+8 è determinante e dimostra di sapersi muovere sempre meglio alla ricerca del momento incui diventare una minaccia offensiva. Dietro ormai lo sanno anche i muri di tutte le arene d’Europa cosa rappresenti.

Laso a fine gara dirà che ha seri dubbi sull’eventuale rientro per gara 3 di Sergi e di Abalde, mentre si sa bene che per NWG ed Alocen la stagione sia finita.

Baskonia? Durissima lezione, un senso di impotenza diffuso in cui non sono tanto i numeri quanto le esitazioni a marcare una profonda differenza in negativo.

Marinkovic ci prova ed è forse l’unica notizia decente, mentre tutti gli altri restano al palo forse ancor più mentalmente che tecnicamente. E proprio da quella debolezza derivano le esitazioni che non ti puoi permettere quando stai giocando contro un’avversaria più forte.

Cosa può cambiare in 72 ore? L’unica chance basca si chiama ritmo di entrata nei giochi: un po’ di contropiede ed una transizione offensiva molto più rapida, prendendosi senza pensarci ciò che la gara offre.

Il Wizink Center celebra JC Carroll, una delle sue (tante) leggende di questo ultimo decennio indimenticabile. 20 titoli, comprese l’Eurologa del 2015 e del 2018, ed un’eredità unica. Nessuno a queste latitudini con quel rilascio, nessuno con la capacità di arrestarsi su una monetina e di guadagnare quella frazione di secondo che fa tutta la differenza del mondo.

JC è “madridismo puro”, lo sarà per sempre.

Intervistato a fine gara su quale momento ricordi con maggior affetto risponde senza pensarci troppo: «Quel minuto mezzo in finale di Eurolega 2015, proprio qui a Madrid. Tre triple…». Noi ne avremmo altre decine indimenticabili…

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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