Infortuni, poche settimane di preparazione ed è già un incubo

alberto marzagalia
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Infortuni che si prendono un ruolo da protagonisti quando la prima palla a due europea, e di molto campionati, deve ancora esser alzata.

Valencia-Barcellona

Passiamo ore ed ore a studiare le squadre, mettiamo partite di preseason sotto la lente di ingrandimento per cercare di capire cosa sarà di questo o quel club, di valutare determinati rapporti di forza… Poi basta una caviglia, un ginocchio, un adesivo sul parquet e tutto sembra diventare quasi inutile.

Gli infortuni sono parte del gioco da sempre, non è un segreto e nemmeno una novità, tuttavia il ritmo che hanno assunto nelle ultime stagioni è diventato pressoché insostenibile, da questa parte come dall’altra dell’oceano.

Limitandoci a ciò che accade nel mondo di Eurolega, la scorsa stagione ha visto Real e Cska massacrati come non mai dalle assenze, di lunga portata come quelle di Randolph e Milutinov, così come da tante di medio-lunga durata, vedi i casi di Clyburn, Hackett, Shengelia, Llull, Causeur, Rudy etc. I Playoff hanno registrato un’assenza fondamentale come quella di Jan Vesely, che tanto avrebbe cambiato in un sistema che andava a mille con lui presente. Ma gli esempi sarebbe decine e decine.

Nell’anno precedente, dopo sole quattro gare, l’MVP di Vitoria Will Clyburn ha salutato la stagione, privando i suoi della punta di diamante. Così come ad esempio, in forma differente, accadde per l’Olimpia di Simone Pianigiani, Nemanja Nedovic sostanzialmente per l’intero anno dopo una primissima parte di gare eccellente.

Tutto ciò si accompagna ad una serie di stop muscolari arrivati più o meno ovunque che hanno limitato rotazioni e rendimento di squadre impegnate sul complicatissimo doppio fronte di Eurolega e tornei nazionali.

Il 2021/22, se possibile, rischia di diventare l’anno record in questo senso.

La prima palla a due deve ancora essere alzata, a livello europeo come nella maggior parte dei campionati, ed il conteggio degli stop, anche lunghissimi, è già esterno.

A Barcellona si è operato al ginocchio Alex Abrines: 4 mesi l’assenza minima, 2021 finito. Sertac Sanli è appena rientrato in Liga dopo l’infortunio di inizio settembre.

Supercoppa VTB

In casa Zenit ad inizio settimana abbiamo avuto la conferma della gravità della lesione al legamento della caviglia per Shabazz Napier, uno dei più attesi in Eurolega e VTB. Quasi beffardo che quella caviglia si si agitata al primo possesso offensivo della gara, nella finale di Supercoppa VTB. Non è necessario ricorrere alla chirurgia ma i tempi di recupero non sono al momento noti: certamente non sarà questione breve.

L’Alba Berlino, dopo una settimana di preparazione, ha dovuto fare i conti con il contemporaneo stop di tutti i suoi lunghi. Christ Komadje, Kresimir Nikic, Ben Lammers e Johannes Thiemann si sono fermati ed è stato comunicato che si tratta di problemi di non immediata risoluzione tra caviglie varie. Ad oggi si è rivisto in campo solo Lammers nello sfortunato esordio in Easy Credit BBL.

L’Asvel ha confermato ieri che Raymar Morgan, nuovo arrivato nel reparto lunghi, sarà ai box sino ad almeno metà ottobre per via di persistenti dolori alla schiena.

Troy Daniels, tiratore attesissimo nel mosaico milanese di Ettore Messina, ha subito un problema muscolare che lo terrà lontano dal parquet almeno tre settimane, quando verrà rivalutato. presumibile che quella rivalutazione porti ad una normalissima prudenza allungando eventualmente l’assenza.

Sempre in casa Olimpia, non va trascurato il periodo di recupero che stanno vivendo ancora Malcolm Delaney e Gigi Datome, alle prese con la ricerca della miglior condizione dopo quanto accaduto nella scorsa stagione.

Il Real è sempre alle prese con le persistenti assenze di Anthony Randolph e Troy Thompkins, i cui problemi hanno le radici nella scorsa stagione, mentre Alberto Abalde, il cui rientro dovrebbe avvicinarsi, è fermo da qualche settimana per un problema occorso in fase di preparazione.

Alle porte dell’Eurolega, in casa Virtus Bologna, è arrivata la grave lesione per Ekpe Udoh, atteso ad uno stop all’incirca semestrale.

Il tutto in un contesto COVID che ha duramente colpito il Maccabi, impossibilitato a svolgere la pressoché totalità della preparazione per almeno 5 casi di positività, ed ultimamente non ha risparmiato il Bayern, costretto a rinunciare al torneo di Bayreuth la scorsa settimana per un imprecisato numero di contagi. Ma in questo caso, chiaramente, non si può parlare di infortuni ed è sbagliatissimo definirli problemi tali.

In passato abbiamo avuto modo di confrontarci con alcuni protagonisti del gioco ottenendo risposte che andavano nella direzione di almeno due problemi principali: l’incidenza delle tante gare e, soprattutto a detta dei preparatori, dei viaggi e delle condizioni degli stessi, terribili per impatto sulla stanchezza sia fisica che mentale.

Inoltre, di recente, abbiamo approfondito la discussione anche in relazione a quanto accade in NBA, non troppo differente. Interessante l’opinione che sostiene e come il gioco di oggi abbia un’intensità fisica talmente superiore a quello di una volta tale da creare inevitabilmente tutte queste problematiche.

E’ ovvio come si debba distinguere la natura degli infortuni. Quelli da contatto hanno radici differenti da quelli che possono occorrere a causa di guai muscolari, così come si deve distinguere tra allenamento e gara, tuttavia riteniamo che il fattore mentale abbia un peso di un certo tipo su tutti. Può infatti accadere che la scarsa lucidità in determinati frangenti abbia derivazione da certi momenti della stagione (carichi di lavoro intensi , gare ripetute nell’arco di poche ore) e diventi almeno concausa di quanto accade a livello fisico.

Personalmente si ritiene abbastanza inutile puntare il dito verso questa o quella componente del gioco, ma è ovvio come sia il momento di porsi delle domande, a cui necessariamente si debbono dare delle risposte. E queste toccano inevitabilmente a tutti.

I calendari così intensi, si dice, sono necessari per i contratti televisivi e di sponsorizzazione: bene, ma è migliore lo spettacolo offerto senza tanti protagonisti o lo sarebbe in caso di un minor numero di gare con le squadre più competitive perché maggiorente al completo?

L’adeguamento dei vari staff di preparatori etc ai nuovi ritmi di impegni è stato al passo con quei nuovi tempi?

Gli allenatori sono disposti ad accettare qualche sconfitta “dovuta” per non caricare di pressione fisica e mentale i propri miglior interpreti?

Sono solo alcuni dei quesiti che andrebbero valutati. Poi è chiaro che se al primo possesso di una gara, dopo 30 secondi, si gira una caviglia che causa uno stop lunghissimo, forse è meglio rivolgersi al caso. Magari chiamandolo destino o come si preferisce.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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