Eurodevotion Weekly: Eurolega folle con qualche certezza e tante delusioni

alberto marzagalia
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Eurodevotion Weekly concentra i 10 flash settimanali su quanto emerge da un girone di andata abbastanza indecifrabile, in cui ogni volta che si è dato per scontato qualcosa si è stati (quasi) regolarmente smentiti. Forse è semplicemente il normalissimo frutto di una stagione con troppe stranezze, dal pubblico che non c’è ai viaggi, dalle assenze per COVID al lungo stop che incide parecchio.

  • Achille Polonara è la nuova certezza azzurra in una stagione di dubbi. Crescita esponenziale che si esprime in 10,2 punti, 6,3 rimbalzi, 1,5 stoppate con il 54,5 da due ed il 38,3% da tre.
  • Il Khimki, ormai al crollo più totale, rischia di diventare un fattore decisivo per alcune posizioni. Sinora ci hanno perso solo Stella Rossa e Zenit: se la prima non inciderà nella corsa Playoff, la sconfitta dei russi potrebbe pesare. Chi lascerà punti contro Shved e compagni rischia grosso.
  • Mini crisi Barcellona? No, crisi. Dopo l’inizio dominante (8/1), una serie di gare veramente brutte che hanno portato a ben 5 sconfitte in 8 impegni. Ora serve Jasi: il primo confronto con una situazione difficile in un club dalle grandi aspettative è un banco di prova durissimo. Pesic, dopo 17 gare, era 13/4.
  • Marko Guduric è il classico giocatore in grado di cambiare una squadra. Se esistono quelli che fanno rendere gli altri, il nativo di Priboj è uno di loro. Kokoskov, ora, ha la sua guida in campo.
  • Dopo 17 partite mancano all’appello dell’eccellenza Larkin, De Colo, Micic, Sloukas, Calathes e, perchè no, anche Wilbekin. Tutta gente che doveva essere in corsa per l’MVP, tutta gente ben al di sotto delle attese. OK, gli infortuni hanno inciso, ma la delusione sinora è grande.
  • Il primo esonero in panchina è quello di Sasa Obradovic ed è figlio di divergenze gestionali. Abbastanza incomprensibile. Il Khimki pensa di continuare in questo modo, invece?
  • Come in tutte le stagioni precedenti della nuova era, la differenza per decidere posizione importanti della classifica la fanno i punti lasciati contro le ultime. Gli scontri diretti? Importanti, ma incidono molto meno e danno verdetti molto più equilibrati.
  • Tecnicamente molte gare hanno deluso e solo poche hanno entusiasmato. Chi sosteneva che dopo sette mesi in cui permettere ai giocatori di lavorare sul proprio corpo avrebbe dato vita alla miglior stagione di sempre diceva una fesseria clamorosa. Ora serve un gran lavoro da parte dei Coach.
  • La questione MVP sinora è faccenda interna al Cska, tra Mike James e Nikola Milutinov, con il recente inserimento di Walter Tavares. Poi tanti aspiranti inattesi, con Wade Baldwin e Marius Grigonis su tutti. Il “most improved”? Shavon Shields ha tante cose da dire.
  • Coach of the Year? Rivolgersi a Martin Schiller, Andrea Trinchieri e Xavi Pascual. Certamente senza dimenticare Dimitris Itoudis e Pablo Laso, che allenano certamente delle corazzate, ma hanno affrontato problemi serissimi in maniera eccezionale.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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